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martedì 04 agosto 2020
 

Da Balotelli a Pirlo a Serey, le lacrime mondiali

Andrea Pirlo. per lui anche le lacrime dell'addio alla Nazionale.
Andrea Pirlo. per lui anche le lacrime dell'addio alla Nazionale.

Super Mario, che ha perso ancora una volta i suoi super poteri, ha cercato di volare su una palla e ha rimediato solo un'ammonizione. E tanti fischi da quel pubblico tutto azzurro, ma di un altro azzurro, quello degli uruguayani. Vicini di casa del Brasile sono accorsi in massa negli stadi e si sono fatti beffe di lui. Relegato da Prandelli in panchina nel secondo tempo, alla fine della partita ha gli occhi persi nel vuoto e bagnati. Piange come quella volta contro la Spagna, agli Europei del 2012. Anche in quell'occasione non gli era riuscito quasi niente. Ma quella era una finale. Lui era l'eroe di Italia-Germania. Tutto quello che fa ora, dopo l'eliminazione dell'Italia al primo girone mondiale, è chiudersi sul pullman. Resta lì, dicono, seduto da solo per un'ora. A  pensare.

Era pronto all'addio, già annunciato, l'uomo che ha vinto tutto. Andrea Pirlo ha sbagliato poco anche a questi Mondiali così fallimentari, ma forse anche lui poteva dare molto di più. Meno palle sempre all'indietro? Più lanci in avanti alle punte, che tanto, comunque, non beccavano una palla? Lascio da parte le analisi tecniche. L'ho già ripetuto più volte, in questo insolito blog che tengo per i Mondiali. Non sono giornalista esperta di calcio, ma donna. Mi toccano di più le lacrime. Quelle di Andrea mi avevano già colpito in occasione degli Europei 2012. Lui che è uno serio, professionale, allora avrebbe voluto vincere ed evitare lo smacco di quel 4 a 0. Oggi piange perché lascia il calcio e la Nazionale. E forse avrebbe voluto lasciare in un momento di maggior gloria. Non tra polemiche e amarezza. 

Ha pianto anche uno che in campo ha dato molto, Marco Verratti, unica luce di una partita da dimenticare. Lui fa tenerezza, perché è poco più di un ragazzino, anche fisicamente (classe 1992). Esce poco gloriosamente dal campo su una barella.   «E’ stata una gara tirata, intensa, io ho le lacrime agli occhi perché sono convinto che questa squadra ce l’abbia comunque messa tutta». Era il primo Mondiale della sua vita, gliene auguriamo ancora molti. Come per Marco Parolo, anche lui non male in campo. E per Balotelli, che forse su quel pullman si stava già chiedendo se qualche altro commissario tecnico crederà ancora in lui. Come ha fatto Prandelli, che ha scommesso così tanto su di lui, uno dei giocatori più emotivi e imprevedibili del nostro campionato.

Parlo ancora di lacrime e di emozioni per un giocatore che ha commosso il mondo: Serey Die, centrocampista del Costa d'Avorio, squadra che è stata messa fuori da Colombia e Grecia. Lui però non piangeva per l'eliminazione mondiale. Non come i nostri Azzurri, o le Furie Rosse spagnole o gli inglesi, calciatori blasonati tra i più pagati al mondo. Lui era solo emozionato di sentire l'inno della sua Nazione e di essere lì. Per lui contava solo esserci. Lacrime di gioia.  


25 giugno 2014

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