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mercoledì 23 giugno 2021
 
 

Il piano di Renzi per l'autunno

08/08/2014 

Mentre a palazzo Madama scoppiava un profluvio di abbracci al ministro Boschi, ecco Matteo Renzi annunciare la riforma del Senato in prima lettura con il solito tweet alato, simbolo di modernità e velocità: “Ci vorrà tempo, sarà difficile, ci saranno intoppi. Ma nessuno potrà più fermare il cambiamento iniziato oggi #italiariparte #lavoltabuona”. Per fortuna non ha aggiunto: #stateserenitaliani E ora? Ora Renzi può presentarsi alla prossima seduta del Consiglio europeo con in tasca una riforma. Dopo la batosta dell’Istat, vale a dire il calo del Pil dello 0,2 per cento che ci pone ufficialmente (unico caso in Europa) in recessione, è un po’ come presentarsi con un cesto di lattuga dopo una battuta di caccia. Sempre meglio che niente, ma un cacciatore va a caccia di pernici e lepri. Al Paese, fuor di metafora venatoria, in questo momento servono provvedimenti economici più che politici. Draghi da Francoforte ce lo dice a gran voce ed evoca poteri “esterni”. Non parliamo poi di Bruxelles e Strasburgo. Se l’aspettativa era più 0,6 e invece l’Istat registra meno 0,2 vuol dire che servono almeno sei miliardi in più. Dove prenderli? Non certo dalla riforma del Senato, a parte qualche lieve vantaggio proveniente dalla fine del bicameralismo (il processo legislativo si accorcia della metà nei tempi e con meno intoppi). Ma se in casa si rompe la caldaia, non serve rifare l’impianto elettrico, bisogna aggiustare la caldaia. O acquistarne una nuova.

 La questione naturalmente è molto complessa e non si può risolvere in una battuta. Renzi conosce bene le priorità del Paese: gliele spiegano tutti i giorni il ministro dell’Economia Padoan e il sottosegretario Delrio.  Nell’intervista che riportiamo, l’economista Stefano Zamagni spiega con grande chiarezza come mai “pié veloce” Renzi ha iniziato dalle riforme politiche prima ancora che da quelle economiche, dando vita all’ormai famigerato “patto del Nazareno”. “Mister 40,8 per cento” non dispone di una maggioranza solida, in grado di scontrarsi con Il Centrodestra di Berlusconi e Alfano, che sulle riforme economiche hanno spesso idee diametralmente opposte e conflitti di interessi difficilmente mediabili. QAnche se parla di “mille giorni” è molto probabile dunque che Renzi punti ad elezioni anticipate, una volta riformata la legge elettorale (l’Italicum), in modo da disporre di una maggioranza più ampia e più “renziana”. Nel frattempo si andrà avanti a vista, con qualche piccola riforma (come quella della pubblica amministrazione). Sperando che il previsto settembre “nero” sia un po’ meno “nero” del previsto.

 
 
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