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martedì 11 agosto 2020
 
TeleMondiali Aggiornamenti rss Marco Deriu
Giornalista e docente di Teoria e tecnica dei media all'Università Cattolica

La retorica del "déjà vu"

L’abbandono anzitempo del Mondiale in Brasile da parte della nazionale italiana di calcio è un dato acquisito e ormai trasmesso agli annali. Con esso, anche la voglia nazionalpopolare di voltare pagina al più presto e dimenticare le immagini dell’epilogo contro l’Uruguay. Che sono scorse davanti agli occhi degli spettatori, sintonizzati sulla partita in diretta, all’insegna del “déjà vu”.

Già visto, per esempio, è stato l’atteggiamento rinunciatario degli azzurri in campo. Già visto l’intemperante Suarez, protagonista in passato di morsi e aggressioni in campo, che ha replicato prendendosela con la spalla sinistra del nostro Chiellini; l’inquadratura dei due a terra, con l’italiano dolorante e l’uruguayano che si tocca gli incisivi, è di quelle da manuale (a quanto pare, oltre ai corsi e ricorsi esistono anche i morsi e rimorsi storici). Già visto l’arbitraggio non proprio a favore dell’Italia da parte del signor Moreno, omonimo (o… cognonimo) di altra giacchetta nera che in un Mondiale passato non fu tenera con i pedatori di casa nostra.

Già viste l’abulia di centrocampo e attacco, la mancanza di schemi e di idee di chi alla vigilia prometteva i gol necessari (Balotelli e Immobile su tutti, ovviamente), la foga pedatoria – nel vero senso della parola – di Marchisio (abbracciato e consolato da Prandelli dopo l’espulsione, peraltro meritata), l’evidente fallo da rigore di Bonucci su Cavani in area non fischiato dall’arbitro (che, probabilmente, non era così tanto anti-azzurri come ci piace pensare), la faccia irosa di capitan Buffon di fronte al direttore di gara per perorare le ragioni dei nostri.

Già visti gli sguardi rassegnati perfino delle telecamere sulla crescente mestizia dei giocatori in campo, già visti i totali sul rettangolo di gioco che evidenziavano la staticità della (presunta) manovra di gioco, già visti i campi lunghi sulle piazze in cui le folle di tifosi si erano radunate intorno ai maxischermi piazzati per l’occasione in attesa di festeggiare un passaggio di turno che, alla vigilia era un risultato considerato perfino sotto il minimo sindacale.

E, a fianco del già visto, anche tutto il già sentito in parallelo. Già sentiti i commenti critici di quando la squadra perde (ma se all’ultimo minuto, in modo del tutto casuale, la palla avesse per qualche ventura oltrepassato la riga della porta dell’Uruguay, saremmo qui a celebrare la “storica” impresa), gli annunci di dimissioni del commissario tecnico e del presidente federale, il “toto-allenatori” scattato un minuto dopo il fischio finale, gli insopportabili soloni del “l’avevo detto io…”.

Ora la pagina è voltata e – ci sembrerà strano, ma è così – i Mondiali di calcio in Brasile continueranno senza l’Italia. Con la magra (sportivamente parlando) consolazione che, privi degli azzurri impegnati in campo, potremo (forse) apprezzare di più e meglio lo spettacolo del calcio, al netto delle emozioni positive o negative di un coinvolgimento diretto finito martedì 24 giugno 2014 fra le 19.30 e le 20 (ora italiana).


25 giugno 2014

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