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lunedì 30 gennaio 2023
 
il rapporto
 

WeWorld: ancora troppe barriere all'inclusione di donne e bambini nel mondo

09/11/2022  Povertà, conflitti, migrazioni forzate, cambiamento climatico, rischi online: sono i cinque fattori che frenano lo sviluppo e il benessere della popolazione femminile e dei minori in tante regioni del pianeta, secondo i dati dell'index 2022 stilato dalla Ong in collaborazione con ChildFund Alliance

Oggi un bambino su due e oltre una donna su tre nel mondo vive in un Paese dove sono colpiti da fome di eslusione, a casa di tanti fattori, dalla fame all'insicurezza ai conflitti. Un mondio ancora profondamente disuguale, con nazioni e regioni contraddistinte da livello molto bassi di inclusione per donne e bambini. E' la fotografia che emerge dal rapporto “WeWorld Index – Women and Children Breaking Barriers to Build the Future” (donne e bamnini che rompono le barriere per costruire il futuro),  l’indice elaborato da WeWorld e da quest’anno in collaborazione con ChildFund Alliance - una rete globale di 11 organizzazioni che lavorano per creare opportunità per bambini, bambine e giovani, le loro famiglie e le comunità a cui appartengono - per misurare il livello di inclusione di donne, bambine e bambini in quasi 170 Paesi del mondo.

Il WeWorld Index si compone di numerosi indicatori raggruppati in 15 dimensioni che fanno riferimento a quattro grandi aree basilari della vita delle persone: salute, istruzione, economia e società. In generale, dal 2015 - anno del primo Index - ad oggi il mondo è migliorato ma solo di un punto e mezzo. Di questo passo, ci vorranno 182 anni perché a livello globale si raggiunga un adeguato livello di inclusione per donne e infanzia nel mondo. L’Index 2022 si concentra in modo specifico sulle cinque barriere principali che colpiscono bambini e ragazzi e frenano la loro possibilità di realizzarsi nel futuro, ovvero: la povertà (il 10% della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà estrema e i bambini hanno più del doppio delle probabilità di essere poveri), i conflitti (nel 2020 un bambino su sei viveva in una zona di guerra), le migrazioni forzate (quasi 1 bambino su 3 che vive al di fuori del proprio Paese di nascita è un bambino rifugiato), il cambiamento climatico (che mette in pericolo circa 1 miliardo di bambini nel mondo), i rischi online (dalla piaga dello sfruttamento sessuale minorile al problema del cyberbullismo).

Nella classifica finale stilata dall'Index, composta da 166 Paesi, la regione del mondo in cui donne e bambini hanno livelli più elevati di inclusione si conferma ancora una volta il Nord Europa, con Norvegia, Islanda e Svezia in testa, seguite da Danimarca e Finlandia. In fondo alla classifica anche quest'anno si attestano tre Paesi africani, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan e, ultimo, il Ciad.

«In questa edizione non si registra ancora l’impatto della guerra in Ucraina, mentre nella prossima diventerà probabilmente un punto significativo», commenta Marco Chiesara, presidente di WeWorld. «Quello che emerge con chiarezza è invece come la pandemia abbia impattato non solo sulla salute, ma sull’aumento delle disuguaglianze: la distribuzione dei vaccini solo nel Nord del mondo, l’istruzione online che ha sfavorito o escluso intere fasce di bambini/e più povere. Il risultato è un allontanamento dagli obiettivi dell’Agenda 2030 e un aumento dell’esclusione di bambine, bambini e donne in molti Paesi. Come si legge nel rapporto, le barriere all’inclusione sono molteplici: per questo è fondamentale intervenire con politiche mirate e multisettoriali. Donne e bambini devono essere considerati sia soggetti che attori di cambiamento, e per questo le Istituzioni locali, nazionali e sovranazionali devono mettere finalmente al centro il loro futuro». 

(Foto Reuters: bambini sfollati in una regione del Sud Sudan colpita da un'alluvione)

 
 
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