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sabato 21 maggio 2022
 
 

Zamagni: urgono riforme economiche

08/08/2014 

L’economista Stefano Zamagni, docente di Economia politica all’Università di Bologna e capostipite in Italia degli studi sul terzo Settore, si aspettava il dato del Pil. Non è rimasto certo sorpreso: “Bastava seguire le vicende economiche del Paese. La notizia che l’Italia è in recessione avrà degli impatti all’interno e all’esterno del Paese. Sicuramente tarperà le ali allo spirito di speranza che aveva prodotto l’avvento di Matteo Renzi al governo, con la sua immagine giovane e dinamica.
Perché parla di speranza?
"Quando viene meno la speranza che il futuro possa essere migliore del presente è un problema. Le implicazioni sono quelle evocate dal filosofo Spinoza, quelle che lui chiamava “pensieri tristi”. Se un Paese ingenera solo “pensieri tristi” il declino è garantito. Questo atteggiamento da parte degli italiani non può essere sottovalutato”.
Il governatore della Bce Mario Draghi sostiene che le riforme non sono condotte con sufficiente impegno.
“Anche Bruxelles ce ne renderà conto. Incomincerà a dubitare delle promesse di inversione di marcia che venivano dal Paese. Teniamo conto che l’Italia è l’unico Paese ad essere in recessione. Anche Spagna e Grecia si stanno riprendendo. Siamo veramente gli ultimi della classe e questo indebolirà il nostro potere negoziale in sede di comissione e consiglio europeo”.
A questo punto non resta che capire le cause di questa frenata. Qual è la sua analisi? "Non abbiamo fatto le riforme di cui aveva bisogno il Paese? “Dipende da quali riforme si parla. Politiche od economiche? Mentre le riforme economiche hanno effetti sul breve termine quelle politiche hanno effetti sul medio e lungo termine. Il governo ha dato la priorità alle riforme politiche rispetto alle riforme economiche e dunque la battuta di Renzi ci sta bene: gli effetti arriveranno, ma come l’estate, più in là, sui tempi lunghi”.
Perché non abbiamo cominciato dalle riforme economiche?
“Il governo ha dato priorità alle riforme politiche (Titolo V, Senato) rispetto a quelle economiche (fisco, burocrazia, lavoro, soprattutto giustizia amministrativa e civile) per una ragione molto semplice. Renzi era in grado, come ha dimostrato, di ingaggiare un braccio di ferro con i politici su temi istituzionali come il Senato o la legge elettorale. Ma per le riforme economiche bisogna fare i conti con le categorie produttive: le imprese, i sindacati, i rappresentanti del mondo delle rendite. Con i primi ha avuto buon gioco ma con i secondi ancora no”.
E perché?
“Nei confronti di queste seconde categorie il successo elettorale non conta nulla. Alle imprese interessano i crediti delle banche, al sindacato interessa il lavoro. Il sindacato ha denunciato il Job Acts presso la Commissione Ue! Non si era mai visto! E per giunta nei confronti di un ministro del Lavoro che viene da quel mondo. Ottenere il 40 e passa per cento alle Europee in questo caso non serve a nulla. Ecco allora che Renzi ha cominciato a cambiare le cose dove era più facile, sul terreno della politica. Ma è sul terreno dell’economia che non siamo più competitivi. Per quale motivo un’impresa estera dovrebbe investire in Italia se i tempi della giustizia civile durano cinque anni? Se le tasse sono le più alte d’Europa? E da lì’ che bisognava partire. Ma non era possibile per le ragioni che ho spiegato”. Renzi non poteva fare diversamente? 
 “Con questo tipo di maggioranza no. E’ un dato di fatto che gli interessi economici costituiti sono più difficili da aggredire. Sulle riforme politiche Berlusconi e Renzi non hanno problemi a trovare un’intesa. Infatti il patto del Nazareno ha conseguenze politiche. Fa comodo a tutti che sparisca il Senato. Anche gli 80 euro in fondo sono un provvedimento politico che fa comodo a tutti e che non era criticabile nemmeno dalle opposizioni. Ma quando ci sarà da fare le riforme economiche, che significa redistribuire il reddito e la ricchezza, toccare gli interessi costituiti, vedrà se non salteranno fuori i conflitti di interesse”.
Quali saranno le mosse di Renzi a questo punto secondo lei?
“Non posseggo la sfera di cristallo ma le posso dare la mia opinine basata su dati di fatto. Io sono certo che lui andrà alle elezioni anticipate, una volta fatta la nuova legge elettorale. La mia è una chiave di lettura onesta e plausibile, perché in Parlamento, con le frange attuali presenti, non ci sono le condizioni per poter fare le riforme economiche di cui il Paese ha bisogno. C’è da sperare che si possa cambiare in fretta il gioco politico perché il Paese ha sei milioni di poveri e 650 mila bambini denutriti! Una vergogna. Nemmeno nel Dopoguerra c’erano tanti poveri. Tra l’altro le 80 euro non li hanno nemmeno presi, gli incapienti. A meno che…”
A meno che?
“A meno che non avvenga un miracolo del Pil, con il Paese che si rimette in marcia. Ma ormai è una eventualità che attiene più alle profezia che alle previsioni economiche”.

 
 
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