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martedì 11 agosto 2020
 

Mondiali 2014: è tatuaggio-mania

Il polpaccio tatuato di De Rossi.
Il polpaccio tatuato di De Rossi.

Si sa, il più modaiolo della storia del calcio è sicuramente David Beckham. Testimonial quest'estate della collezione di costumi da bagno della catena H&M, insieme alla moglie Victoria è già stato scelto in passato come modello persino da Giorgio Armani. Come ogni trend setter che si rispetti, è stato lui l'antesignano della tattoo-mania. Moda letteralmente esplosa a questi Mondiali.
Non nascondo che il calcio, come molte donne, lo seguo soprattutto in occasione dei grandi appuntamenti internazionali. Non potevo perciò non notare il crescendo, negli anni, di questo curioso fenomeno, una specie di gara nella gara. Ci si sfida a calci dati al pallone e a gol inferti all'avversario, ma anche tra giocatori della stessa squadra a suon di tatuaggi.

Non ha portato molta fortuna, per ora, allo spagnolo Sergio Ramos l'idea di tatuarsi sui due polpacci le coppe vinte finora: la Coppa del Mondo da una parte e quella dei Campioni dall'altra, conquistata quest'anno con il Real Madrid in finale con l'altra squadra di casa, l'Atletico.

Sicuramente un po' confuso l'attaccante dell'Argentina Ezequiel Lavezzi, che ha affiancato, tra i suoi molti tatuaggi, un rosario a una pistola... Non commentiamo.

Più patriottico l'inglese Wayne Rooney, una delle bandiere dell'Inghilterra. Fino all'ultimo ha lottato per riportare al pareggio la sua squadra a Manaus, e purtroppo si è fatto anche notare per uno dei peggiori calci d'angolo della storia dei Mondiali. Ha fatto comunque onore alla sua Nazione e al tatuaggio patriottico che porta sull'avambraccio, con la scritta English and proud (inglese e orgoglioso).

Autentico maniaco dei tatuaggi è il portoghese Raul Meireles, sulla schiena ha un enorme drago colorato, ma porta anche scritte che ricordano la moglie Yvone e la figlia Laura.

E ora passiamo ai giocatori della Nazione ospite. Il numero 10 Neymar, sicuramente l'atleta di punta del Brasile, porta sul collo il suo motto, ovvero la scritta in portoghese Tudo passa: tutto passa.

I nostri ragazzi non sono di certo da meno. Daniele De Rossi ha tatuato sulla gamba un segnale simile a quelli stradali di un giocatore che si butta contro le gambe dell'avversario. Forse vuole ricordare all'avversario che non passerà facilmente e che dovrà vedersela con lui. E con le sue gambe, appunto. Ma è anche un tenero e romantico papà, che ha scelto anche il disegno di due Teletubbies, i celebri pupazzi animati, circondati dalla canzone preferita dalla figlia Gaia.

Mario Balotelli, il Super Mario nazionale, autore dello splendido secondo gol che ha portato in vantaggio l'Italia contro l'Inghilterra, porta una citazione dì Gengis Khan. Sicuramente molto discutibile. Infatti, ha già fatto discutere. Meglio delle sue massime è  il suo calcio. Meglio che si concentri lì. Anche perché contiamo ancora su di lui.

Restando nella rosa degli attaccanti, un fan dei tatuaggi è  la punta Antonio Cassano. Ciro Immobile ha il suo numero di maglia, il 17, tatuato insieme all'iniziale della fidanzata Jessica Melena. Ha anche un disegno speciale che si è fatto insieme ai compagni di squadra Marco Verratti e Lorenzo Insigne. Lorenzo Verratti del resto ha anche un terribile scheletro colorato che emerge da mazzi di fiori.

Il principino Marchisio porta con eleganza sotto il braccio la scritta Impossible is nothing, niente è impossibile. 

Ma come sempre quando c'è una moda, cìè anche chi va contro corrente. Non amano i tatuaggi le due punte estreme della prima partita contro l'Inghilterra (almeno secondo me). Colui che purtoppo è stato per ora uno dei peggiori in campo, ossia il difensore di origini argentine Gabriel Paletta. Ogni volta che la palla finiva nella sua parte di campo, c'era da sudare freddo. Speriamo di ritrovarlo in miglior forma nella prossima partita. Detesta i  tatuaggi anche uno dei migliori in campo, la vera sorpresa di questo inizio di Campionato, Matteo Darmian. Lui che milita nel Torino, ma che è di Rescaldina vicino a Milano, ha iniziato come molti a giocare a pallone nell'oratorio del paese. E ora anche Prandelli crede in lui. Una grande chance che per ora si è giocato alla grande.  


15 giugno 2014

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