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Giornalista

Marchisio, il figlio della B

Il ragazzo ha la faccia da bravo ragazzo e spopola sui social network, non da solo (in condivisione con un paio di colleghi). Il ragazzo è Claudio Marchisio. E per lui forse è vero che non tutti gli accidenti vengono al mondo per fare danni. Marchisio in fondo è calcisticamente figlio di una  disavventura, anche. Aveva vent’anni nel 2006-7 quando la Juventus, penalizzata da Calciopoli, arava i campi della serie B. Ha esordito lì, quando si andava a Crotone, con gente che scroccava la partita dalle finestre dell’ospedale, tanto vicino era lo stadio.

Marchisio è un bel giocatore, tosto ed elegante, che probabilmente senza quell’anno che la Juve rinnega, non avrebbe mai pascolato i prati importanti della Champions e della Serie A, perché nello sport impazzito della libera circolazione dei lavoratori, sugli spazi dei ragazzi cresciuti in casa troppo spesso passa lo straniero.

Sarebbe arrivato certamente qualche acquisto esotico a chiudergli la porta dello spogliatoio se la Juventus fosse rimasta a spadroneggiare, più o meno regolarmente, in serie A. E invece ha trovato la porta aperta, e come una formichina si è guadagnato il prato, una partita alla volta, fino alla A, allo scudetto, fino in Champions e ora in Brasile, a cercarsi il tetto del mondo fra i migliori.


15 giugno 2014

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