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domenica 05 luglio 2020
 

La cella dove non si può cambiare una lampadina

La città brasiliana di Açailândia ha indossato un abito giallo e verde per onorare i Mondiali in corso. Luci al neon, striscioni, bandierine, asfalto dipinto, musiche, tutto rimanda all’evento degli eventi. Eppure l’altro giorno sono entrato in un edificio dove non si trova alcun riferimento alla Coppa. Probabilmente l’unico in tutta la zona. Nel Centro di Detenzione Provvisoria costruito nel quartiere di Vila Ildemar, infatti, le partite sono solo un’occasione per fuggire dalla realtà per qualche ora. Per il resto, c’è poco da festeggiare. Circa 140/150 persone, per lo più uomini, sono pigiate in uno spazio che dovrebbe accoglierne al massimo 70. E la situazione è tanto critica da essersi meritata l’attenzione dei più importanti media internazionali, come The Economist e la BBC. Alla faccia della montagna di denaro piovuto sugli stadi usati per le partite, qui non sono arrivate neppure le briciole.

E così nella cella 1 non ci sono i soldi per cambiare la lampadina. Un bel problema se si pensa che ci vivono 17 detenuti invece dei 7 previsti e si considera che al posto della finestra c’è solo una piccola apertura sulla parte superiore della parete esterna. Insomma, qui è buio a qualunque ora del giorno. E a tutto questo si aggiungono un calore e una puzza insopportabili, in una regione dove la temperatura non scende quasi mai sotto i 30 gradi.La descrizione di questa casa degli orrori può continuare a lungo. L’acqua, per esempio, viene distribuita solo tre volte al giorno e nelle celle non ci sono neppure i rubinetti. Ossia: c’è un tubo che viene fuori dal soffitto dal quale esce l’acqua per un’ora e mezza dopo la colazione, un’ora e mezza dopo pranzo e un’ora e mezza dopo cena. E in questo arco di tempo tutti si mettono a riempire secchi e bottiglie per potere bere (acqua calda), per lavarsi e per i servizi igienici. Sperando che la quantità raccolta basti fino alla prossima gentile concessione della direzione.

Come si sente dire spesso partecipando agli incontri della Pastorale Carceraria, la prigione si è trasformata nella migliore Università del Crimine del Brasile. Si può finire dietro le sbarre sapendo rubare una gallina e si può uscirne capaci di assaltare una banca o ammazzare una persona.In conclusione, nel Paese della Coppa ci sono ancora persone trattate come delle bestie. Si deve ancora capire che rispettare un detenuto significa proteggere la società. E la difesa dei diritti umani sembra non essere proprio di casa.


22 giugno 2014

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