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1 novembre 2013 – Tutti i santi

Intende celebrare, in un’unica festa, la memoria dei santi come riflesso di colui che è «tre volte santo» e chiama tutti i credenti, rigenerati alla vita di “figli”, a partecipare della sua santità.

Il Lezionario

Fa proclamare, ogni anno, i seguenti brani della Scrittura: Lettura: Apocalisse 7,2.4.9-14; Salmo 88 (89); Epistola: Romani 8,28-39; Vangelo: Matteo 5,1-12a. (Le orazioni e i canti della Messa sono quelli propri della solennità nel Messale Ambrosiano).

Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (7,2-4.9-14)

Nel giorno del Signore, io, Giovanni 2 vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: 3«Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».

4E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.

9Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. 10E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».

11E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: 12«Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
13Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». 14Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

 

La prima parte del brano (vv.2-4) riporta la visione dell’angelo incaricato di segnare «con il sigillo del Dio vivente» i servi di Dio, vale a dire quanti, anche in Israele, sono rimasti fedeli a lui e il cui numero simbolico ammonta a «centoquarantaquattromila». Nella seconda parte (vv. 9-14), la visione riguarda la liturgia celeste a cui partecipa la moltitudine dei salvati appartenenti alle “genti” (vv. 9-10) e degli esseri celesti (vv. 11-12). I vv. 13-14 spiegano che i salvati lo sono grazie alla redenzione operata dal Cristo che «ha lavato le loro vesti» ossia li ha liberati dal peccato e li ha santificati facendoli partecipare, nel battesimo, alla sua Pasqua.

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,28-39)

Fratelli,28,noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. 29Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

31Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? 33Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! 34Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!
35Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36Come sta scritto: / «Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, / siamo considerati come pecore da macello». / 37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, 39né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Il brano, preso dalla parte dottrinale della Lettera, si apre con un’ulteriore presentazione, da parte dell’Apostolo, del disegno divino di salvezza che intende “conformare” i credenti all’immagine del Figlio di Dio, di Gesù, qui indicato come «il primogenito tra molti fratelli» (vv.28-30). Ad essa, perciò, fanno seguito due inni, il primo (vv. 31-33) all’amore di Dio che ha dato per gli uomini il proprio Figlio e quindi (vv. 34-39) all’amore di Cristo che ha dato la sua vita per noi e dal quale niente e nessuno potrà mai separarci sia che appartenga a una potenza terrena o celeste.

Lettura del Vangelo secondo Matteo (5,1-12a)

In quel tempo. / 1Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: / «3Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli. / 4Beati quelli che sono nel pianto, / perché saranno consolati. / 5Beati i miti, / perché avranno in eredità la terra. / 6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, / perché saranno saziati. / 7Beati i misericordiosi, / perché troveranno misericordia. / 8Beati i puri di cuore, / perché vedranno Dio. / 9Beati gli operatori di pace, / perché saranno chiamati figli di Dio. / 10Beati i perseguitati per la giustizia, / perché di essi è il regno dei cieli.
11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Il brano riporta l’avvio del grande discorso programmatico che Gesù rivolge alla folla e ai discepoli «sul monte» e che comprende i capitoli 5-7. Qui, con le beatitudini, Gesù intende indicare a tutti la via che conduce alla felicità vera e duratura e che è la via della piccolezza o povertà di spirito, della disponibilità a permanere nell’umiliazione e nel dolore attendendo la consolazione del Signore (v. 4); la via della mitezza sull’esempio di Cristo e della ricerca continua della “giustizia”, ossia della fedeltà ai voleri divini (vv. 5-6); la via della misericordia e della purezza di cuore che consiste nel riflettere, nel nostro, il comportamento di Dio (vv. 7-8) e quella di fare opere di pace sull’esempio del Signore che, nella sua persona, ha pacificato Dio e l’uomo (v. 9). La via alla felicità, inoltre, passa paradossalmente attraverso la persecuzione a causa dell’osservanza dei divini precetti e della sequela di Cristo (vv. 10-11). Ad essa corrisponde un’adeguata «ricompensa nei cieli» che consiste nella partecipazione alla vita divina (v. 12).

