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Volontari al Gaslini: accanto alle famiglie dei bambini malati

25/05/2017  Sono quasi 70 le realtà di volontariato che operano all’ospedale Gaslini, una delle tappe della visita di Francesco. Le associazioni Cilla e Unitalsi ospitano genitori e pazienti in diverse case d’accoglienza

«Abbiamo iniziato 27 anni fa vedendo alcune persone dormire in macchina vicino all’ospedale». Non si può non rimanere emozionati quando Mario Baroni, presidente dell’associazione Cilla di Genova, ripercorre la storia del sodalizio che oggi riesce a mettere a disposizione 85 posti letto per le famiglie dei bambini ricoverati presso l’istituto pediatrico “Giannina Gaslini”, l’ospedale che è una delle tappe della visita di papa Francesco il 27 maggio nel capoluogo ligure.

All’inizio di questa storia, spiega Baroni, «abbiamo cercato di sapere qualcosa di più su queste persone, chi fossero, cosa facessero, e come mai stazionavano continuamente vicino al Gaslini. Ci spiegarono che erano i papà di alcuni bambini ricoverati che, non potendo andare in albergo a causa degli alti costi, si erano adattati a vivere in auto nelle vicinanze dell’ospedale». L’istituto, infatti, era in grado di garantire l’accoglienza solo per un adulto per ciascun piccolo ricoverato. E quindi se, di norma, la mamma riusciva a stare vicino al piccolo, il padre doveva trovare altre soluzioni: in albergo o in affitto, sempre che la degenza non fosse troppo lunga o potesse permetterselo, altrimenti in sistemazioni di fortuna.

QUATTRO CASE D’ACCOGLIENZA

Cilla attualmente ha 4 case di accoglienza a Genova e 3 di queste sono a disposizione dei ricoverati nell’ospedale pediatrico. La prima casa è stata la “Rino Galeazzi”, concessa in comodato all’associazione dall’Opera don Orione di Genova. È dotata di 22 posti letto in camere da 2 e 3 letti. Nella casa gli ospiti possono disporre di sala, cucina, lavanderia e un ampio giardino comuni. La casa “Elsa Strata” è stata concessa dalla Fondazione Gaslini nel 2004. Può accogliere 5 nuclei familiari in camere con bagno ad uso esclusivo. Gli ospiti possono inoltre disporre di un locale lavanderia, di una cucina e un salotto, oltre che di un ampio giardino esterno. La terza struttura è il centro di accoglienza “Giovanni Culcasi” realizzato in un immobile acquistato e ristrutturato per questo scopo dalla Fondazione Carige. È costituita da 9 appartamenti, con ingresso indipendente e dotati di zona giorno/notte, servizi ed angolo cottura. Gli ospiti possono utilizzare uno spazio giochi e un salottino comune.

«Siamo sempre stracolmi di richieste», spiega ancora Baroni, richieste che arrivano direttamente all’associazione, oppure che provengono dal sistema di accoglienza del Gaslini o dai servizi di assistenza. «Siamo tutti volontari, non abbiamo dipendenti. Il nostro è un lavoro di accoglienza ma soprattutto di compagnia alle persone che sono, per la maggior parte, mamme e papà giovani. La nostra è una carità globale e chi viene da noi si sente accolto e in compagnia». Tutti i giorni, infatti, i volontari si recano presso le strutture per intrattenersi con gli ospiti. «Abbiamo anche un gruppo di studenti universitari, per lo più di Medicina e di Scienze infermieristiche, che a turno si occupano dell’animazione dei bambini: tengono loro compagnia, li fanno giocare, raccontano storie o fanno musica insieme». Nella nostre case «organizziamo feste, compleanni, facciamo catechismo e in varie occasioni abbiamo celebrato la Messa grazie alla disponibilità del cappellano del Gaslini. Cerchiamo di sostenere queste persone con una attenzione globale alla persona, e non ci limitiamo solo all’aspetto della malattia o alle necessità materiali».

ANCHE DALL’ESTERO

  

L’esigenza dell’accoglienza, spiega ancora il presidente genovese di Cilla, è un fenomeno in crescita per almeno due motivi. Per prima cosa, l’ospedale Gaslini è una eccellenza che attrae pazienti da molte parti: in particolare dall’Italia e dall’Europa dell’Est ma, in misura sempre crescente, anche dal Nord Africa. In secondo luogo, c’è stato un aumento di day hospital e di terapie continuative per le quali però, per motivi economici, non sono più garantite le degenze. «Non sono rari i casi», chiarisce, «nei quali un bambino viene dimesso il venerdì per poi essere nuovamente ricoverato il lunedì successivo».

Proprio per venire incontro alle numerose e crescenti esigenze di quanti si rivolgono al Gaslini, l’istituto ha attivato, dal settembre del 2012, il Cabef, Centro accoglienza bambino e famiglia, una struttura che, grazie all’azione integrata degli operatori sociosanitari e professionali, assistenti sanitari, sociali e religiosi, psicologi, mediatori culturali e volontari, riesce a mettere a disposizione servizi di accoglienza e presa in carico multidisciplinare per le famiglie che ogni anno si rivolgono al Gaslini.

TANTO VOLONTARIATO

 Attualmente sono poco meno di 70 le associazioni che gravitano a vario titolo intorno all’ospedale. Ognuna di queste ha una mission specifica e per operare all’interno del sistema di volontariato riceve un apposito «Bollino Gaslini» dopo aver presentato apposita domanda di accreditamento presso l’istituto. Ci sono associazioni che svolgono prevalentemente servizio di accoglienza e di supporto logistico, altre di intrattenimento dei bambini, altre ancora di reperimento fondi per la ricerca e la cura di particolari malattie.

IN CAMPO ANCHE L’UNITALSI

  

L’Unitalsi è tra quelle che, come Cilla, sono impegnate anche nell’accoglienza. Francesca Faruffini è, dal 2003, responsabile del Progetto Bambini Unitalsi a Genova. «Il nostro», spiega, «è l’unico ente ecclesiale impegnato in questo settore. Siamo tutti volontari e nell’ambito del “Progetto Bambini” gestiamo alcune case di accoglienza, seguiamo i bambini e siamo di supporto per le loro famiglie. Infatti, molte volte, oltre ai genitori ci sono anche fratelli o sorelle da sostenere e da aiutare». «Oltre a questo», aggiunge, «da più di due anni abbiamo stipulato un accordo con l’acquario di Genova e con l’ospedale grazie al quale, due volte al mese, accompagniamo un gruppo di bambini ricoverati a visitare l’acquario, che li ospita gratuitamente offrendo loro anche una guida per aiutarli a conoscere le bellezze del mare». Ad aiutare i volontari ci sono anche giovani del Servizio civile: «Insegniamo loro a stare vicino alle persone sofferenti e a capire che nel mondo la malattia, purtroppo, è all’ordine del giorno». L’Unitalsi dispone a Genova di due case molto vicine all’ospedale e una un po’ più distante concessa in comodato d’uso gratuito dalla Fondazione Gaslini. «Non abbiamo grandi disponibilità economiche», conclude Faruffini, «viviamo di provvidenza e, negli ultimi anni, dei contributi del 5 per mille ma, nonostante tutto, in 10 anni, siamo riusciti a crescere nell’offerta di accoglienza e nei servizi erogati».

Foto di Matteo Montaldo

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