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15 dicembre 2013 - Quinta domenica di avvento, "Il Precursore" - Anno A

 LETTURA DEL VANGELO SECONDO GIOVANNI
(1,6-8.15-18)

In quel tempo. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Giovanni proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Dalla Parola alla vita

Le ultime due domeniche dell’Avvento ambrosiano sono dedicate ai protagonisti, a coloro che in un certo modo hanno reso possibile che Dio si facesse uomo. Il popolo d’Israele sapeva che Dio avrebbe mandato un uomo a «preparare la via del Signore», ad annunciare che era ormai venuto il Messia. Non ne conosceva, però, il nome. Ecco allora il motivo delle parole solenni del Vangelo: «Venne un uomo, mandato da Dio; il suo nome era Giovanni». Dio ha voluto farsi annunciare da un uomo; ha voluto coinvolgere l’essere umano nel suo disegno di salvezza.

Proprio questa è la bellezza del cristianesimo: Dio certamente avrebbe potuto fare tutto da solo, ma non ha voluto farlo! Dio vuole la collaborazione dell’uomo che lui ha creato. Dio ci vuole suoi compagni nel plasmare la creazione e nel costruire la storia! Dio vuole avere bisogno di noi! Per questo ha mandato Giovanni: per ricordarci che senza la nostra collaborazione manca qualcosa anche a lui. Dio si fa uomo in Gesù, ma chiede a un uomo, Giovanni, di preparargli la strada. È quello che ci insegna il nome di Giovanni, che significa «dono del Signore» o anche «il Signore è misericordioso».

Certo, si adattava bene al Battista, che era stato un vero dono per i suoi genitori, ormai anziani quando egli nacque. Quel bimbo era stato il segno della bontà, della misericordia di Dio, che non si era dimenticato di loro. Ma era nato non solo per loro, non solo per Zaccaria ed Elisabetta. Giovanni era un dono per tutta l’umanità e per tutta la storia. Giovanni, infatti, avrebbe dovuto svelare a tutti gli uomini che Dio è veramente misericordioso e non dimentica mai l’essere umano; non si dimentica di nessun uomo né di nessuna donna, perché dio ha fatto una promessa all’uomo: «tu sei prezioso ai miei occhi; io ti amo» (Isaia 43,4); «Tu sei mio figlio» (Salmo 2,7; cfr Osea 11,1).

Giovanni, allora, non è nato per caso. Nessuno nasce per caso! Ognuno di noi è indispensabile per Dio. Per questo non c’è offesa più grande per lui dell’abortire un bimbo, dell’abbandonare un ragazzo, del sopprimere un anziano o malato con l’ipocrisia dell’eutanasia. Qual era la missione di Giovanni? Perché Dio lo ha mandato? Il Vangelo lo ripete tre volte, anche se dovrebbero essere quattro nella traduzione letterale: «Venne come testimone, per dare testimonianza alla luce; […] doveva rendere testimonianza alla luce […] (gli rende testimonianza, quando) proclama: “Era di lui che io dissi…».

Gesù è la Luce e desidera che qualcuno lo proclami, lo dica. Giovanni deve essere un testimone di Gesù o, come si dice in greco, un martire, uno che testimonia con la vita, con le parole e i gesti, le azioni e le scelte, pronto anche a morire per ciò (o Chi) in cui crede.

Il 27 settembre 2013 a Pola è stato beatificato Miroslav Bulesic, un giovane di 27 anni, prete da quattro, ucciso nel 1947 dai comunisti perché troppo amato dalla gente. Minacciato, rispose: «Non ho paura di nulla, perché so di fare il mio dovere. Sarò sempre fedele agli insegnamenti di Gesù. La sua strada sarà anche la mia strada». Potremmo dirlo anche noi?


12 dicembre 2013

 
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