logo san paolo
mercoledì 07 giugno 2023
 
Vita consacrata
 

Giuseppe, dal rugby al sacerdozio, storia di una vocazione

02/02/2023  Giuseppe Laganà, che il 2 febbraio 2023 compie 35 anni, sarà ordinato prete il prossimo 22 aprile nel santuario di San Francesco da Paola, in Calabria. Una vita avventurosa, la sua, che dalla Sicilia l'ha portato all'Ordinariato militare, con tappe in Germania e sui campi di rugby,  «ma senza cambiare in nulla, fuorché per la chiamata del Signore che muta ogni prospettiva»

«Riconoscente a Dio e sotto la protezione della Beata Vergine Maria e di San Francesco di Paola». Con queste parole don Giuseppe Laganà, che compie oggi, 2 febbraio 35 anni, ha voluto annunciare la sua ordinazione sacerdotale il prossimo 22 aprile nel santuario paolano dedicato al santo patrono della Calabria. Una storia curiosa la sua che l’ha portato dai campi di rugby all’altare, «ma senza cambiare in nulla, fuorché per la chiamata del Signore che cambia ogni prospettiva di vita», dice.

Nato a Milazzo, Giuseppe si è trasferito in Germania assieme alla sua famiglia, rimanendoci fino all’età di circa 13 anni. Tornato in Italia si è diplomato geometra nella città natia. Nel 2008 ha iniziato il suo percorso di discernimento vocazionale presso l’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, al cui interno ha professato i voti semplici e nel frattempo, nel 2019, ha conseguito il baccellierato in Teologia all’Istituto Teologico Calabro San Pio X di Catanzaro. Lo stesso anno decide di lasciare la vita religiosa e inizia a lavorare, come tecnico traduttore, presso un’azienda italiana in Germania. Nel 2020, poi, torna a Roma intraprende il cammino di formazione presso il Seminario Maggiore dell’Ordinariato Militare e al contempo inizia al Laterano gli studi in Scienze della Pace online, lavorando come insegnante di scuola primaria a Rivoli.

 

Da sinistra, don Giuseppe Laganà, 35 anni, e l'Ordinario militare per l'Italia, monsignor Santo Marcianò, 62.
Da sinistra, don Giuseppe Laganà, 35 anni, e l'Ordinario militare per l'Italia, monsignor Santo Marcianò, 62.

A lungo don Giuseppe, anche da frate ha continuato a calcare i campi da gioco, nel ruolo di “tallonatore”, anche se tanti, sia tra gli avversari, sia tra i compagni di squadra ignoravano che fosse un consacrato. «Ho iniziato a giocare a rugby a 13 anni quando rientrai da Milazzo dalla Germania e fui avviato a questo sport da mio zio Massimo. Nel corso della mia carriera ho preso parte alla rappresentativa regionale di rugby, al torneo Aldo Milani di Rovigo, sono stato convocato in serie B. Poi, però, è maturata la scelta vocazionale». Fra un allenamento e una meta, ha sentito una voce interiore. «La prima persona con cui mi sono confidato», racconta, «è stato un sacerdote milazzese, padre Giuseppe Currò. Poi l’ho detto al mio compagno di banco Giovanni, una persona con cui ci siamo sempre sostenuti a vicenda specialmente nei momenti più difficili, e al mio amico Sergio. In famiglia l’ho detto la sera prima della prova scritta della maturità. Mia madre era titubante, si è rassicurata quando venne a trovarmi al santuario di Paola»

«Quando sono entrato in convento non ho più giocato, poi da frate, quando mi sono trasferito a Catanzaro, mi sono ritrovato il campo da rugby sotto casa e ho cominciato a fare un po’ di attività fisica. Piano piano con la dirigenza della squadra catanzarese instaurai un rapporto di amicizia e di stima reciproca, così iniziai a giocare. Nessuno sapeva che ero un frate tranne l’allenatore e il presidente. Quando un giorno mi presentai con l’abito qualcuno non credeva ai suoi occhi». Ora, quei giorni, però, sono lontani. Don Giuseppe è concentrato sul gran giorno della sua ordinazione, anche se è «grato al Signore per tutte le esperienze che ho vissuto e che mi hanno portato sin qui». Lo scorso 19 ottobre, l’Ordinario militare per l’Italia,  monsignor Santo Marcianò, nell’ordinarlo diacono ha detto significativamente: «Se oggi tu sei qui, caro Giuseppe, è perché hai udito questa vocazione di Dio; è perché hai incontrato una Chiesa e dei sacerdoti  che te ne hanno testimoniato la bellezza, la forza, la possibilità di servizio. Tu diventi diacono dell’Amore del Signore. Hai imparato l’amore nella tua famiglia, che anche ora ti è accanto, e nel cammino della tua vita. Oggi, come Francesco, sperimenti che l’amore rende povero e arricchisce, ti porta a spogliarti di ciò che non conta e ad affidarti a Lui nella nudità, ovvero nella totalità dell’amore, casto e libero, del celibato…».

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo