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lunedì 09 dicembre 2019
 
 

Zappolini: «La galera non serve, occorre educare»

07/05/2014  «Non possiamo utilizzare la repressione e gli strumenti penali come risposta a problemi che hanno bisogno di risposte educative e sociali», afferma don Armando Zappolini, presidente del Cnca, Coordinamento nazionale comunità d'accoglienza, «in questi anni la legge Fini-Giovanardi ha avuto un approccio ideologico nei confronti della tossicodipendenza provocando danni enormi»

«Sia benedetto il ripristino della distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti che prefigura un ritorno alla normalità ma la bocciatura della Fini-Giovanardi da parte della Corte Costituzionale è stata positiva perché si trattava di una legge espressione di un approccio solo punitivo verso il consumo delle sostanze che non ha portato nessun vantaggio dal punto di vista della prevenzione».

Don Armando Zappolini, presidente del Cnca, Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza, commenta così il dibattito al Senato sul decreto legge sulle tossicodipendenze dopo l’approvazione alla Camera il 29 aprile scorso. E sulla scelta del senatore Carlo Giovanardi come relatore a Palazzo madama sul provvedimento di conversione della legge ha commentato: «Siamo stupefatti. Al principale responsabile del fallimento italiano nel campo delle droghe, ispiratore tramite il Dipartimento politiche antidroga del blocco del sistema dei servizi per le tossicodipendenze, viene ora affidato un ruolo cruciale nella revisione della legge che porta il suo nome».

C’è chi dice che aver reintrodotto la distinzione tra leggere e pesanti è un segnale negativo per la lotta alla droga. Concorda?
«Con il proibizionismo non si risolve nulla. È inammissibile rispondere con il carcere al fallimento educativo dello Stato e degli adulti. Questo non vuol dire che vanno legalizzate le droghe leggere, si tratta di sostanze che fanno male. Né significa che drogarsi non è pericoloso ma i danni che ha fatto in questi anni quest’approccio fideistico, ideologico e punitivo nei confronti della tossicodipendenza sono pesanti e sarà difficile uscirne fuori in poco tempo. Ripeto: reprimere il consumo soltanto con l’azione penale non mi sembra efficace».

Quindi cosa bisogna fare?
«Affrontare il problema come è giusto affrontarlo, cioè dal punto di vista educativo e della prevenzione e tenendo conto della realtà concreta. C’è un’ipocrisia evidente da parte di uno Stato che promuove ad esempio il gioco d’azzardo e poi sbatte in carcere le persone che vivono il disagio di un rapporto sbagliato con una sostanza».

Secondo lei c’è bisogno di una nuova legge quadro?
«Intanto si dovrebbero ricreare le condizioni perché il sistema possa funzionare. Attivare il dipartimento antidroga, tornare alle politiche di prevenzione, vivacizzare il rapporto tra regioni e Stato su queste questioni che è stato messo in stand-by. Ritorniamo alla normalità, l’obiettivo è quello di sempre: affrontare il problema delle droghe con una visione più attenta alle persone e alla proposta educativa, a cominciare dalla scuole. Non usiamo il penale come risposta a problemi che hanno bisogno invece di risposte educative e sociali, questo è il punto. E poi guardiamoci cosa succede nel mondo: nei Paesi dove c’è stato meno proibizionismo non c’è stato un boom di consumo di sostanze né il cataclisma dipinto da questi profeti di sventura come il senatore Giovanardi. L’approccio ideologico non serve e peggiora il problema».

 
 
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