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martedì 30 novembre 2021
 
 

Io navigo da solo

27/10/2013  Una ricerca ha indagato l'uso delle nuove tecnologie in ambito famigliare. Genitori e figli cercano, in genere, una mediazione sulle regole di utilizzo, ma raramente gli adulti siono presenti mentre il ragazzo naviga.

La maggior parte delle case sono oggi abitate dai social media che, pur non occupando molto spazio fisico, entrano sempre più nelle relazioni tra genitori e figli. Quali rischi e opportunità portano questi strumenti alla vita delle famiglie? Il volume Famiglia e nuovi media - Studi interdisciplinari sulla famiglia, edito da Vita & Pensiero, illustra un’indagine svolta su quasi 700 adolescenti e giovani lombardi e sui loro genitori. Si tratta di studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado della Lombardia e della sede milanese dell’Università Cattolica. Ecco, in sintesi, il ritratto del rapporto fra le famiglie e i social media.

Tecnologia in casa. Il 61,9% dei ragazzi dichiara di avere almeno un pc a fronte del 14,8% con due o più, connessi alla rete nel 77,4% dei casi, anche se ormai superati da nuovi dispositivi portatili. Almeno un portatile è presente nel 39,5% delle case, nel 52,7% se ne contano due o più di due, di questi l’86,7% è in rete; l’Ipad raggiunge il 24%. Il cellulare è lo strumento più diffuso: il 99,1% dichiara di avere uno o più cellulari in famiglia, di cui il 76,3% connesso. 

Social media. Facebook è il prescelto Facebook risulta essere il social network per antonomasia sia per i ragazzi (96%) sia per i genitori (46,6%). In particolare Facebook rappresenta uno strumento di relazione con i fratelli e le sorelle (il 58,1% dichiara di averli nelle rete di amici) e con i cugini (85,7%) o altri parenti (40,2%) a fronte di un quarto che vede la presenza della mamma (25,8%) e/o del padre (24%) come ‘amico’. Con questi ultimi, il legame è tuttavia debole. Anche se presenti nella Rete, i genitori sono raramente emittenti/destinatari di informazioni.

Il tempo in Rete. Il 55% dei figli naviga da 1 a 3 ore al giorno a fronte del 23,6% dei genitori. Di questi il 19,7% dichiara di non farlo mai a fronte solo del 2,2% dei figli.

Genitori e figli di fronte alle tecnologie. Un quarto dei genitori dichiara di definire le regole di internet insieme al figlio, in particolare il divieto di contattare sconosciuti (29,8%), il 30,9% di spiegarle, il 28% dice di discutere di cosa ha trovato o può trovare in rete non solo in termini di pericoli (49,7%) ma anche di potenzialità (25%), il 41% di ascoltare ciò che il figlio fa in rete, e solo il 16,7% dei genitori ammette che il figlio fa delle domande su questo. Tuttavia, nelle dichiarazioni dei figli le percentuali cambiano. Il 50,8% dice che le regole non sono definite per niente, non si è limitati (per niente nel 75,6%) o si ricorre a software di blocco (per niente nell’86%), non sono spiegate le regole (per niente nel 66,5%), si discute di ciò che si fa in Rete e non si parla di potenzialità (per niente nel 46,4%). Confermano di non fare domande ai genitori (43,4%) e che questi non sono presenti (58%) durante la navigazione. Aumentano invece le percentuali legate al parlarne in chiave di pericolo e di ascolto di ciò che i ragazzi dichiarano di aver fatto online.  Padri e madri sono preoccupati che i ragazzi possano vedere immagini sessuali esplicite (38,9%) e immagini violente (33,5%), che i social media possano essere uno strumento che provoca isolamento (37,8%), dia informazioni rischiose (65,7%) e che, in fondo, sia poco sicuro. E ancora che sia inutile nel fare i compiti, nell’imparare la diversità e la tolleranza, nel partecipare alla vita della comunità, nell’aiutare a risolvere i problemi, visto negativamente anche rispetto alla scoperta di cose nuove perché connotate negativamente.
 
Genitori e figli sono amici su Facebook?
Si tratta di una situazione minoritaria (una quota compresa tra il 15% e il 20% del campione) di genitori e figli che dicono di scambiarsi informazioni tramite Facebook e la media complessiva dei contatti, sia per i figli che per i genitori, non supera uno scambio comunicativo ogni 2-3 mesi.

 
 
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