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15 luglio 2012 - VII Domenica dopo Pentecoste

15 Luglio 2012 – VII Domenica dopo Pentecoste - 

Propone la figura di Giosuè condottiero vittorioso del popolo d’Israele in cammino verso la terra promessa, come annunzio di Gesù che nella sua Pasqua ha sconfitto il “mondo” e ha introdotto il popolo dei credenti nella vita eterna.

 

Il Lezionario

 

Presenta i seguenti brani biblici: Lettura: Giosuè 10,6-15; Salmo 19 (20); Epistola: Romani 8,31b-39; Vangelo: Giovanni 16,33-17,3. Il Vangelo della Risurrezione da proclamare nella Messa vespertina del sabato è preso da Giovanni 20,11-18. (Le orazioni e i canti della Messa sono quelli della XV domenica del Tempo «per annum» del Messale Ambrosiano).

 

Lettura del libro di Giosuè (10,6-15)

 

In quei giorni. 6Gli uomini di Gàbaon inviarono allora questa richiesta a Giosuè, all’accampamento di Gàlgala: «Da’ una mano ai tuoi servi! Vieni presto da noi a salvarci e aiutaci, perché si sono alleati contro di noi tutti i re degli Amorrei, che abitano le montagne».

7Allora Giosuè salì da Gàlgala con tutto l’esercito e i prodi guerrieri, 8e il Signore gli disse: «Non aver paura di loro, perché li consegno in mano tua: nessuno di loro resisterà davanti a te».
9Giosuè piombò su di loro all’improvviso, avendo marciato tutta la notte da Gàlgala.10Il Signore li disperse davanti a Israele e inflisse loro una grande sconfitta a Gàbaon, li inseguì sulla via della salita di Bet-Oron e li batté fino ad Azekà e a Makkedà. 11Mentre essi fuggivano dinanzi a Israele ed erano alla discesa di Bet-Oron, il Signore lanciò dal cielo su di loro come grosse pietre fino ad Azekà e molti morirono. Morirono per le pietre della grandine più di quanti ne avessero uccisi gli Israeliti con la spada.

12Quando il Signore consegnò gli Amorrei in mano agli Israeliti, Giosuè parlò al Signore e disse alla presenza d’Israele: / «Férmati, sole, su Gàbaon, / luna, sulla valle di Àialon». / 13Si fermò il sole / e la luna rimase immobile / finchè il popolo non si vendicò dei nemici.

Non è forse scritto nel libro del Giusto? Stette fermo il sole nel mezzo del cielo, non corse al tramonto un giorno intero. 14Né prima né poi vi fu giorno come quello, in cui il Signore ascoltò la voce d’un uomo, perché il Signore combatteva per Israele. 15Giosuè e tutto Israele ritornarono verso l’accampamento di Gàlgala.

 

Il brano riguarda una delle battaglie condotte da Giosuè fedelissimo collaboratore e quindi successore di Mosè alla guida del popolo d’Israele per la conquista della terra promessa da Dio. I vv. 6-8 riferiscono dell’ambasciata inviata a Giosuè dalla città di Gabaon, sua alleata, posta sotto assedio dai cinque re degli Amorrei e dell’assicurazione della protezione divina. I vv. 9-13 contengono il resoconto della battaglia vinta da Giosuè con l’assistenza divina e la celebre sua richiesta: «Fermati, sole, su Gabaon, luna, sulla valle ai Aialon» commentata nei vv. 13b-15.

 

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,31bb-39)

 

Fratelli, 31bse Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? 33Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! 34Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

35Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36Come sta scritto: «Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello».

37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, 39né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

 

L’Apostolo intende porre nel cuore dei credenti la ferma convinzione che l’amore di Dio, giunto al punto da “consegnare” il proprio Figlio alla morte di Croce «per tutti noi», è il fondamento incrollabile della loro fede e della loro speranza (vv. 31b-32) Cade, perciò, ogni tentativo di accusa e, quindi, di condanna nei confronti dei credenti, una volta peccatori e, ora, resi giusti proprio dalla morte e dalla risurrezione del Signore Gesù (vv. 33-34). Segue ai vv. 35-39 quello che possiamo a ragione descrivere come un canto d’amore di Dio per noi «che è in Cristo Gesù» e dal quale niente e nessuno potrà mai separarci.

