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sabato 03 dicembre 2022
 

1 Settembre 2013 – I Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Nella tradizione liturgica ambrosiana la morte del Battista, il cui martirio è celebrato il 29 agosto, è vista come il compimento non solo del suo annuncio profetico, ma dell’intera Prima Alleanza. Ora colui che «deve venire» è presente e operante nella potenza dello Spirito, è il Signore Gesù a cui la Chiesa guarda come Signore e Salvatore.

 

Il Lezionario

 

Prevede la proclamazione dei seguenti brani biblici: Lettura: Isaia 30,8-15b; Salmo: 50 (51); Epistola: Romani 5,1-11; Vangelo: Matteo 4,12-17. Luca 24,9-12 viene letto, quale Vangelo della Risurrezione, nella Messa vigiliare del sabato. (Le orazioni e i canti della Messa sono quelli propri della XXII domenica del Tempo «per annum» nel Messale Ambrosiano).

 

Lettura del profeta Isaia (30,8-15b)

 

Così dice il Signore Dio: / «8Su, vieni, scrivi questo su una tavoletta davanti a loro, / incidilo sopra un documento, / perché resti per il futuro / in testimonianza perenne. / 9Poiché questo è un popolo ribelle. / Sono figli bugiardi, / figli che non vogliono ascoltare la legge del Signore. / 10Essi dicono ai veggenti: “Non abbiate visioni” / e ai profeti: “Non fateci profezie sincere, / diteci cose piacevoli, profetateci illusioni! / 11Scostatevi dalla retta via, uscite dal sentiero, / toglieteci dalla vista il Santo d’Israele”». / 12Pertanto dice il Santo d’Israele: / «Poiché voi rigettate questa parola / e confidate nella vessazione dei deboli e nella perfidia, / ponendole a vostro sostegno, / 13ebbene questa colpa diventerà per voi / come una breccia che minaccia di crollare, / che sporge su un alto muro, / il cui crollo avviene in un attimo, improvvisamente, / 14e s’infrange come un vaso di creta, / frantumato senza misericordia, / così che non si trova tra i suoi frantumi / neppure un coccio / con cui si possa prendere fuoco dal braciere / o attingere acqua dalla cisterna». /15Poiché così dice il Signore Dio, il Santo d’Israele: / «Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, / nell’abbandono confidente sta la vostra forza».

Il brano è preso dal contesto di forte accusa da parte di Dio contro il popolo che, invece di confidare in lui, cerca, in questo caso, di allearsi con il faraone d’Egitto. In particolare il profeta viene invitato da Dio a mettere per iscritto quanto afferma nei riguardi del popolo fatto di gente ribelle e che non vuole saperne dei suoi premurosi continui richiami (vv. 8-11). I vv. 12-14 riportano le tragiche conseguenze prodotte dal rifiuto di ascoltare la parola di Dio per andare a cercare salvezza in progetti e calcoli umani, mentre, nella conversione a Dio e nella fiducia in lui sta la salvezza e la forza del popolo (v. 15).

 

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5, 1-11)

 

Fratelli, 1giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. 2Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo,saldi nella speranza della gloria di Dio. 3E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, 4la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. 5La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

6Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.7Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. 8Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 9A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. 10Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. 11Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

 

Paolo, dopo aver ripreso al v. 1 il tema della giustificazione dell’uomo per fede, parla dei doni conseguiti per mezzo di Gesù, come quello di vivere nell’amicizia divina e nella speranza dei beni promessi come la risurrezione del nostro corpo. Speranza che non viene meno neanche nelle tribolazioni ma che rimane certa per il fatto che lo Spirito ci assicura che Dio ci ama (vv. 2-5). I vv. 6-11 intendono mostrare la verità dell’amore di Dio che, se ci ha amati da peccatori, riconciliandoci per mezzo della morte del suo Figlio Gesù, tanto più continuerà ad amarci ora che in Cristo siamo giustificati.

 

Lettura del Vangelo secondo Matteo (4,12-17)

 

In quel tempo. 12Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: / «15Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, / sulla via del mare, oltre il Giordano, / Galilea delle genti! / 16 Il popolo che abitava nelle tenebre / vide una grande luce, / per quelli che abitavano in regione e ombra di morte / una luce è sorta». / 17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

 

Il brano, che riguarda gli inizi della predicazione di Gesù, riferisce del suo iniziale trasferimento a Cafarnao, sul lago di Tiberiade (o Genesaret), una volta avuto notizia dell’arresto del Battista da parte di Erode. Viene pure significativamente sottolineato che quella città si trova in territori abitati anche da popolazioni pagane, non appartenenti dunque al popolo d’Israele (vv. 12-13). Il v. 14, che introduce la citazione di Isaia 8,23-9,1 (vv. 15-16), mostra come l’attività di Gesù si svolge secondo il disegno divino che ora, in lui è finalmente attuato, quello cioè di recare salvezza anche a quanti abitavano nelle tenebre, ossia ai pagani. Il v. 17 sintetizza l’annunzio salvifico di Gesù con l’imperativo convertitevi, motivato dal fatto che «il regno dei cieli è vicino», ovvero si è reso presente proprio in lui e nella sua predicazione.

