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13 Ottobre 2013 – VII domenica dopo il Martirio di San Giovanni il Precursore

In questa ultima domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore, quasi a preparare la celebrazione, nella prossima domenica, della Dedicazione del Duomo di Milano, nostra Chiesa Madre, le Scritture ci presentano il mistero della comunità dei credenti quale riflesso, in terra, del Regno di Dio.

Il Lezionario

 Fa proclamare i seguenti brani biblici: Lettura: Isaia 66,18b-23; Salmo 66 (67); Epistola: 1 Corinzi; Vangelo: Matteo 13,44-52. Giovanni 20,19-23 viene letto, come Vangelo della Risurrezione, nella Messa vigiliare del sabato. (Le orazioni e i canti della Messa sono quelli propri della XXVIII domenica del Tempo «per annum» nel Messale Ambrosiano).

 Lettura del profeta Isaia (66,18b-23)

 Così dice il Signore Dio: / «18bIo verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. 19Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti. 20Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme - dice il Signore -, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore. 21Anche tra loro mi prenderò sacerdoti leviti, dice il Signore. / 22Sì, come i nuovi cieli / e la nuova terra, che io farò,
dureranno per sempre davanti a me / - oracolo del Signore -, / così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome. / 23In ogni mese al novilunio, / e al sabato di ogni settimana, / verrà ognuno a prostrarsi / davanti a me, dice il Signore».

 Il brano è preso dal racconto della teofania, ovvero della manifestazione divina che conclude il libro di Isaia. Qui il Signore Dio rivela la sua intenzione di raccogliere, tramite suoi inviati convertiti a lui dal paganesimo, tutte le genti del mondo allora conosciuto ed elencate al v. 19. Con le genti saranno raccolti a Gerusalemme anche gli esuli appartenenti al popolo d’Israele (v. 20). Il dato più sorprendente è che Dio si servirà di questi convertiti come ministri del culto (v. 21). Ad entrambi, ebrei e pagani convertiti, Dio darà una discendenza e un nome duraturo e insieme gli tributeranno il culto (vv. 22-23).

 Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (6,9-11)

 Fratelli, 9non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né depravati, né sodomiti, 10né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.11E tali eravate alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio.

L’Apostolo, mentre stigmatizza il ricorso di cristiani in lite fra loro a tribunali pagani, li paragona agli ingiusti a, quanti cioè, privi della “giustizia” donata nel battesimo, non sono figli di Dio e dunque eredi del suo regno (v. 9). Segue ai vv. 9b-10 un elenco di vizi che impediscono di ereditare il regno di Dio. Il v. 11, infine, mentre avverte che in quella triste condizione si trovavano molti tra i cristiani di Corinto, fa ad essi memoria del battesimo per mezzo del quale, sono stati lavati, santificati e dichiarati giusti davanti a Dio.

Lettura del Vangelo secondo Matteo (13,44-52)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

 

Il brano riporta tre brevi parabole riguardanti il regno dei cieli: la parabola del tesoro nascosto nel campo (v. 44); del mercante di perle preziose (vv. 45-46) e quella della rete gettata nel mare (vv. 47-50). Nella prima parte (vv. 47-48) si pone in risalto come la pesca raccolga «ogni genere di pesci» i quali poi, tratti a riva, sono vagliati dai pescatori. I vv. 49-50 rappresentano la spiegazione della parabola che trasporta la scena «alla fine del mondo», al giudizio che separerà i buoni dai cattivi, destinati alla rovina definitiva e irreparabile. I vv. 51-52, conclusivi del discorso in parabole, riportano le parole riservate ai discepoli, divenuti, grazie al loro Maestro «discepoli del regno dei cieli» e quindi capaci di armonizzare sapientemente le «cose nuove», ossia la novità messianica rivelata da Gesù, e le «cose antiche», ossia la profezia vetero-testamentaria che prepara la novità evangelica.

Commento liturgico-pastorale

Le lezioni bibliche proclamate in questa ultima domenica “dopo il martirio di san Giovanni il Precursore”, testimoniano con autorevolezza come l’evento salvifico, che ha il suo avvio nella prima alleanza con Israele e il suo compimento nella Pasqua della nuova ed eterna alleanza, mira all’instaurazione, già in questo mondo, del regno dei cieli, che è però destinato a manifestarsi pienamente quando passerà questo cielo e questa terra e appariranno «i nuovi cieli e la nuova terra» fatti dalla mano di Dio e che «dureranno per sempre» davanti a lui (Lettura: Isaia 66,22).

