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Vi spiego perchè Gigi Proietti lascia un vuoto immenso

02/11/2020  Il suo segreto e la sua forza era la contaminazione dei generi. Nel suo corpo di attore, nella sua voce duttile, si fondevano più generi di spettacolo, dai più alti e colti ai più popolari.

di Fabio Colagrande

Da giornalista appassionato di cinema, cultura, spettacolo e musica, fan da sempre di Proietti e, non ultimo, romano de Roma, vorrei spiegare perchè Gigi in tutti noi lascia un vuoto immenso. Luigi, in arte Gigi, Proietti, aveva un talento attoriale assolutamente unico che gli ha permesso di attraversare la seconda parte del '900 italiano e di sconfinare nel secolo successivo, impersonando, sempre da protagonista, le diverse fasi storiche dello spettacolo italiano, lungo una parabola che sono tentato di definire decadente. Il piano-bar, il teatro impegnato d'avanguardia, la commedia musicale, gli "One man show", il teatro drammatico, il varietà televisivo, la canzone romana, il cinema comico, la fiction televisiva, i cinepanettoni, la giuria dei talent-show. Ma la particolarità che rende unico Gigi Proietti era la sua capacità di "contaminare" tutti questi generi.

Capacità che è infatti alla base dello spettacolo che lo ha fatto entrare per sempre nella storia del teatro italiano "A me gli occhi please", costruito sul continuo, affabulatorio, alternarsi di stili e generi. Gigi passava dall'uno all'altro con la leggerezza propria solo dei grandi talenti e portandosi sempre appresso tutto il repertorio. Era nello stesso istante intenso, drammatico, ironico e comico. Sfotteva il fine dicitore facendoti vedere che lui era il fine dicitore. Storpiava irresistibilmente Jacque Brel lasciandoti intendere che avrebbe saputo cantarlo seriamente. Rifaceva la macchietta di Gastone senza essere farsesco ma con l'elegante malinconia futurista del suo autore. Recitava il Lonfio di Fosco Maraini con una tecnica degna della Divina Commedia. Cantava Er Barcarolo facendoti venire i brividi. Nel suo corpo di attore, nella sua voce duttile, si fondevano più generi di spettacolo, dai più alti e colti ai più popolari. A volte sfiorava quasi il manierismo per questa sua capacità trasformistica. Ha saputo riassumere in una vita e in un unico corpo di attore 80 anni di storia dello spettacolo. Insomma, quando c'era in scena lui c'erano in scena Petrolini, Gassman, Eduardo, Rascel, Gabriella Ferri, Enrico Montesano, Renzo Arbore, il trio Marchesini-Solenghi-Lopez ... Per questo lascia un vuoto immenso.

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