 

Commento liturgico-pastorale

 

Avendo compiuto la sua missione con la suprema testimonianza resa fino alla morte, al Precursore ora subentra colui che Giovanni annunciava e al quale orientava l’attesa del popolo: Gesù di Nazaret.

Il testo evangelico, infatti, riporta gli inizi della predicazione del Signore avviata quando egli «seppe che Giovanni era stato arrestato» (Vangelo: Matteo 4,12), incarcerato, com’è noto, dal re Erode, al quale rimproverava l’unione illecita con la moglie di suo fratello, e poi decapitato durante la festa per il suo compleanno.

Ed è molto significativo sottolineare come Gesù avvia la sua impresa missionaria per «compiere ciò che era stato detto dal profeta Isaia» (v. 14), ossia in perfetta conformità al volere divino trasmesso nelle Scritture. Come a dire: ciò che egli fa corrisponde in tutto alla volontà di Dio. Infatti, egli, trasferendosi da Nazaret a Cafarnao, sul lago di Genesaret, terra abitata da ebrei ma anche da residui di popolazioni pagane, agisce perché finalmente si compia ciò che Dio aveva detto per mezzo del profeta: «Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce» (v. 16), ossia che il vangelo del «regno dei cieli», il vangelo della salvezza, illumini anche chi è avvolto dall’oscurità dell’idolatria e, quindi, dell’incredulità.

L’evangelista Matteo, inoltre, riporta la formula essenziale della predicazione del Signore: «Convertitevi», dando la seguente motivazione: «perché il regno dei cieli è vicino» (v. 17). Con ciò Gesù afferma che Dio manifesta finalmente la sua regalità e signoria sul mondo, da intendere, però, come regalità salvifica che si attua già ora, in questo mondo, senza, però, identificarsi con esso.

Lo sviluppo della predicazione evangelica ci darà poi l’opportunità di comprendere che il regno dei cieli si è fatto vicino a ogni uomo proprio nella persona, nella parola e nei gesti di Gesù! A questo regno occorre convertirsi, cambiare cioè radicalmente modo di pensare per poter aderire totalmente a Dio nel fare la sua volontà.

Una simile conversione viene evocata anche nella pagina di Isaia dove, dopo aver stigmatizzato il rigetto di Dio e della sua parola da parte del popolo composto da «figli bugiardi, figli che non vogliono ascoltare la legge del Signore» (Lettura: Isaia 30,9), e predetto le terribili conseguenze di un tale atteggiamento (cfr. vv. 13-14), il profeta annuncia la solenne divina parola che rappresenta una concreta possibilità salvifica: «Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza» (v.15).

Accogliendo il messaggio profetico debitamente adempiuto nell’annunzio evangelico del Signore: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Matteo 4,17), la comunità dei credenti viene stimolata a una continua conversione di tutta sé stessa al suo Signore e salvatore.

È lui, infatti, nell’offerta della sua stessa vita, significata «nel suo sangue», a compiere la nostra giustificazione, la nostra riconciliazione, la pacificazione con Dio e ad aprire a noi «l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio» (Epistola: Romani 5,2).

È la preghiera liturgica a illustrare convenientemente in cosa consista effettivamente la grazia nella quale, senza nostro merito, ci troviamo a motivo dell’opera compiuta dal Signore Gesù nel mistero pasquale: «Egli ci ha tratto dalla schiavitù del peccato e della morte alla gloria di proclamarci stirpe eletta, regale sacerdozio, gente santa, popolo di sua conquista per annunziare al mondo» la potenza di Dio Padre «che dalle tenebre ci ha chiamati allo splendore» della sua luce ( Prefazio).

Davvero nella conversione sta la nostra salvezza (cfr. Isaia 30,15), nel guardare cioè al Signore  senza indugiare su noi stessi o nell’attesa di vane offerte “salvifiche” che ci distolgono dalla parola pronunciata da Dio per noi: il suo unico Figlio, Gesù. Una conversione a Cristo e al regno dei cieli che il Salmo, consapevole della nostra fragilità e durezza di cuore, ci fa domandare come dono: «Convertici a te, Dio nostra salvezza». 

Per questo nell’accostarci alla mensa eucaristica veniamo così esortati: «Convertitevi finché è tempo, figli degli uomini, – dice il Signore – E io scriverò i vostri nomi nel libro del Padre mio che è nei cieli» (Canto Alla Comunione).

 

 


30 agosto 2013

 
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