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giovedì 26 maggio 2022
 

2-10-2011 - V dopo il martirio del Battista

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1. La quinta domenica “dopo il martirio” del Precursore

 

Indica nell’amore di Dio e del prossimo la norma suprema che regola la vita della Chiesa e di ogni credente. Il Lezionario offre le seguenti lezioni bibliche: Lettura: Deuteronomio 6,2-12; Salmo 17; Epistola: Galati 5,1-14; Vangelo: Matteo 22,34-40. Nella Messa vespertina del sabato viene letto Luca 24, 13-35 quale Vangelo della Risurrezione. Le orazioni e i canti della Messa sono quelli della XXVII domenica del Tempo «per annum» nel Messale ambrosiano.

 

2. Vangelo secondo Matteo 22,34-40

 

In quel tempo. 34I farisei, avendo udito che il signore Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual’è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

 


3. Commento liturgico pastorale

 

Il brano evangelico odierno rappresenta l’ultima delle tre controversie riportate in Matteo 22,15-40 e che contrappongono a Gesù i farisei, i membri della classe sacerdotale (sadducei) e i sostenitori del re Erode (erodiani) sulla questione del pagamento del tributo all’imperatore romano (vv. 15-22); sulla risurrezione dei morti (vv. 23-33) e, dunque, sul precetto più grande della Legge (vv. 34-40).


Il testo si apre con la precisazione della riunione dei farisei (v. 34) che sembra preparare quella che decreterà la rovina del Signore Gesù. Si avverte, infatti, un’intonazione malevola e minacciosa alla domanda che uno di essi fa a Gesù «per metterlo alla prova» (v. 35), ossia per ottenere dalla sua risposta argomenti per attaccarlo. La domanda riguarda nientemeno il “grande precetto” imposto dalla Legge data da Dio al suo popolo (v. 36).


Nella sua risposta, a ben guardare, Gesù dice che il precetto, il più grande, è quello dell’amore, che va in due direzioni le quali permettono di parlare di un “primo” e di un “secondo” precetto. Anzitutto l’amore per Dio (v. 37) al quale, con citazione diretta del libro del Deuteronomio 6,5, va riservato un amore «con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima e con tutta la tua mente». Dio, dunque, al di sopra di tutto e di tutti. A lui nulla e nessuno può essere anteposto. In questo senso è il più grande e il primo nella scala gerarchica di tutti i comandamenti (v. 38).


Speculare a questo è il secondo che, con citazione del libro del Levitico 19,18, riguarda l’amore del prossimo «come te stesso». Si tratta di una disposizione che supera quella riportata in Matteo 7,12, comunemente nota come la “regola d’oro”: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro». L’amore del prossimo è senza dubbio, il secondo nel duplice precetto dell’amore ma, nel suo adempimento, si rispecchia quello più grande dell’amore per Dio.


La solenne conclusione di Gesù chiude la controversia: «Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (v. 40), ossia tutta la divina prima rivelazione contenuta appunto nella Legge (= i primi cinque libri della Bibbia o Pentateuco) e nei Profeti (comprendente non solo i libri profetici ma anche quelli storici e i Salmi). Tutto dunque sta come appeso a questi due cardini dell’amore per Dio e per il prossimo!


Queste parole del Signore scolpiscono nel cuore dei suoi discepoli, e di tutta la Chiesa, ciò che è essenziale e da ritenere come l’unica cosa indispensabile: l’osservanza sine glossa dell’unico comandamento da lui lasciato: quello dell’amore verso Dio anzitutto, già chiaramente rivelato nella prima alleanza: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Lettura: Deuteronomio 6,4-5) e quello verso il prossimo come ci tramanda da subito la predicazione apostolica: «Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso». (Epistola: Galati 5,14).


È quanto la Chiesa e, in essa, ogni fedele è tenuto a osservare per poter efficacemente rendere al mondo la testimonianza più limpida, trasparente, immediatamente leggibile al suo Signore e a ciò che egli ha compiuto donandosi senza riserve alla volontà del Padre e consegnando la sua stessa vita per ogni uomo a partire da quanti lo hanno tradito, umiliato e messo a morte.


La celebrazione eucaristica mette alla portata di tutti l’Amore con cui il Signore ci ha amati e il cui segno è la sua Croce attualizzata nel mistero. Abbiamo così la possibilità di valutare la reale consistenza della nostra fede e l’autenticità della nostra partecipazione all’Eucaristia nell’osservanza quotidiana del precetto dell’amore predicato e anzitutto vissuto dal Signore Gesù.


Non lo dimentichiamo: la forza attrattiva della Chiesa non consiste in altro se non nella sua graduale trasformazione in una comunità retta e guidata dall’amore senza condizioni o contropartite verso il nostro prossimo, ossia ogni uomo che incontriamo sul nostro cammino.


Del resto, nel nostro amore brilla qualcosa di quello immenso con il quale Dio, come preghiamo nel Prefazio, ha «tanto amato il mondo e tanta pietà hai provato per noi, da mandare il tuo Unigenito... e così nel tuo Figlio fatto uomo ci hai amato tutti con un amore nuovo e più alto». È questo Amore che rende possibile a noi l’amore!


29 settembre 2011

 
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