La medesima Lettura rivela i disegni di Dio di «radunare tutte le genti e tutte le lingue» che non avevano mai «udito parlare» di lui (v. 19) né avevano mai visto la sua «gloria», ossia la grandezza delle opere compiute a favore del suo popolo Israele. Ora, però, il progetto divino prevede di chiamare non solo Israele, ma tutte le genti, a convenire sul santo monte di Gerusalemme, nel suo Tempio (v. 20) formando così il popolo che abiterà per sempre nei «nuovi cieli» e nella «nuova terra» che lui stesso edificherà per sempre (v. 22).

La parola di Gesù, ascoltata nel brano evangelico, esalta la grandezza, la bellezza e l’universalità del Regno dei Cieli che porta a compimento l’antica profezia.

Nella parabola del tesoro nascosto nel campo (Vangelo: Matteo 13,44) si vuole mettere in luce l’assoluta preziosità del regno per il quale, volentieri e «pieno di gioia» l’ascoltatore è invitato a non anteporre nulla e nessuno.

Il Regno dei Cieli, inoltre, nell’insegnamento del Signore, rapisce il cuore per la sua inestimabile bellezza paragonata a quella di una perla preziosa tanto da rinunciare a ogni umano possesso pur di poterla acquistare (v. 45).

Il Regno dei Cieli, infine, riprendendo la dimensione universalistica già osservata nella Lettura, è paragonato dal Signore alla «rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci» (v.47). La pesca, si badi, avviene in questo mondo e riguarda indistintamente ogni uomo chiamato, secondo il volere di Dio, a far parte del suo Regno.

Possiamo dire che, su questa terra, la Chiesa realizza l’immagine evangelica della rete gettata nel mare dell’umanità di tutti i tempi, che essa vuole raccogliere nel suo grembo. Ed è effettivamente è così. In essa, infatti, convivono i santi e i peccatori, i cattivi e i buoni nella speranza che peccatori e cattivi diventino santi e buoni.

Solo alla «fine del mondo» (v. 49) avverrà la separazione dei buoni e dei cattivi, ossia il giudizio. La separazione, si badi bene, non è effettuata dagli uomini, ma dagli angeli, ministri di Dio che, solo, scruta in profondità i cuori. Allora, solo allora, «i cattivi» saranno gettati «nella fornace ardente» qual è il giusto e inappellabile giudizio divino, e «i buoni» verranno raccolti «nei canestri» ossia nella definitiva appartenenza al Regno.

Compito della Chiesa e di ogni fedele, istruito dalle divine Scritture, è quello di saper predicare, a tempo e a luogo, il tesoro della divina rivelazione (cfr. v. 51) nel suo momento preparatorio («cose antiche») e nel suo definitivo compimento («cose nuove»), gettando ovunque e in continuazione la “rete” dell’annuncio evangelico per condurre tutti a entrare nel Regno di Dio di cui la Chiesa è autentico germoglio. Quanti accolgono con fede la parola divina della predicazione, sono fin da ora ammessi al regno, dopo essere stati «lavati», «santificati» e «giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio» (Epistola: 1Corinzi 6,11). Ciò avviene concretamente nella partecipazione alla Pasqua del Signore efficacemente riprodotta nei divini misteri. In tal modo il credente, divenuto discepolo del Regno, è messo in grado di osservare e compiere fedelmente la volontà di Dio evitando atteggiamenti e comportamenti che lo escludono dall’«eredità celeste» (cfr. vv. 9-10) e lo condannano a essere «buttato via», nell’ora del giudizio, come avviene per i pesci cattivi della parabola evangelica (cfr. Matteo 13,48).

Ci scampi la misericordia divina da una simile terribile prospettiva e, partecipando all’Eucaristia nella quale celebriamo  «il mistero del nostro riscatto», domandiamo che l’«opera compiuta per noi da Cristo Signore», il quale «ha spezzato le catene dell’antica oppressione, morendo ha distrutto la morte e con la sua risurrezione ci ha chiamato a partecipar all’eredità della vita divina» (Prefazio), informi la nostra quotidiana esistenza e ci renda disponibili ai superiori disegni divini su noi stessi e sul mondo intero.


09 ottobre 2013

 
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