logo san paolo
martedì 29 novembre 2022
 

15 Agosto 2013 – Assunzione della Beata Vergine Maria

L’odierna solennità celebra le meraviglie compiute da Dio nella Beata Vergine Maria, Madre del suo Figlio secondo la natura umana la quale, al termine della sua vita terrena, fu elevata in corpo e anima alla gloria del cielo.

La tradizione liturgica ambrosiana offre, per questa solennità, due formulari completi di testi eucologici e di schemi di letture bibliche per la Messa vigiliare e per la Messa nel Giorno.

 

La Messa della Vigilia

 

È opportuno celebrarla nella forma solenne tra i Vespri. In questo caso la lettura veterotestamentaria funge da Lettura Vigiliare.

 

Il Lezionario

 

Riporta: Lettura: 1 Cronache 15, 3-4.11-12.14-16.28; 16, 1-2; Epistola: 1 Corinzi 15, 54-57; Vangelo: Luca 11, 27-28.

 

Lettura del primo libro delle Cronache (15, 3-4. 11-12. 14-16. 28; 16, 1-2)

 

In quei giorni. 3Davide convocò tutto Israele a Gerusalemme, per far salire l’arca del Signore nel posto che le aveva preparato. 4Davide radunò i figli di Aronne e i leviti.

11Davide chiamò i sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr e i leviti 12e disse loro: «Voi siete i capi dei casati levitici. Santificatevi, voi e i vostri fratelli. Quindi fate salire l’arca del Signore, Dio d’Israele, nel posto che io le ho preparato».

14I sacerdoti e i leviti si santificarono per far salire l’arca del Signore, Dio d’Israele. 15I figli dei leviti sollevarono l’arca di Dio sulle loro spalle per mezzo di stanghe, come aveva prescritto Mosè sulla parola del Signore. 16Davide disse ai capi dei leviti di tenere pronti i loro fratelli, i cantori con gli strumenti musicali, arpe, cetre e cimbali, perché, levando la loro voce, facessero udire i suoni di gioia.

28Tutto Israele faceva salire l’arca dell’alleanza del Signore con grida, con suoni di corno, con trombe e con cimbali, suonando arpe e cetre.

16, 1Introdussero dunque l’arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti a Dio. 2Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore.

 

Il brano descrive i preparativi fatti dal re Davide per il trasporto dell’arca di Dio in Gerusalemme,  capitale del suo regno (vv. 3-4; 11-12. 14), lo svolgimento del trasporto compiuto secondo le prescrizioni di Mosè e tra suoni e canti di festa (vv. 15-16. 28) e la collocazione dell’Arca al centro della tenda preparata da Davide accompagnata dall’offerta di «olocausti e sacrifici di comunione» (16, 1-2).

 

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (15, 54-57)

 

Fratelli, 54quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: / «La morte è stata inghiottita nella vittoria. / 55Dov’è, o morte, la tua vittoria? / Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?». / 56Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. 57Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!

 

Il brano è preso dalla più ampia trattazione che l’Apostolo sviluppa nella terza parte della Lettera in ordine all’evento della risurrezione del Signore Gesù come garanzia della risurrezione dei cristiani e del loro trionfo sulla morte. Questo è entusiasticamente cantato ai vv. 54-55 con il ricorso a riferimenti biblici come Isaia 25, 8 e Osea 13, 14. Un simile trionfo è reso possibile dal legame di fede e di amore con il Signore Gesù.

 

Lettura del Vangelo secondo Luca (11, 27-28)

 

In quel tempo. 25Una donna dalla folla alzò la voce e disse al Signore Gesù: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». 28Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

 

Il breve testo evangelico riporta un detto di Gesù in viaggio verso Gerusalemme e riguardante la vera beatitudine che consiste nell’ascolto e nell’osservanza della Parola di Dio.

