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martedì 21 maggio 2024
 
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Vince lo svedese The square. Ma la regina del Festival è Nicole Kidman

28/05/2017  Ci risiamo. Malgrado l’esperienza fatta in decine e decine di festival, ci si ritrova a chiedersi come mai abbiamo sbagliato pronostico. La Palma d’oro del 70° Festival di Cannes è andata infatti al film The square dello svedese Ruben Ostlund. Sorpresa in sala. Applausi di cortesia ed esultanza debordante, sul palco, dell’interessato. Legittima ma poco coinvolgente. Stessa impressione lasciataci dal suo film al quale, rileggendo gli appunti, avevamo attribuito un modesto “così così”

Parte bene, The square. La storia centrata sul giovane direttore di un museo d’arte contemporanea nelle peste tra i casini della vita privata (furto del portafoglio e soprattutto del telefonino, le due figlie di cui deve occuparsi da padre separato) e gli obblighi di un mestiere in cui pare andargli tutto per traverso (demenziali performance di artisti che non riesce a frenare, una giornalista mezza svitata che da lui forse vuole ben altro). Satira del mondo dell’arte ma anche quadro di una frustrazione e di un narcisismo collettivi. Monta per accumulazione questa commedia, ma poi il regista la tira troppo per le lunghe (142 minuti) afflosciandosi su una satira della borghesia e del “politically correct” che sa di già visto. Premio cervellotico.

 

A questo si aggiunga che il Grand Prix, ossia la medaglia d’argento del festival, è andato a 120 battiti al minuto, film del francese Robin Campillo con poche qualità e molti difetti, a partire dalla ridondanza di certe scene (la frenesia sessuale con cui i protagonisti esorcizzano la paura della morte, la musica troppo enfatica). Di converso c’è la sincerità quasi documentaristica con cui il regista racconta un tema che conosce: le lotte a cavallo degli anni Novanta degli attivisti parigini di Act Up per sensibilizzare opinione pubblica e politici sul dramma sottovalutato dell’Aids. Tema nobile, quello della “peste del secolo”, ma sottilmente ricattatorio. In ogni caso non sufficiente a far sopportare l’eccessiva lunghezza (140 minuti) di un film che sa ancora di già visto.

Il momento della premiazione del regista Ruben Ostlund , Palma d'Oro col film "The Square", insieme a Juliette Binoche e al presidente della giuria del Festival Pedro Almodovar.
Il momento della premiazione del regista Ruben Ostlund , Palma d'Oro col film "The Square", insieme a Juliette Binoche e al presidente della giuria del Festival Pedro Almodovar.

Avevamo minacciato di lasciare la sala del Grand Théatre Lumière per protesta. Se non lo abbiamo fatto è stato per la bella coreografia della cerimonia di chiusura, malgrado gli impacci di Monica Bellucci. Per l’atmosfera da super festa del cinema. E per il fascino assoluto di due protagoniste sul palco, membri entrambe della giuria presieduta da Almodòvar (con un compostissimo Paolo Sorrentino).

 

L’attrice americana Jessica Chastain, capelli lunghi rosso carota, non ha smentito il buon gusto per cui s’è fatta notare durante tutto il festival e ha azzeccato anche l’ultimo abito: lungo, fasciante, di seta cruda color panna con meraviglioso ricamo di traverso rosso fuoco (tipo rami di corallo) e sandali in tinta. Le ha fatto eco, quanto a eleganza, la collega cinese Fan Bingbing: capelli scuri e viso di porcellana messi in risalto da un lungo vestito in voile e trasparenze color lavanda. A ciò si aggiunga la verve spiritosa di Will Smith, che ha tenuto banco riparando le poche smagliature della serata. La più grave, l’assenza di Sofia Coppola premiata per la regìa di The beguiled – L’inganno. Strano per una come lei. Che non prevedesse premi? Oppure che si aspettasse di più? Comunque, un’assenza rumorosa.

Qui e in copertina: Nicole Kidman.
Qui e in copertina: Nicole Kidman.

E poi ci sono piaciuti tutti gli altri premi del Palmarès. Il Prix du Jury, la medaglia di bronzo, è andato a Loveless di Andrey Zvyagintsev: il crudo dramma familiare ambientato nella Russia di oggi che resta la nostra Palma d’oro del cuore. Il premio del miglior attore a Joaquin Phoenix, protagonista di You were never really here nei panni di un investigatore tenebroso che vuol salvare una ragazzina dalla prostituzione (novello Taxi driver).

 

Miglior attrice la brava Diane Kruger per In the fade del turco tedesco Fatih Akin, dramma sul tema della vendetta assai toccante in epoca di angosce terroristiche. Col premio ex-aequo della sceneggiatura dato al greco Yorgos Làntymos per il fantasy Messa a morte del cervo sacro e alla scozzese Lynne Ramsay per il thriller con Phoenix, potevamo dirci soddisfatti.

 

Ma ecco la sorpresa finale: per celebrare il festival Almodòvar e i giurati si sono inventati un Prix Special del 70° anniversario attribuito, in un’ovazione generale, a Nicole Kidman. Anche lei lontana ma almeno in collegamento video dalla sua casa di Nashville, Tennessee, per ringraziare felice e commossa.

A riprova che l’edizione di quest’anno è stata proprio la festa del cinema e che lei, oggi, ne è la regina.

 
 
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