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lunedì 20 maggio 2024
 
stati generali della natalità
 

Zuppi: «Ai giovani serve riscoprire il gusto di una vita senza paura»

20/02/2024  Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, interviene al primo appuntamento del tour degli Stati Generali della Natalità. il commento di Gigi De Palo, presidente della Fondazione: «Per uscire dall’inverno demografico all'Italia serve un piano Marshall per le nascite»

«Quello della natalità è un tema decisivo ed è importante vedere come, ognuno per strade diverse, tutti giungano a percepirlo come centrale. Ma se c’è accordo sull’importanza, occorre impegnarsi perché le priorità di tutti si incontrino: serve un’alleanza che metta da parte, come già diceva Papa Giovanni XXIII, ciò che ci divide e ci faccia scegliere ciò che ci unisce.  Serve un sistema Paese che dia sicurezze, che punti sul benessere e sulla stabilità economica e lavorativa, senza dubbio. Ma serve anche, e forse soprattutto, una riscoperta del gusto di una vita senza paura: la famiglia, dice Papa Francesco, è cantiere di speranza ed è qui che la vita si mostra nella sua piena forza. Una forza che si comprende appieno solo donando la vita a qualcun altro: un figlio nato, uno adottato, uno incontrato e accolto». 

Con queste parole l’arcivescovo di Bologna e presidente Cei, il cardinale Matteo Maria Zuppi ha chiuso la prima tappa del tour degli Stati della Natalità martedì 20 febbraio 2024 a Bologna nella sala “20 maggio 2012” della Regione Emilia-Romagna, alla presenza di numerosi ospiti. Tra questi la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Maria Roccella, il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il sindaco metropolitano di Bologna Matteo Lepore. 

Un tour nazionale lanciato da  Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità e promotore degli Stati Generali della Natalità. «Per uscire dall’inverno demografico l’Italia deve arrivare a quota 500mila nuovi nati entro il 2033: l’asticella è alta ma raggiungibile. E occorre farlo in fretta perché non c’è più tempo, serve un impegno forte, di lungo periodo e sinergico fra politica, società civile e mondo economico del Paese, a prescindere dalle bandiere di partito. Quella della natalità è una sfida bipartisan che si vince in un solo modo: tutti insieme». 

«Per costruire il futuro occorrono risorse, ma soprattutto, una strategia chiara come sistema-Paese» prosegue De Palo. «In Italia è urgente un vero e proprio piano Marshall per la natalità: serve una fiscalità più equa che tenga conto della composizione delle famiglie e non solo del reddito, servono sinergie con le amministrazioni locali per rendere più accessibili i servizi essenziali ai nuclei familiari con minori, come nidi o mense, e un quoziente familiare ad esempio per l’Irpef. E nella ‘squadra’ per vincere la partita della natalità non possono mancare il mondo dello sport, le imprese, lo spettacolo, le banche e, naturalmente, l’Europa, sulla quale possiamo e dobbiamo fare pressione perché preveda investimenti per la natalità. Siamo vicini al punto di non ritorno ma possiamo ancora non oltrepassarlo».

«Il segno ‘meno’ alla voce ‘natalità’ accomuna l’Emilia-Romagna, l’Italia e la maggioranza dei Paesi Europei da tempo e il trend è in pericolosa accelerazione» commenta Enrico Biscaglia, presidente dell’Associazione Bologna Bene Comune che ha organizzato l’evento bolognese insieme alla Fondazione per la Natalità. «Lo scopo dell’incontro di oggi è duplice: alzare il livello di consapevolezza delle ricadute sul sistema-Paese ma anche sottolineare la necessità di un’azione collettiva e generale: il futuro è responsabilità di tutti, dalla politica alle scuole, dal mondo del lavoro ai media. Ognuno può contribuire ma l'obiettivo deve essere di tutti: permettere ai giovani di avere nuovamente uno sguardo positivo sul futuro vincendo l’incertezza generale».

Dopo l’avvio a Bologna, il “Tour della natalità” proseguirà con altre tappe e altrettanti focus locali a Palermo a metà ottobre, a Roma il 15 novembre, Milano a dicembre e un’ultima tappa a Venezia. Appuntamento, intanto, nella capitale per la IV edizione degli Stati Generali della natalità il 9 e 10 maggio 2024 presso l’Auditorium della Conciliazione.

Il tavolo delle istituzioni durante il primo incontro a Bologna degli Stati generali della Natalità 2024
Il tavolo delle istituzioni durante il primo incontro a Bologna degli Stati generali della Natalità 2024

I dati della natalità in Italia e in Emilia-Romagna

«I dati ci dicono che i giovani italiani vorrebbero avere figli ma, in assenza di un adeguato ecosistema sociale, legislativo, economico la scelta viene ritardata sempre di più trasformandosi spesso in un’implicita rinuncia. Non a caso siamo il Paese in Europa con età media più tardiva a cui si arriva ad avere il primo figlio e la natalità media più bassa, appena 1,24 figli per coppia contro gli 1,8-1,9 di Paesi come Svezia e Francia, le realtà più vicine alla soglia desiderata di 2 figli per coppia» ha raccontato Alessandro Rosina, demografo e ordinario alla Cattolica di Milano: «una scelta da ricondurre alle difficoltà dei giovani nel conquistare una propria autonomia dalla famiglia, con accesso ad abitazione e ingresso solido nel mondo del lavoro. Il secondo nodo critico frena, invece, la progressione oltre il primo figlio. Se con la nascita del primogenito ci si trova in difficoltà ad armonizzare impegno esterno lavorativo e interno alla famiglia (per carenza di strumenti di conciliazione e misure a favore della condivisione), difficilmente si rilancia con la nascita di successivi. Il terzo nodo è l’alta esposizione al rischio di povertà, soprattutto oltre il secondo figlio. Siamo paradossalmente uno dei Paesi in Europa con meno nascite e più alto rischio di povertà infantile».

