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martedì 04 agosto 2020
 
TeleMondiali Aggiornamenti rss Marco Deriu
Giornalista e docente di Teoria e tecnica dei media all'Università Cattolica

Il giallo della partita inaugurale

La cerimonia di apertura è sempre un bello spettacolo, ma un Mondiale di calcio comincia con il fischio d'inizio della partita inaugurale. E così è stato giovedì 12 giugno 2014 alle 22 (ora italiana), con la diretta di Brasile-Croazia. Dopo pochissimo tempo e per un bel po', il più inquadrato di tutti è stato Marcelo. Il quale, dopo soli 11 minuti, ha segnato. Nella sua porta. E lo stadio è ammutolito. E le telecamere hanno iniziato a pedinarlo. E la regia tv ha dato ampio spazio ai primissimi piani del calciatore.
Poi, superato lo i smarrimento, i tifosi – e i cameramen – hanno ricominciato a incitare i loro beniamini di casa più forte di prima. E finalmente, al minuto 29, quello sfrontato di Neymar (prima dell’inizio della competizione ha già dichiarato che sarà il Brasile ad alzare il trofeo mondiale) ha sanato il torto dell’autogol, segnando nella porta giusta: quella della Croazia.

Ma qui parliamo di tv, non di schemi o prodezze atletiche. E allora diciamo che, proprio dal momento del pareggio, le immagini televisive si sono rianimate, hanno riconquistato la loro verve e hanno ripreso colore, grazie al risveglio della regia. Ne è uscita una videocronaca “empatica”, che ha toccato i suoi apici nel momento del 2-1 e nel gol conclusivo del 3-1 per i padroni di casa. E ha permesso a noi spettatori di sperimentare le novità tecnico-regolamentari delle riprese televisive.
La moltiplicazione degli sguardi sul (e nel) campo è la cifra di questi Mondiali, che paiono già segnati nei pronostici (i padroni di casa sono superfavoriti, subito dietro c’è la Spagna e poi un ristretto gruppo di nazionali che forse non contempla la nostra…) ma che proprio alla tecnologia della tv affidano gli aspetti più spettacolari. A partire dalla “Goal-line technology” (Git) che – con una telecamera puntata sulla riga di porta – traduce l’inquadratura in un’immagine elettronica e fa vedere se il pallone ha oltrepassato completamente la linea di porta oppure no.

La pluralità dei telesguardi ha ingenerato anche la diversificazione delle voci da telecronaca. La Rai, per esempio, ha trasmesso Brasile–Croazia in diretta sia su Rai1 che su Rai Sport. Stesse immagini, stesse sovrimpressioni, diversi commentatori (ovviamente): sul primo canale della tv pubblica è andata in onda la compassata telecronaca di Alberto Rimedio. Su RaiSport1 è stato invece allestito “Maxinho do Brazil”, un salotto commentativo sullo stile dei molti che vedono un conduttore e i suoi ospiti commentare il match tra il serio e il faceto. In questo caso è il “Pierino” della situazione è Max Giusti, che mescola alla cronaca di Marco Civoli e ai commenti di Vincenzo D’Amico le sue battut(in)e, in una sorta di “Quelli che… i Mondiali”.
Tra l’una e l’altra proposta c’è lo stesso rapporto che c’è fra un quotidiano serio e un tabloid di gossip: si racconta e si commenta la stessa realtà – in questo caso le immagini della partita – ma con un tono diverso, meno sul contenuto e più sul contorno in stile “stiamo insieme e divertiamoci un po’”.

Molto televisivo anche lo spray bianco “simpatico” (svanisce dopo qualche minuto) con cui l’arbitro segna a la riga per ricordare alla barriera umana la distanza dal pallone fermo da rispettare sui calci di punizione.
A proposito del “giallo” del titolo di questo post… Parliamo di scommesse in nero dietro l’autogol di Marcelo? Dell’inspiegabile presenza di alcuni settori completamente vuoti in tribuna centrale? Del rigore fantasma concesso senza motivo al Brasile per il gol del 2-1?
Niente di tutto questo: il giallo è quello maglie dei giocatori brasiliani e del pubblico allo stadio, con indosso la stessa divisa degli 11 carioca in campo. Un
colpo d’occhio inconfondibile. Sarà alla fine un “giallo oro”?



13 giugno 2014

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