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venerdì 28 gennaio 2022
 
 

I salafiti hanno ucciso Arrigoni

15/04/2011  Vittorio Arrigoni, il volontario italiano a Gaza, è stato ucciso dai suoi rapitori. Chi sono i salafiti che conducono l'opposizione armata contro Hamas.

Un volontario italiano, Vittorio Arrigoni, 36 anni, è stato rapito a Gaza da un gruppo islamico salafita, la "Brigata Mohammed Bin Moslama", una corrente islamica ultraradicale che contesta Hamas, e poi ucciso prima ancora che scadesse l'ultimatum dettato dagli stessi rapitori. Inutile il blitz delle forze di sicurezza di Hamas, che hanno solo trovato il corpo senza vita di Arrigoni in un appartamento del rione Qarame, a Gaza City. I salafiti lo avevano rapito per chiedere la scarcerazione di tutti i loro compagni in detenzione e in modo particolare di un loro leader, tale Hisham Al-Saidni, noto anche come Abu Walid Al-Magdisi.

      I rapitori avevano mostrato il volontario italiano, membro del Movimento Internazionale di Solidarietà con i palestinesi, in un video postato sul social network You Tube. Arrigoni appariva bendato e con evidenti segni di percosse sul volto. Il giovane, con indosso una maglia nera, sembrava avere le mani legate dietro la schiena. Sul viso, tracce di sangue da sotto la benda nera che gli copriva gli occhi.

      Vittorio Arrigoni, 36 anni, nativo di Besana Brianza (la mamma è sindaco di Bulciago, in provicia di Lecco), era arrivato a Gaza nell’agosto del 2008, come volontario, impegnato nella difesa dei diritti umani.  Ha curato un seguito blog e ha scritto articoli sul quotidiano il manifesto. Raccntava il dramma che vivono i palestinesi della striscia di Gaza.

    I SALAFITI, SPINA NEL FIANCO DI HAMAS

    I gruppi salafiti principali oggi attivi nella Striscia di Gaza sono tre: Jund Ansar Allah (Soldati di Dio), Jaish al-Islam (Esercito dell'Islam) e Jaish al Umma (Esercito della Nazione). Anche la Brigata che ha rapito e ucciso Arrigoni, però, è  conosciuta ormai da diversi anni: nel 2006 è stata coinvolta in attacchi terroristici ai danni di turisti nel Sinai, in attacchi a hotel e ristoranti e nell'uccisione di diverse persone.
   
     Pur non essendo ancora in grado di minacciare seriamente il predominio di Hamas sulla Striscia, i salafiti guidano una contestazione "da destra", in nome cioè di una visione ancor più radicale e integralista del rapporto tra politica e religione. Mentre Hamas ha un programma politico ispirato al nazionalismo palestinese e un atteggiamento religioso islamista, i salafiti credono che l'ispirazione religiosa trascenda qualunque motivazione nazionalista. Essi pretendono di rivolgersi direttamente alla umma, cioè alla comunità islamica mondiale. Da questo, anche, il loro legame con Al Qaeda e l'assoluta intransigenza nei rapporti con l'Occidente e, ovviamente, con Israele: no a qualunque accordo o compromesso. Per parte sua Hamas considera i salafiti colpevoli di molti attacchi contro il territorio israeliano che hanno poi attirato sulla Striscia le rappresaglie dell'esercito dello Stato ebraico.

     La diffusione dei salafiti a Gaza è stata in parte favorita dall'islamizzazione dei costumi che gli stessi militanti di Hamas hanno imposto dopo aver preso il controllo della Striscia, nel 2007, e in parte dal fatto che, proprio da allora, Hamas si è dovuta assumere l'onere del governo del territorio, offrendo così spazio alle critiche e al malcontento della gente.

    Numerosi sono stati, negli ultimi anni, gli scontri armati tra le forze di sicurezza di Hamas e i militanti armati dei gruppi salafiti. Numerosi sono stati, negli ultimi anni, gli scontri armati tra le forze di sicurezza di Hamas e i militanti armati dei gruppi salafiti. Particolarmente clamoroso e sanguinoso l'episodio dell'estate 2009, quando le brigate "Ezzedin Qassam" di Hamas dovettero intervenire a Rafah (la città nel Sud della Striscia, famoso per i tunnel che la collegano all'Egitto) contro la moschea Ibn Taymiya e l'imam Abdel Latif Musa, esponente di Jund Ansar Allah, che aveva proclamato "l'emirato islamico di Rafah" ed emesso una fatwa contro Hamas, colpevole a suo dire di "compromesso con il sistema islamico occidentale". Negli scontri erano morte 25 persone e loo stesso imam era morto nell'esplosione del giubbotto pieno di esplosivo indossato dal suo braccio destro.

     A parte i tre movimenti maggiori, sarebbero una ventina i gruppuscoli salafiti attivi nella Striscia di Gaza. Al loro attivo, piccoli gesti di terrorismo come le diverse esplosioni che hanno spesso danneggiato le caserne degli uomini di Hamas. Migliaia sarebbero invece i salafiti impegnati nella dawa, cioè la predicazione pacifica della versione più radicale dell'islam.

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