A fare il punto sulla situazione in Emilia-Romagna è stato Gianluigi Bovini, statistico e demografo: «In regione è in corso un profondo inverno demografico: dopo il valore elevato del 2009, con oltre 42mila nuovi nati, è iniziato un processo ininterrotto di diminuzione delle nascite che ha toccato il minimo storico nel 2022, con 29.615 nati e che peggiorerà di un altro 3,3%, pari a 888 nuovi bambini in meno, nel 2023 secondo quanto anticipato dall’ISTAT. La media regionale di nati per coppia è di 1,27, leggermente più alta di quella nazionale grazie alla presenza di famiglie di origine straniera che si attestano su una media più alta, circa 1,9, ma comunque in calo anno dopo anno. Nella città Metropolitana di Bologna va un po’ meglio: se in Regione il calo dal 2009 al 2022 è del -29,2%, il capoluogo si ferma ‘soltanto’ al -22,5%. Con questo trend, nell’arco di un ventennio in Emilia-Romagna gli anziani saranno il triplo dei giovani: oggi ci sono 200 over 64 ogni 100 under 14, nel 2045 avremo oltre 1,5 milioni di anziani, 400mila in più di oggi con le prevedibili ricadute sul sistema sanitario e assistenziale locale e regionale».

Le dichiarazioni delle Istituzioni

«Bologna mette al centro la vita: di chi vive qui, di chi ci sceglie, di chi ci raggiunge attraversando mari o deserti o di chi non porta a termine quel viaggio» ha dichiarato il sindaco di Bologna, Matteo Lepore. «A tutte queste persone dobbiamo una città sempre migliore, sempre più accogliente: siamo al lavoro per azzerare entro il 2027 le liste di attesa dei nidi, abbiamo messo a tema la qualità della vita agli Stati Generali dell’Industria per ampliare il bacino di soggetti che possono e devono intervenire sul tema del welfare. Perché dalla crisi demografica si esce solo con una grande alleanza che dia vita a un ecosistema virtuoso con al centro la sua persona e tutti i suoi bisogni: economici, sociali, ambientali. Se vogliamo dare vita a questa grande alleanza, Bologna c’è ma la sfida è a livello nazionale: mettiamoci in campo, coinvolgiamo le imprese e la finanzia, diamoci obiettivi misurabili e Bologna non mancherà di rispondere all’appello come già sta facendo su numerosi fronti e come ha nel proprio DNA».

«Dobbiamo lavorare insieme, aldilà delle differenze politiche per risalire insieme: i Governi di Destra e Sinistra fin qui si sono occupati poco e male di politiche della natalità e del sostegno alla famiglia» ha affermato il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. «Se non si inverte la tendenza, tra pochi anni saremo il primo Paese d’Europa ad avere più pensionati che lavoratori e lavoratrici attive: in questo modo non c’è futuro. Ma la possibilità c’è: investire su cultura, formazione, lavoro, innovazione, politiche di sostegno alla famiglia. L’Emilia-Romagna lo ha fatto e lo sta facendo e gli indicatori della qualità della vita sono in aumento: crescita della popolazione, flussi in ingresso in aumento sono solo due esempi. Chi decide di fare dei figli deve sapere che qui il sostegno è concreto: con le risorse del fondo sociale europeo abbiamo aumentato la disponibilità dei posti al nido e li abbiamo resi gratuiti in montagna e nelle aree interne ma non siamo ancora soddisfatti, garantiamo il trasporto scolastico a 220mila studenti, ma non ci fermeremo. Perché l’Emilia-Romagna crede nel futuro, un futuro che parla la lingua dell’innovazione, come dimostrano la scelta della nostra regione per il Centro Meteo Europeo, per il Tecnopolo di Bologna, per la nuova Università dell’Onu che studierà il cambiamento climatico e gli impatti dell’intelligenza artificiale, dell’integrazione e della capacità di accogliere e accompagnare chi sceglie di fare figli». 

«Il nostro Governo ha rimesso la natalità al centro del dibattito e soprattutto dell’azione politica» ha affermato la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Maria Roccella. «Ne abbiamo fatto una priorità dal primo giorno, e anche un organo imparziale come l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha stimato in oltre 16 miliardi i benefici netti derivanti per le famiglie dall’ultima legge di bilancio. C’è ancora tanto da fare, anche perché i dati ci dimostrano che la denatalità è un problema quantomeno europeo, dunque bisogna trovare chiavi innovative per invertire il trend demografico. Il governo sta mettendo in questa sfida tutto il suo impegno, ma c’è bisogno del concorso di tutti: istituzioni, mondo del lavoro e dell’impresa, enti locali, terzo settore».

 
 
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