 

Messa nel giorno

 

Il Lezionario

 

Fa leggere: Lettura: Apocalisse 11, 19-12, 6a. 10ab; Salmo 44 (45); Epistola: 1 Corinzi 15, 20-26; Vangelo: Luca 1, 39-55.

 

Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (11, 19- 12, 6a. 10ab)

 

Nel giorno del Signore, 19si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine. 1Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. 2Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. 3Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; 4la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. 5Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. 6La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.

10Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: / «Ora si è compiuta / la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio / e la potenza del suo Cristo».

 

Il v. 19 conclude il capitolo 11 con la manifestazione celeste dell’arca, segno dell’alleanza che unisce Dio al suo popolo. L’ immagine va riferita in primo luogo alla Chiesa ed è stata applicata a Maria che porta in sé colui che ha stabilito l’alleanza perenne nel «suo sangue». Il capitolo 12 si apre con la visione di un segno grandioso nel cielo, rappresentato da una donna di cui viene fatta una dettagliata descrizione riguardante anche la sua gravidanza (vv. 1-2). Essa rappresenta la Chiesa e, dunque, la Vergine Maria. I vv. 3-4 mettono in campo un enorme drago rosso, raffigurazione di Satana, il nemico di Dio, dotato di un enorme potere e pronto a opporsi con violenza al figlio della donna. Il v. 5 parla del figlio maschio partorito dalla donna, nel quale si riconosce Gesù, il Messia vincitore su Satana e sul male, mentre il v. 6 riguarda il destino della donna in fuga nel deserto, il luogo che le Scritture, tra l’altro, indicano come rifugio per i perseguitati. Si comprende con ciò come la Chiesa deve fuggire dal male e nutrirsi della vita divina che le viene dalla Parola e dal Pane eucaristico.

 

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (15, 20-26)

 

Fratelli, 20Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. 21Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. 22Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. 23Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. 24Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. 25È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. 26L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte.

 

In questi versetti l’Apostolo, argomentando sulla risurrezione di Cristo come garanzia della risurrezione dei credenti (v. 20), richiama il peccato di Adamo come fonte di morte per tutti gli uomini e la risurrezione di Cristo come fonte di vita (vv. 21-22). Il v. 23 descrive l’ordine di partecipazione alla vita di risurrezione e che riguarda anzitutto Cristo e, dopo di lui, alla sua parusìa, ossia alla sua seconda e definitiva venuta, i credenti! Nulla qui l’Apostolo dice della risurrezione dei peccatori affermata da Giovanni 5, 29 (Atti 24, 15). I vv. 24-26 parlano della vittoria finale e dell’annientamento definitivo di tutte le potenze avverse a Dio e al suo Regno, l’ultima e la più temibile delle quali è la morte!

 

Lettura del Vangelo secondo Luca (1, 39-55)

 

39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

46Allora Maria disse: / «L’anima mia magnifica il Signore / 47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, / 48perché ha guardato l’umiltà della sua serva. / D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. / 49Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente / e Santo è il suo nome; / 50di generazione in generazione la sua misericordia / per quelli che lo temono. / 51Ha spiegato la potenza del suo braccio, / ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; / 52ha rovesciato i potenti dai troni, / ha innalzato gli umili; / 53ha ricolmato di beni gli affamati, / ha rimandato i ricchi a mani vuote. / 54Ha soccorso Israele, suo servo, / ricordandosi della sua misericordia, 55come aveva detto ai nostri padri, / per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Il passo segue il racconto dell’annuncio dell’angelo a Maria (1, 26-38) ed è chiaramente diviso in due parti. Anzitutto il racconto della visita di Maria alla cugina Elisabetta al sesto mese di gravidanza (vv. 39-41a) e l’ispirato saluto di Elisabetta che riconosce in Maria la «madre del mio Signore» (vv. 41b-45). Al saluto risponde Maria con il cantico (vv. 46b-55) nel quale si riconoscono numerosi riferimenti veterotestamentari tra i quali il canto di lode di Anna, la madre del profeta Samuele (cfr. 1 Samuele 2, 1-10). Nelle parole di Maria brilla l’agire di Dio in favore dei piccoli e dei poveri a scapito dei ricchi e dei potenti (vv. 50-53) e la sua fedeltà a Israele a motivo del suo legame indissolubile con Abramo (vv. 54-55).

