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venerdì 03 dicembre 2021
 
IL PAPA AI GITANI
 

«Via i pregiudizi ma non date occasioni per parlare male di voi»

26/10/2015  Papa Francesco ha ricevuto in udienza circa 7 mila tra Rom, Sinti, Kalè, Manouchrs, Travellers, Romanichals, Gens de voyage e Sea Gipsy nel cinquantesimo anniversario dell’incontro di Paolo VI, a Concilio ancora aperto, con un gruppo di gitani nel campo di Pomezia.

Città del Vaticano, lunedì 26 ottobre 2015. Papa Francesco incontra circa 7 mila gitani. Foto Ansa.
Città del Vaticano, lunedì 26 ottobre 2015. Papa Francesco incontra circa 7 mila gitani. Foto Ansa.

Mai più tragedie come quelle che hanno visto bambini che «muoiono di freddo o tra le fiamme», ma anche mai più «falsità, truffe, imbrogli, liti»: è arrivato il tempo di costruire società e periferie «più umane». Papa Francesco ha ricevuto in udienza circa 7.000 gitani provenienti da una trentina di Paesi. Erano presenti delegazioni Rom, Sinti, Kalè, Manouchrs, Travellers, Romanichals, Gens de voyage e Sea Gipsy. Un pellegrinaggio mondiale in ricordo dello storico incontro avvenuto 50 anni fa, il 26 ottobre 1965, a Concilio ancora aperto, tra Paolo VI e i gitani nel campo di Pomezia: «Dovunque vi fermiate, voi siete considerati importuni ed estranei. Qui no; qui trovate qualcuno che vi vuole bene, vi stima, vi apprezza, vi assiste», disse allora Giovanni Battista Montini. Parole riprese oggi da Jorge Mario Bergoglio.

«Conosco le difficoltà del vostro popolo», ha affermao papa Francesco in un'udienza  carattterizzata da musiche, danze e colori. «Visitando alcune parrocchie romane, nelle periferie della città, ho avuto modo di sentire i vostri problemi, le vostre inquietudini, e ho constatato che interpellano non soltanto la Chiesa, ma anche le autorità locali. Ho potuto vedere le condizioni precarie in cui vivono molti di voi, dovute alla trascuratezza e alla mancanza di lavoro e dei necessari mezzi di sussistenza. Ciò contrasta col diritto di ogni persona ad una vita dignitosa, a un lavoro dignitoso, all’istruzione e all’assistenza sanitaria. L’ordine morale e quello sociale impongono che ogni essere umano possa godere dei diritti fondamentali e debba rispondere ai propri doveri. Su questa base è possibile costruire una convivenza pacifica, in cui le diverse culture e tradizioni custodiscono i rispettivi valori in atteggiamento non di chiusura e contrapposizione, ma di dialogo e integrazione. Non vogliamo più assistere a tragedie familiari in cui i bambini muoiono di freddo o tra le fiamme, o diventano oggetti in mano a persone depravate, i giovani e le donne sono coinvolti nel traffico di droga o di esseri umani. E questo perché spesso cadiamo nell’indifferenza e nell’incapacità di accettare costumi e modi di vita diversi da noi».

Città del Vaticano, lunedì 26 ottobre 2015. Papa Francesco incontra circa 7 mila gitani. Foto Ansa.
Città del Vaticano, lunedì 26 ottobre 2015. Papa Francesco incontra circa 7 mila gitani. Foto Ansa.

«Vorrei che per il vostro popolo si desse inizio ad una nuova storia. E' arrivato il tempo di sradicare pregiudizi secolari, preconcetti e reciproche diffidenze che spesso sono alla base della discriminazione, del razzismo e della xenofobia», ha aggiunto il Bergoglio. Che non  ha mancato di richiamare i gitani a essere bravi cristiani e bravi cittadini: «Esorto voi per primi, nelle città di oggi in cui si respira tanto individualismo, ad impegnarvi a costruire periferie più umane, legami di fraternità e condivisione; avete questa responsabilità, è anche compito vostro. E potete farlo se siete anzitutto buoni cristiani, evitando tutto ciò che non è degno di questo nome: falsità, truffe, imbrogli, liti. Cari amici, non date ai mezzi di comunicazione e all’opinione pubblica occasioni per parlare male di voi. Voi stessi siete i protagonisti del vostro presente e del vostro futuro. Come tutti i cittadini, potete contribuire al benessere e al progresso della società rispettandone le leggi, adempiendo ai vostri doveri e integrandovi anche attraverso l’emancipazione delle nuove generazioni. Vedo qui in Aula molti giovani e molti bambini: sono il futuro del vostro popolo ma anche della società in cui vivono. I bambini sono il vostro tesoro più prezioso. La vostra cultura oggi è in fase di mutazione, lo sviluppo tecnologico rende i vostri ragazzi sempre più consapevoli delle proprie potenzialità e della loro dignità, e loro stessi sentono la necessità di lavorare per la promozione umana personale e del vostro popolo. Questo esige che sia loro assicurata un’adeguata scolarizzazione. E questo dovete chiederlo: è un diritto!»




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Il Papa accoglie i Gitani in romanì: «O Del si tumentsa!», «il Signore sia con voi»
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