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Mons. Zuppi: «Sulla ragazza vittima di violenza ecco perché ho preso le distanze dal mio parroco»

12/11/2017  Il vescovo don Matteo Zuppi mette un punto fermo sulla vicenda della giovane donna che ha denunciato lo stupro alla stazione di Bologna e sul caso scoppiato dopo un post infelice di don Lorenzo Guidotti: «Il primo comandamento umano e cristiano è stare dalla parte della vittima. E poi la cultura dello sballo non si combatte certo con ricette autoritarie. Ma con la misericordia, che non è complicità con il male come troppi cattolici pensano. Ma è forza e attenzione all'Uomo»

“Innanzitutto va ribadito senza equivoci che la vittima è vittima senza alcun distinguo e che il primo comandamento, umano e cristiano, è quello di stare dalla parte delle vittime, senza riserve”.

Il vescovo don Matteo Zuppi mette un punto fermo sulla vicenda della giovane donna che ha denunciato lo stupro avvenuto alla stazione di Bologna e sul caso scoppiato dopo un post infelice di don Lorenzo Guidotti, da cui la Curia ha preso le distanze e che poi lo stesso sacerdote ha corretto esprimendo le sue scuse alla ragazza e alla sua famiglia.

 

Don Matteo, molte persone hanno espresso la loro solidarietà a don Lorenzo e non alla vittima…

“Io penso che queste persone più che altro si siano trovate d’accordo con don Lorenzo nel contrapporsi alla cosiddetta cultura dello sballo, come lui stesso poi ha chiarito nella sua lettera di scuse. Ma la lotta alla cultura dello sballo non si contrappone affatto alla misericordia. Anzi”.

Eppure l’impressione è che molti cristiani facciano fatica a comprendere il significato della misericordia su cui verte il magistero di Papa Francesco…

“Io credo che ancora purtroppo si cada nell’equivoco di confondere la misericordia col buonismo, quasi che la misericordia significasse una risposta inefficace contro il male o addirittura complicità con esso. Ma la misericordia è forza, non debolezza. Nel caso della cultura dello sballo, per esempio, è solo la misericordia che ci può permettere di contrastarla. Non possiamo illuderci che basti gridare o invocare provvedimenti d’autorità che non esistono, tant’è vero che i risultati sono ogni giorno sotto i nostri occhi. C’ è qualcuno che sa spiegarmi cosa significa in casi come questi il “pugno duro?”. Ma andiamo, non esistono ricette autoritarie”.

Eppure sono ancora in molti a invocarle…

“Ma questi sono problemi complessi, non si risolvono urlando. Chiedono una cultura attenta all’uomo, una cultura appunto della misericordia. Dobbiamo cioè impegnarci, cercare le cause, metterci in gioco. La cultura della misericordia non si accontenta di denunciare ma si fa carico di un problema che è complicato. Penso per esempio a tutto quello che ci dice papa Francesco quando ci parla dei giovani. Ci dice che dobbiamo aiutarli a sognare il loro futuro, ci parla del loro diritto alla speranza e alla cultura. Dobbiamo pensare a un’alleanza con le famiglie, perché a volte c’è anche una difficoltà di paternità. Ci vogliono investimenti a favore della famiglia e dei giovani. Dobbiamo fare, oltre che denunciare”.

Colpisce la mamma di questa ragazza che, col volto coperto, ha detto all’ Ansa “mia figlia è stata aggredita in un momento di grande difficoltà, noi siamo una famiglia con dei valori…”

“Ci vuole molto rispetto, dobbiamo assolutamente evitare la tentazione di esprimere giudizi perché le situazioni sono complesse. Questa ragazza è una vittima, lo ribadisco. Quanto alla cultura dello sballo non la combattiamo certamente scandalizzandoci un giorno e non facendo niente il giorno dopo”.

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