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martedì 04 agosto 2020
 

1986: quando l'Urss faceva troppo paura

Valerij Lobanovski guarda lontano ma la sua Urss si fermerà molto presto...
Valerij Lobanovski guarda lontano ma la sua Urss si fermerà molto presto...

Furto con destrezza. A volte succede. Però, quella volta dispiacque un po’ a tutti: per lo meno a quelli che amano lo sport e non il tifo. Mondiali del 1986, in Messico. Si gioca in altura e anche a orari impossibili, alle 12, per favorire la visione in Europa delle partite alla sera. Così, lassù, Mexico, nuvole, e calcio all’ora di pranzo.

Sono i mondiali di Maradona, che si mette una squadra intera sulle spalle e la trascina avanti a forza. Tutti si domandano se un’europea vincerà, finalmente, fuori dal suo continente: si guarda alla Francia di Platini, alla Germania Ovest di Matthäus, all’Italia campione uscente del “vecio” Bearzot. Nessuno guarda, invece, dove sta il calcio più bello. Sta in Urss, l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. Lì c’è un tecnico che fa parlare di sé da anni, Valerij Lobanovski, ma a occidente lo si guarda con sospetto.

Quando si parla dell’Urss partono i sorrisetti scettici di chi pensa che sì, sarà anche una bella squadra, ma misteriosa. E poi, quella è una bellezza che non ci piace, meglio se a essere belle sono le solite note: Brasile, Italia, Argentina, Germania Ovest. Quello di Lobanovski è un calcio da laboratorio, si dice con malizia, c’è qualcosa che poco avrebbe a che fare con la regolarità degli allenamenti. E il suo calcio, in effetti, è un laboratorio. I ruoli? Ma và, dice Lobanovski, servono a poco: duttilità innanzi tutto. Chi fa l’ala deve anche difendere, chi fa il terzino deve saper attaccare, il centravanti è solo una delle punte e gli inserimenti da dietro dei centrocampisti non sono casuali ma studiati. Un tocco e via, triangolazioni velocissime e sorprendenti.

Sembra il calcio di oggi, ed era solo metà degli anni Ottanta. Ma ha un peccato originale da scontare, quel calcio: viene da est, dall’Urss e allora, anche per la concomitanza di diversi “laboratori” in altri sport - vedi Germania Est e Cecoslovacchia - meglio crederci poco e andare coi piedi di piombo. Insomma, l’Urss è bella, gioca bene, ma chissà se davvero è pronta per vincere. E poi chi sono questi giocatori? Non escono dall’Urss, non vanno negli altri campionati europei a giocare e mostrarsi, sono quasi schermati, nascosti. Così, molti non ci credono neanche quando vedono in azione quei giocatori, quella squadra. Anzi, quelle squadre. Perché Lobanovski ha costruito la sua Urss partendo dalla Dinamo Kiev. Allena entrambe, la squadra di club e la Nazionale, dove trasferisce quasi tutti i suoi giocatori.

Unisce giocatori russi a ucraini, roba che oggi sarebbe delittuosa, vero amico Putin? La Dinamo Kiev vince quell’anno la Coppa delle Coppe ma al di là di un convenzionale applauso, molti sono gli scettici. S’è mai visto un allenatore che guida sia la squadra di club che la Nazionale attingendo quasi totalmente dalla prima? Sì, certo, c’era stata l’Ungheria degli anni Cinquanta, e s’è visto come finì con la Germania Ovest, no? Però nessuno ricorda che i giocatori della Germania, in quella finale mondiale del 1954 furono poi ricoverati tuti in ospedale per un’epatite sospetta, moooolto sospetta. Fosse capitato dall’altra parte della barricata, all’Ungheria, chissà cosa avrebbero detto in Occidente. Ma erano tempi di guerra fredda e lo stupidissimo orso russo, due anni dopo, provvide a trasformare l’Ungheria in un obbediente satellite del socialismo reale. Così, fu facile dimenticare il calcio ungherese e gli ospedali tedeschi.

Ora, invece, nel 1986, c’è ancora la guerra fredda ma i mezzucci delle varie propagande sono più sofisticati e anche il calcio serve a fare propaganda. E siccome a est i russi dicono che la propaganda la fanno gli occidentali per screditare i meriti sovietici, a ovest rispondono allo stesso modo: dalla parte nostra, l’Occidente, tutto quello che è made in Urss è bocciato. Anche le cose belle, quando ci sono. Quindi, nel calcio, non può essere vero che l’Urss giochi così bene. Ci dev’essere sotto qualcosa, ovviamente di poco leale. Quando alla prima partita l’Urss vince sommergendo di gol, 6-0, la prima avversaria, sembra cattiveria agli occhi dell’Occidente calcistico.

Già: se li avesse segnati l’Italia o la Francia, sarebbe stato calcio magnifico ma visto che li ha segnati il laboratorio sperimentale di Lobanovski, è cattiveria dell’orso russo. Piccolo particolare: l’Uss quei sei gol li fa proprio all’Ungheria, trent’anni dopo l’invasione. Quale occasione migliore per accusare i russi di cinismo sportivo e cattiveria di fondo? Lobanovski si chiede, come Lenin ai suoi tempi: che fare? Come convincere la critica? Possibile che non si voglia prendere atto che questo calcio non è fantascienza, è solo evoluzione naturale delle idee più moderne?

L’Urss alla seconda partita se la vede con la Francia di monsieur Platini. Gioca ancora bene, ma in modo meno aggressivo. Fa capire all’avversaria che anche un pareggio può bastare a entrambe per passare il turno, e così avviene: 1-1 e tutti contenti. Col Canada, infine, l’Urss vince 2-0; troppo più forti, questo non è hockey ma calcio, spiega il tecnico sovietico e nel calcio vince chi gioca meglio. Parole antipatiche, viste da ovest, supponenza da punire. Subito, se possibile. L’Urss è negli ottavi di finale e se la gioca contro il sorprendente Belgio del grande portiere Pfaff, del regista Vincenzino Scifo, figlio di emigrati italiani, dell’elegante Ceulemans, attaccante dai piedi buoni.

Ne esce una delle più belle partite della storia del calcio mondiale di tutti i tempi e, al tempo stesso, una delle partite più dimenticate, per convenienza. Perché ad arbitrare è stato chiamato uno svedese, Fredriksson, che ne combina di tutti i colori, e tutti da una parte sola. Così, una partita spettacolare tra due squadre belle e brave, viene rovinata. Primo tempo: 1-0 per l’Urss. Nel secondo, il Belgio pareggia, l’Urss torna in vantaggio e poi è nuovamente raggiunta. Si va ai tempi supplementari, e il Belgio ha la meglio, alla fine, per 4-3, al termine di una partita avvincente, emozionante e a tratti bellissima. Con l’aggiunta dell’arbitro, che non annulla due gol in fuorigioco dei belgi, così il pericolo rosso è allontanato per sempre. La moderna, spettacolare squadra di Lobanovski è fuori dai mondiali. E il dubbio resta ancora oggi: cosa avrebbe potuto fare l’Urss se non avesse incontrato sulla sua strada quell’arbitro? E cosa avrebbe potuto dare al calcio mondiale la sua evoluzione tattica e atletica?


21 giugno 2014

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