Commento liturgico-pastorale

L’odierna solennità è destinata anzitutto a esaltare con fede ammirata la grandezza di Dio, il tre volte santo, e della cui santità fa partecipi «quelli che egli da sempre ha conosciuto» e che «li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo» (Epistola: Romani 8,29).

La Lettura apre a noi, pellegrini su questa terra, uno squarcio sull’eternità beata, descritta come un raduno di «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» attorno al trono di Dio e dell’Agnello, ovvero del Signore risorto che reca su sé i segni riconoscibili del suo amore quale è la sua Passione salvifica (Apocalisse 7,9).

Comprendiamo, in tal modo, che «quelli che Dio ha conosciuto» e «predestinati» alla salvezza sono l’intera umanità, ossia gli uomini e le donne che lungo i secoli accoglieranno con fede Gesù e il suo Vangelo, trovando anch’essi la loro beatitudine, ovvero la felicità piena e duratura, nel seguirlo sulla via dell’umiltà, della piccolezza e dell’obbedienza al volere divino, declinata nelle otto beatitudini (Vangelo: Matteo 5,3-11). È la via che conduce il credente a rivestirsi di Cristo e ad assumere i suoi lineamenti così che il Padre veda in lui l’immagine del Figlio suo.

Il libro dell’Apocalisse, inoltre, precisa ulteriormente la fisionomia dei santi parlando della «veste bianca» da essi indossata nella visione dell’adunanza celeste. Si tratta della nuova condizione di vita che, attraverso la partecipazione alla «grande tribolazione», ovvero alla passione, morte e risurrezione del Signore, fa del credente una nuova creatura che reca su di sé «il sigillo… del nostro Dio» ovvero l’immagine del Figlio (cfr. Apocalisse 7,2).

Di conseguenza, già da questa terra è possibile far parte dell’adunanza festosa del cielo a quanti credono nel Signore Gesù e portano nella loro vita la Passione gloriosa del Signore attivata nei sacramenti pasquali nei quali le «loro vesti», ossia la loro persona,vengono «lavate» e rese «candide  nel sangue dell’Agnello» (v.14).

Tale immersione nel sangue dell’Agnello fa di noi, per pura grazia di Dio, una gente santa, il suo popolo santo, in attesa di passare dal raduno provvisorio che si palesa attorno alla mensa eucaristica, a quello definitivo dell’adunanza celeste verso la quale la preghiera liturgica ci esorta ad affrettare «nella speranza il nostro cammino» (Prefazio).

La nostra esperienza, però, ci dice che certamente Dio ci ha fatto e ci fa continuamente dono della sua santità, ma è altrettanto certo che, non essendoci in noi la pienezza dell’amore, diventiamo ancora vittime del peccato e del male che offusca in noi l’immagine del Figlio e ci allontana da Dio, fonte di ogni santità.

In questo non facile cammino verso il festoso raduno del cielo lungo il quale, non essendoci in noi la pienezza dell’amore, cadiamo facilmente vittima del peccato che offusca l’immagine del Figlio scolpita in noi dallo Spirito, ci sostiene una grande, incrollabile certezza: l’amore di Cristo! (Romani 8,35) che fa dire all’Apostolo: «Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze,né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (vv.38-39).

Contemplando oggi la gloria dei Santi, ci affidiamo all’intercessione «di questa immensa schiera che prega per noi» (orazione A Conclusione della Liturgia della Parola) e, mentre guardiamo e riconosciamo in essi un riflesso della santità di Dio, a lui diciamo: «I cieli cantano le tue meraviglie, Signore, la tua fedeltà nell’assemblea dei santi» (Salmo 88).


29 ottobre 2013

 
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