 

Commento liturgico-pastorale

 

Com’è noto, il mistero che oggi celebriamo, è stato proclamato dogma di fede dal papa Pio XII nel 1950, come sigillo e conferma di quanto la Chiesa aveva da sempre e ovunque creduto. A tale riguardo nella costituzione dogmatica Lumen gentium del concilio Vaticano II, i Padri, dopo aver tratteggiato il posto della Vergine Santa nel più ampio mistero della Chiesa, così si esprimono: «L’immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria con il suo corpo e con la sua anima, e dal Signore esaltata come la Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, il Signore dei dominanti, il vincitore del peccato e della morte».

La preghiera liturgica ambrosiana ama sottolineare lo stretto legame esistente tra l’assunzione e la divina maternità di Maria dichiarando con decisione che Dio non ha voluto «che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita» (Prefazio della Messa nel giorno).

Dal canto suo il Prefazio della Messa della vigilia afferma che l’assunzione della Madre è una singolare partecipazione alla risurrezione di Cristo: «Sola, dopo il suo Figlio a non rimanere legata ai lacci della morte, fu assunta al cielo e oggi è coronata di gloria regale», partecipazione annunziata, per tutti i credenti, nell’Epistola paolina delle due Messe. La Vergine assunta in cielo, riconosciuta come «primizia e immagine della Chiesa» (Prefazio della Messa nel giorno), ci fa intravedere cosa avverrà anche per noi nel compiersi del mistero di salvezza che per Maria si è verificato nell’ora in cui «per la nostra condizione mortale ha dovuto abbandonare questa vita» (orazione A Conclusione della Liturgia della Parola, Messa della vigilia) e che l’Apostolo fissa per noi nell’ora in cui il nostro «corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità» (Epistola: 1Corinzi 15, 54, Messa della vigilia). Nella Vergine Madre assunta in cielo Dio, perciò, fa risplendere per il suo popolo «pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza» ( Prefazio della Messa nel giorno).

La solennità odierna, pertanto, ci chiede di rinvigorire la nostra fede nelle grandi cose che Dio compie per tutti coloro che piccoli e poveri di orgoglio e umana presunzione si affidano alla sua potenza che ci destina a partecipare al mistero di salvezza fino a giungere «nella luce e nella pace» della sua casa nell’integrità della nostra persona (orazione All’Inizio dell’Assemblea Liturgica della Messa della vigilia).

Cose, queste, che la mente umana non può nemmeno immaginare e tanto meno, perciò, credere. Occorre imparare da Maria l’ascolto umile della Parola che si fa subito docile obbedienza nella quale consiste quella beatitudine (cfr. Vangelo: Luca 11, 28, Messa della vigilia), che anticipa e assicura qui in terra, quella definitiva del Cielo. Di quella beatitudine riceviamo la caparra quando ci accostiamo alla mensa del Corpo del Signore, che comincia a rivestire di incorruttibilità e di immortalità, il nostro corpo corruttibile e mortale (cfr. Epistola: 1 Corinzi 15, 54, Messa della vigilia).

In questo giorno davvero straordinario affidiamo le nostre attese e la nostra speranza a Maria rivolgendo a lei la nostra comune preghiera: «Madre di Dio, noi ti glorifichiamo perché da te nacque Cristo Signore, che salva tutti quelli che ti onorano. Santa Madre di Dio, rendici a te somiglianti nella vita di grazia» (Canto Alla Comunione, Messa della vigilia).

 

 

 


09 agosto 2013

 
Pubblicità
Edicola San Paolo