 

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (16,33-17,3)

 

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: 33«Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

1Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. 2Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo».

 

Il brano evangelico riporta il versetto conclusivo dei discorsi di addio pronunciati da Gesù ai suoi discepoli nel cenacolo e i primi tre versetti del colloquio con il Padre riportato nel cap. 17. In particolare nel suo ultimo discorso Gesù vuole incoraggiare i discepoli che dovranno affrontare l’opposizione molto dura da parte del mondo che sappiamo essere posto sotto il potere del maligno e che lui, però, ha sconfitto con la sua morte sulla Croce. Avviando il suo colloquio filiale con il Padre, Gesù, che sta per affrontare l’“ora” per la quale è venuto nel mondo, gli chiede di glorificarlo nella sua piena identità di Figlio innalzato sulla Croce e Risorto, dandogli di esercitare il potere salvifico proprio di Dio e che ha il suo culmine nel dono della “vita eterna”, la partecipazione, cioè, alla vita stessa di Dio.

 

Commento liturgico-pastorale

 

In questa domenica viene presentata la figura di Giosuè, successore e continuatore di Mosè come capo e condottiero del popolo. Il compito di Giosuè è quello di introdurre Israele nella terra promessa da Dio e nella quale scorre latte e miele.

In realtà la Lettura parla di una delle tante battaglie vittoriose intraprese da Giosuè contro le popolazioni residenti nella terra che Israele intende occupare. Il testo sacro tiene a evidenziare l’intervento di Dio stesso che lotta a fianco del suo popolo fino alla vittoria finale per la quale esaudisce addirittura la preghiera di Giosuè di fermare il corso naturale della luce e delle tenebre segnate dal sole e dalla luna (cfr. Giosuè 10,12-13).

In realtà Giosuè annunzia e prefigura Gesù il quale è stato mandato nel mondo per donare agli uomini la “vita eterna” ovvero per introdurli in un rapporto d’amore con Dio, riconosciuto come Padre, e con lo stesso suo Figlio, il Signore Gesù.

Per compiere la sua missione Gesù ha dovuto lottare non tanto contro uomini potenti come erano i cinque re degli Amorrei (v.6), ma contro il “maligno”, ovvero il principe di questo mondo che ha assoggettato al suo potere l’intera umanità. La sua lotta, pertanto, Gesù l’ha combattuta accettando la sua “ora” vale a dire la Croce nella quale egli è stato consegnato per giustificare e liberare dal potere del male quanti credono in lui (cfr. Epistola: Romani 8,32-33).

Su questa consegna nella quale si manifesta l’amore davvero incomprensibile di Dio per noi che è tutto nel suo Figlio, si poggia la nostra fede che non ci fa disperare di fronte alle inevitabili prove e avversità che ci vengono dal “mondo” e che Gesù ci ha preannunziato (cfr. Vangelo: Giovanni 16,33). Proprio ai nostri giorni, infatti, si registra in alcuni Paesi un accanimento immotivato contro la comunità dei credenti fino alla violenza fisica contro i suoi membri. Nel nostro ambiente culturale la guerra contro la Chiesa viene combattuta con le armi fascinose e pervasive della sofisticata propaganda che, specialmente attraverso i media, inocula nell’animo dei credenti quella mentalità materialistica e relativistica che tende a svuotare l’adesione di fede al Signore. In tutto ciò egli continua a guidare la Chiesa, suo popolo, verso la “terra promessa” che è la “vita eterna” donata fin da ora a quanti acquisiscono, mediante la fede, la superiore “conoscenza” dell’unico vero Dio e del Figlio da lui “consegnato” per la nostra salvezza. Una simile “conoscenza” che consiste nella partecipazione alla vita di comunione del Padre e del Figlio, è in verità, la “vita eterna”, la nostra “terra promessa”, il nostro paradiso. Nella nostra partecipazione al Corpo e al Sangue del Signore viene anticipata realmente e ci è dato di sperimentare concretamente la “vita eterna” quale effettiva comunione alla vita divina. Tale esperienza fa crescere in noi la certezza che «né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Romani 8, 38-39).


11 luglio 2012

 
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