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sabato 15 giugno 2024
 
via crucis
 

Un grido di pace dagli angoli feriti del mondo

07/04/2023  Le meditazioni, ascoltate direttamente dal Papa nei suoi viaggi o in altre occasioni, descrivono la terza guerra modniale a pezzi, ma anche l'impegno che, superando odio e dolore, vuole costruire un mondo nuovo. Insieme, sotto la croce, anche un ragazzo ucraino e uno russo

Testimonianze da tutte le guerre. La via Crucis di quest’anno, cui papa Francesco assiste da Casa Santa Marta a causa del calo delle temperature che sconsigliano la presenza al Colosseo dopo il ricovero della scorsa settimana, è una lunga preghiera per la pace. «Abbiamo bisogno di sentirci ripetere quelle parole con cui, una volta risorto, per tre volte hai rinfrancato i cuori dei discepoli: “Pace a voi”», viene detto nell’introduzione alle stazioni. E poi l’invocazione a «Gesù, che per noi abbracci la croce» perché guardi «la nostra terra assetata di pace, mentre il sangue dei tuoi fratelli e delle tue sorelle continua a essere versato e le lacrime di tante madri che perdono i figli in guerra si mischiano a quelle della tua santa Madre. Anche tu, Signore, hai pianto su Gerusalemme perché non aveva riconosciuto la via della pace».

Questo viaggio doloroso nella terza guerra mondiale a pezzi parte da Gerusalemme e mette in fila, nelle 14 stazioni, le testimonianze dirette che il Papa ha ascoltato nei suoi viaggi o in altre occasioni. A portare la croce uomini e donne rappresentativi delle aree geografiche per cui si legge la meditazione.

«La pace, che tutti desideriamo, non nasce da sé, ma attende una nostra decisione. Allora come oggi siamo continuamente chiamati a scegliere tra Barabba o Gesù: la ribellione o la mansuetudine, le armi o la testimonianza, il potere umano o la forza silenziosa del piccolo seme, il potere del mondo o quello dello Spirito. In Terra Santa sembra che la nostra scelta ricada sempre su Barabba. La violenza sembra essere il nostro unico linguaggio. Il motore delle reciproche ritorsioni è continuamente alimentato dal proprio dolore, che diventa spesso l’unico criterio di giudizio. Giustizia e perdono non riescono a parlarsi. Viviamo insieme, senza riconoscerci l’un l’altro, rifiutando l’uno l’esistenza dell’altro, condannandoci a vicenda, in un circolo vizioso senza fine e sempre più violento. E in questo contesto carico di odio e rancore, siamo anche noi chiamati a esprimere un giudizio e a prendere la nostra decisione. E non possiamo farlo senza guardare a quel condannato a morte silenzioso, perdente, ma sul quale è ricaduta la nostra scelta, Gesù. Cristo ci invita a non usare il metro di Pilato e della folla, ma a riconoscere la sofferenza dell’altro, a mettere in dialogo giustizia e perdono, e a desiderare la salvezza per tutti, anche per i ladroni, anche per Barabba».

 

Dall’Africa occidentale arriva la storia di un migrante che comincia la sua Via Crucis sei anni fa quando lascia la sua città, attraversa il deserto e arriva in Libia. Storie di torture e atrocità fino al viaggio nel Mediterraneo e il salvataggio in cui non sperava più.

E ancora le meditazioni dal sud America e dal centro America, una madre devastata, con la sua bambina, da un ordigno piazzato dai guerriglieri, le voci di pace di tre migranti provenienti da Africa, Sud dell’Asia e Medio Oriente, di un sacerdote religioso della Penisola Balcanica che ricorda «quando arrivò la guerra: degli agenti armati entrarono in casa parrocchiale e mi portarono in un campo dove trascorsi quattro mesi. Furono terribili: privi delle minime condizioni igieniche, pativamo fame e sete, senza poterci lavare e rasare; venivamo maltrattati fisicamente, picchiati e torturati con vari oggetti. Mi portavano fuori, anche cinque volte al giorno, soprattutto di notte, chiamandomi parroco e colpendomi. Mi ruppero, tra l’altro, tre costole e mi minacciarono di strapparmi le unghie, di mettermi sale sulle ferite, di scorticarmi vivo. Una volta fu talmente difficile resistere che pregai la guardia di uccidermi, convinto com’ero che l’avrebbero fatto lo stesso. La guardia mi rispose: “Non morirai così facilmente, per te riceveremo in cambio 150 dei nostri”. Quelle parole ridestarono in me la speranza di sopravvivere. Ma non sarei stato in grado di sopportare tutto quel male da solo, senza Dio: la preghiera, ripetuta nel cuore, fece meraviglie. E la Provvidenza arrivò, sotto forma di aiuti e di cibo, tramite una donna musulmana, Fatima, che riuscì a raggiungermi facendosi largo in mezzo all’odio. Fu per me come la Veronica per Gesù. Ora, fino alla fine dei miei giorni, testimonio gli orrori della guerra e grido: Mai più la guerra!».,

