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martedì 04 agosto 2020
 

Spagna: la secessione non fa la forza

In Spagna se ne discute da mesi. Le città di Girona, Vic e Tortosa si sono dichiarate "territorio catalano libero" e il presidente della Catalogna Artur Mas ha annunciato un referendum per la secessione alla fine di quest'anno. Voto che il Governo spagnolo e il Consiglio europeo hanno subito smentito e definito addirittura  illegale e anticostituzionale. 

Ma la onda indipendentista non si ferma di certo e ha colpito in modo acceso anche le fila della Nazionale di calcio, intaccando fortemente la spirito di squadra. Forse non è solo un caso: ai Mondiali i risultati di questa mancata unione sono stati eclatanti e sono ormai sulla bocca di tutti, strillate sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo. Il parallelo è stato facile: proprio nel giorno in cui è iniziato il regno di Felipe e in Spagna ha giurato un nuovo re, nel regno del calcio, la regina Spagna ha definitivamente abdicato.
 
Tra le tifoserie più estreme del Paese si sono moltiplicate le maldicenze sugli indipendentisti catalani e il loro mancato senso di squadra. Del resto, da tempo, esiste una contro-Nazionale catalana: sostanzialmente il grande Barcellona con qualche innesto. Le partite sono strombazzate e super pubblicizzate, ma raccolgono in verità poco pubblico. La Lega del calcio catalana non è mai stata riconosciuta, infatti, né dalla Uefa nè dalla Fifa e non può prendere parte alle grandi Coppe internazionali. 

E' normale che gli spagnoli, e in particolare quelli che si sentono spagnoli veri (insomma quelli che parlano il monarchico castigliano), si attacchino a tutto per giustificare la débacle dei connazionali. Già in molti avevano messo le mani avanti sul fatto che le due squadre di punta del campionato, le madrilene Atletico e Real, erano state "spompate" dalla finale tutta interna di Champions. Finale vissuta allo spasimo, perché si trattava anche di un memorabile derby.

Cesc Fàbregas (Reuters).
Cesc Fàbregas (Reuters).

E ancora, ha fatto discutere parecchio il fatto che il catalano Carles Puyol, capitano della gloriosa Spagna del 2010, avesse deciso di lasciare i campi di calcio a poche settimane dai Mondiali. Anche perché, proprio lui, era tra quelli in odore di tradimento secessionista... Non pochi hanno infatti notato un vezzo tutto indipendentista suo e dell'altro catalano Xavi (anche lui medita lo stop dopo il Brasile). Sui siti c'è chi si è divertito a postare l'immagine delle gambe della selezione spagnola allineata prima del calcio d'inizio. I calzettoni della Roja prevedono una fascia elastica con i colori della bandiera spagnola. Sulle gambe dei due giocatori del Barcellona la fascia appare, in alcune immagini, rivoltata con cura verso l'interno. Insomma, bandiera rinnegata. 

Del resto, in Qatar, dove forse i giocatori andranno a concludere la carriera nell'Al Arabi, potranno lasciarsi alle spalle ogni polemica.

Nel frattempo, un altro tra i grandi del calcio catalano Cesc Fàbregas, già candidato al passaggio al Chelsea di Mourinho, ha fatto adirare gli indipendentisti. Al contrario, è stato acclamato dagli altri appassionati di pallone della restante Spagna. Si è infatti rifiutato di rispondere in catalano a un giornalista che lo intervistava per una radio della Catalogna. Da giocatore della Nazionale, infatti, ha ritenuto più corretto parlare in castigliano, per essere compreso in tutto il Paese.          


19 giugno 2014

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