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Il Cardinale Crescenzio Sepe mette in moto il ‘turn over’ della solidarietà. L’appello da Napoli è forte e incisivo: “Per aiutare gli altri ci vuole più gente”. E così nelle parrocchie parte il tam tam e le persone cominciano donare i loro giorni di vacanza. Ad agosto il Cardinale chiede ai napoletani un atto d'amore. Magari rinunciare a qualche ora di svago al mare per fare i volontari e tenere aperte così le mense della Caritas. Sì, perché il sorriso di una giovane mamma che riesce ad allattare il suo bimbo vale molto, ma molto di più, di una giornata al sole. Anche in un paradiso delle vacanze.
E aiutare gli altri non significa soltanto aiutare profughi o immigrati. Nelle mense della Caritas, secondo i dati più recenti, sono in continuo aumento i nuovi poveri, i divorziati, i precari, quelli che non possono contare su uno stipendio o, almeno, su entrate tali da poter condurre una vita dignitosa. E sono queste persone che hanno bisogno di più assistenza, almeno dal punto di vista psicologico. Dover rinunciare anche a un piatto di pasta nella propria casa è un’esperienza che spesso si rivela devastante.
Su questi temi il Cardinale Sepe insiste molto: “Le opere di misericordia innervano di concretezza il programma pastorale e si offrono all’impegno dei fedeli quali perenni archetipi di solidarietà e prossimità umana”. D’altro canto la carità è sempre stato il tema conduttore della pastorale del Cardinale Sepe che quest’anno, proprio in coincidenza con il Giubileo Straordinario della Misericordia, compie i dieci anni alla guida della diocesi napoletana. “Dar da mangiare agli affamati e dar da bere agli assetati, hanno prodotto, negli ultimi anni, una fioritura d’iniziative inaspettate di carità e di sostegno ai più disagiati. Migliaia di persone hanno trovato un pasto caldo, medicine gratuite, assistenza e tutela della loro dignità. Questo è il risultato del grande cuore di una città che, nonostante le difficoltà, riesce a dedicarsi al prossimo”.
Negli ultimi quattro anni i poveri a Napoli sono aumentati e, contemporaneamente, è diminuito anche il numero di coloro che hanno sempre donato. “Purtroppo è colpa della crisi", spiega Don Enzo Cozzolino, direttore Caritas Napoli. "La povertà però non va in vacanza e per poter tenere le mense aperte abbiamo bisogno di persone che ci diano una mano. Ci stiamo organizzando per tenere aperte 10 mense e far fronte a molti bisogni e spesso cerchiamo non solo di offrire un pasto ma anche una spalla. Oggi i nuovi poveri sono coloro che hanno due case da mantenere e un solo stipendio”.
Padri separati che crescono insieme alle ex mogli i figli e contribuiscono alle spese della casa in cui abitavano. E nel frattempo devono pagarsi un affitto. Ma se la vita cambia lo stipendio resta uguale e così, funzionari pubblici e docenti universitari a contratto risparmiano sulle spese e mangiano alle mense Caritas.
E aiutare gli altri non significa soltanto aiutare profughi o immigrati. Nelle mense della Caritas, secondo i dati più recenti, sono in continuo aumento i nuovi poveri, i divorziati, i precari, quelli che non possono contare su uno stipendio o, almeno, su entrate tali da poter condurre una vita dignitosa. E sono queste persone che hanno bisogno di più assistenza, almeno dal punto di vista psicologico. Dover rinunciare anche a un piatto di pasta nella propria casa è un’esperienza che spesso si rivela devastante.
Su questi temi il Cardinale Sepe insiste molto: “Le opere di misericordia innervano di concretezza il programma pastorale e si offrono all’impegno dei fedeli quali perenni archetipi di solidarietà e prossimità umana”. D’altro canto la carità è sempre stato il tema conduttore della pastorale del Cardinale Sepe che quest’anno, proprio in coincidenza con il Giubileo Straordinario della Misericordia, compie i dieci anni alla guida della diocesi napoletana. “Dar da mangiare agli affamati e dar da bere agli assetati, hanno prodotto, negli ultimi anni, una fioritura d’iniziative inaspettate di carità e di sostegno ai più disagiati. Migliaia di persone hanno trovato un pasto caldo, medicine gratuite, assistenza e tutela della loro dignità. Questo è il risultato del grande cuore di una città che, nonostante le difficoltà, riesce a dedicarsi al prossimo”.
Negli ultimi quattro anni i poveri a Napoli sono aumentati e, contemporaneamente, è diminuito anche il numero di coloro che hanno sempre donato. “Purtroppo è colpa della crisi", spiega Don Enzo Cozzolino, direttore Caritas Napoli. "La povertà però non va in vacanza e per poter tenere le mense aperte abbiamo bisogno di persone che ci diano una mano. Ci stiamo organizzando per tenere aperte 10 mense e far fronte a molti bisogni e spesso cerchiamo non solo di offrire un pasto ma anche una spalla. Oggi i nuovi poveri sono coloro che hanno due case da mantenere e un solo stipendio”.
Padri separati che crescono insieme alle ex mogli i figli e contribuiscono alle spese della casa in cui abitavano. E nel frattempo devono pagarsi un affitto. Ma se la vita cambia lo stipendio resta uguale e così, funzionari pubblici e docenti universitari a contratto risparmiano sulle spese e mangiano alle mense Caritas.