E ancora la voce di due adolescenti dell’Africa Settentrionale, quella dal Sud Est asiatico, dall'Africa centrale e da quella australe. Ci sono tutte le zone del mondo dove sono in corso i conflitti. Si parla di narcotraffico, di conflitti, di odio, di sequestri e rapine, ma anche della grande sete di pace e «del coraggio dell’impegno» per costruirla ogni giorno.

Nella decima stazione un giovane ucraino racconta: «L'anno scorso, papà e mamma hanno preso me e mio fratello più piccolo per portarci in Italia, dove nostra nonna lavora da più di vent'anni. Siamo partiti da Mariupol durante la notte. Alla frontiera i soldati hanno bloccato mio padre e gli hanno detto che doveva rimanere in Ucraina a combattere. Noi abbiamo continuato in pullman per altri due giorni. Arrivati in Italia io ero triste. Mi sono sentito spogliato di tutto: completamente nudo. Non conoscevo la lingua e non avevo nessun amico. La nonna si sforzava per farmi sentire fortunato ma io non facevo altro che dire di voler tornare a casa. Alla fine la mia famiglia ha deciso di rientrare in Ucraina. Qui la situazione continua ad essere difficile, c'è guerra da tutte le parti, la città è distrutta. Ma nel cuore mi è rimasta quella certezza di cui mi parlava la nonna quando piangevo: 'Vedrai passerà tutto. E con l'aiuto del buon Dio tornerà la pace''». Accanto a lui un ragazzo russo che mentre parla della sua nazionalità dice di sentire «quasi un senso di colpa, ma al tempo stesso non capisco perché e mi sento male due volte. Spogliato della felicità e di sogni per il futuro. Sono due anni che vedo piangere la nonna e la mamma. Una lettera ci ha comunicato che mio fratello più grande è morto, me lo ricordo ancora nel giorno del suo 18° compleanno, sorridente e brillante come il sole, e tutto questo solo qualche settimana prima di partire per un lungo viaggio. Tutti ci dicevano che dovevamo essere orgogliosi, ma a casa c'era solo tanta sofferenza e tristezza. La stessa cosa è successa anche per papà e nonno, anche loro sono partiti e non sappiamo più nulla. Qualche mio compagno di scuola, con tanta paura, mi ha detto all'orecchio che c'è la guerra. Tornato a casa ho scritto una preghiera: Gesù, per favore, fa' che ci sia la pace in tutto il mondo e che tutti possiamo essere fratelli».

Una via dolorosa in cui, a ogni ingiustizia, a ogni sopruso, a ogni violenza, si risponde con la richiesta di perdono, di amore, di pace, fino alla preghiera finale, “14 grazie”, che riportiamo integralmente:

 

Preghiera conclusiva (“14 grazie”)

Signore Gesù, Parola eterna del Padre, per noi ti sei fatto silenzio. E nel silenzio che ci guida al tuo sepolcro c’è ancora una parola che vogliamo dirti ripensando al cammino della Via crucis percorsa con te: grazie!

Grazie, Signore Gesù, per la mitezza che confonde la prepotenza.

Grazie, per il coraggio con cui hai abbracciato la croce.

Grazie, per la pace che sgorga dalle tue ferite.

Grazie, per averci donato come nostra Madre la tua santa Madre.

Grazie, per l’amore mostrato davanti al tradimento.

Grazie, per aver mutato le lacrime in sorriso.

Grazie, per aver amato tutti senza escludere nessuno.

Grazie, per la speranza che infondi nell’ora della prova.

Grazie, per la misericordia che risana le miserie.

Grazie, per esserti spogliato di tutto per arricchirci.

Grazie, per aver mutato la croce in albero di vita.

Grazie, per il perdono che hai offerto ai tuoi uccisori.

Grazie, per avere sconfitto la morte.

Grazie, Signore Gesù, per la luce che hai acceso nelle nostre notti e riconciliando ogni divisione ci ha reso tutti fratelli, figli dello stesso Padre che sta nei cieli

 

 

 

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