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martedì 04 agosto 2020
 

La partita triste delle squadre perdenti

Johann Cruyff, capitano dell'Olanda nel 1974. Dalla maglia fa togliere una delle striscie dello sponsor...
Johann Cruyff, capitano dell'Olanda nel 1974. Dalla maglia fa togliere una delle striscie dello sponsor...

È la partita dei perdenti, sempre un po’ malinconica, con due squadre in lotta per sapere chi ha perso un pochino meno di chi ha perso un po’ troppo. La gara per il terzo posto, una sfida che nessuno mette in preventivo come punto d’arrivo. Stavolta, a sudare per il premio del nulla saranno i resti del Brasile, strapazzati dalla Germania, e la poco coraggiosa Olanda, che ha perso ai rigori contro l’Argentina.

Brasile-Olanda è storia del calcio recente, che parte nel 1974, con una squadra rivoluzionaria che mostra al mondo un nuovo modo di giocare, dove i ruoli contano sì, ma fino a un certo punto, le marcature sono a zona totale e un fuoriclasse assoluto, Johann Cruyff, dirige la sua orchestra orange con eleganza, velocità e classe. Una squadra così bella... da perdere tutto quello che c’è da perdere, due mondiali e un europeo in soli quattro anni, dilapidando un patrimonio che, buffa legge del contrappasso, tutto il mondo calcistico copierà. Quell’Olanda del 1974 stava superando ogni esame, sconfiggendo non solo gli avversari, ma anche gli scettici e gli oltranzisti di un calcio vecchio, destinato a essere travolto dall’onda d’urto arancione.

OLANDA - BRASILE del 1974




Non si era mai vista una squadra che porta in ritiro mogli e fidanzate; non si era mai visto che anche la numerazione delle maglie uscisse dagli schemi consueti, col portiere numero 8 e il fantasista che anziché il 10 sceglie il 14. Quella maglia diverrà una delle più celebri della storia, anche perché Cruyff decide di farsi togliere una delle tre strisce tipiche del marchio dello sponsor che, incredibilmente non protesta, stupito come tutti di quello che fanno gli olandesi dentro e fuori dal campo. È l’Olanda capellona, libera, rivoluzionaria, sorridente e sfrontata. Dopo aver superato il primo turno, entra in un girone che sembra fatto apposta per mettere in crisi quell’indisponente Nazionale, fino ad allora rimasta ai margini della storia calcistica mondiale.

L’Olanda ha trionfato nel suo gruppo contro Svezia, Bulgaria e Uruguay, spazzate via con facilità: tre vittorie su tre e gioco inarrestabile. Ma adesso, nella seconda fase, si ritrova in un gruppo più qualificato: Brasile, Argentina e Germania Est. La prima classificata andrà direttamente in finale, a Monaco di Baviera. Il Brasile è campione del mondo uscente ma non c’è più Pelè. Fatica contro la Germania Est che resiste un’ora e poi cede su una punizione di Rivelino. L’Argentina non ha capito che cosa sta per accadere. La sua ala sinistra, Ruben Hugo Ayala, prima di affrontare l’Olanda, sprezzante, pronostica: «Con i tulipani faremo un bel mazzetto».

Vince l’Olanda 4-0 ma avrebbe potuto segnare almeno altri tre gol. La seconda giornata del girone conferma le impressioni precedenti: Cruyff e compagni affondano la Germania Est (2-0) mentre il Brasile ha la meglio su un’Argentina ormai allo sbando (2-1). Ora, l’ultima partita, quella decisiva. Basterebbe un pari agli olandesi, perché ha una migliore differenza reti ma lo spettacolo arancione continua. Bella gara e campioni del mondo costretti a rincorse continue e a molti falli per arginare la furia olandese.

Il Brasile resiste un tempo ma nella ripresa va al tappeto come un pugile senza più fiato né gambe: Neeskens segna di forza mentre l’azione del raddoppio, firmata Cruyff, è forse la più bella in assoluto di quel mondiale. Così, l’Olanda va in finale eliminando il Brasile campione del mondo. Perderanno entrambe: gli olandesi contro la Germania Ovest padrona di casa e il Brasile contro la Polonia nella finalina per il terzo posto.

Le due squadre si ritroveranno solo vent’anni dopo, nel 1994, negli Stati Uniti, quarti di finale. Il calcio totale è stato ormai assorbito da un tutti: maggiore atletismo, gioco a zona, tattica del fuorigioco, calciatori capaci di mettersi in azione in più zone del campo. In questo clima di modernità resiste, intatto, anche il fascino del calcio “bailado”, di quel samba col pallone che solo il Brasile riesce a mostrare: tecnica, grazia gestuale, bellezza, naturalezza e classe.

OLANDA - BRASILE del 1994




È una bellissima partita, da una parte e dall’altra. Nel secondo tempo il Brasile prende in mano le redini del gioco e segna due volte, con Romario e Bebeto. Sembra fatta ma l’Olanda torna sotto, accorcia le distanze con Bergkamp e poi pareggia addirittura, con Winter. Il finale, palpitante, vede il Brasile andare a segno definitivamente su punizione, con Branco. L’Olanda è eliminata, per i brasiliani si aprono le porte della semifinale.

E proprio in semifinale le due squadre si incontrano nuovamente quattro anni dopo, nel 1998, in Francia. Anche qui tutto nel secondo tempo, prima con il gol di Ronaldo e poi con il pareggio a tre minuti dalla fine di Kluivert. Tempi supplementari e rigori: il portiere brasiliano Taffael para due penalty e promuove il suo Brasile. Infine, quattro anni fa, rivincita olandese nei quarti di finale, con doppietta di Sneijder che ribalta il vantaggio iniziale di Robinho.

Stavolta in palio ci sarà solo il terzo posto; nelle altre occasioni c’erano i sogni. E ci piacerebbe rivedere, in futuro, il Brasile felice. Dimentichi la bufera tedesca, gli appassionati di calcio vogliono un Brasile nuovamente protagonista. Quanto all’Olanda, resta una bella eternamente incompiuta, una squadra che si fa ammirare ma che non riesce mai a vincere.


11 luglio 2014

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