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sabato 22 gennaio 2022
 

20 febbraio 2011 - VII del Tempo ordinario


Matteo (5,38-48)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Dà a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli».


L’amore per i nemici

«Amate i vostri nemici» (Mt 5,43). Una provocazione forte, quella del Maestro di Galilea, che sembra chiederci uno sforzo sovrumano che va oltre la capacità, già difficile di per sé, di perdonare chi ci ha fatto del male. Chi di noi, seppure fosse in grado di volgere l’altra guancia a chi ci percuote o di donare il proprio mantello a chi vuol toglierci la tunica, riesce
ad amare i suoi nemici?

Una cosa è perdonare, non serbare rancore per chi ci ha fatto un torto, altro è amare o persino pregare per quelli che ci perseguitano. Ma come sempre Gesù stravolge ogni logica umana e contrariamente alla legge del taglione, “occhio per occhio, dente per dente”, ci chiede di entrare nella logica dell’amore universale perché Dio «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45).

Una logica che, soprattutto nel nostro tempo, è considerata perdente: i sapienti della terra ci insegnano ad agire con astuzia per conquistare i primi posti e, autorizzandoci a odiare i nostri nemici, ci inducono a calpestare chiunque ci impedisca di raggiungere i nostri
obiettivi. In questo meccanismo perverso chi segue la via del Signore sembra essere sconfitto in partenza da un mondo che cammina in direzione opposta.

Spesso, soprattutto i giovani, si sentono lacerati da una contraddizione profonda, tra il desiderio di seguire Gesù a costo di subire l’umiliazione, in nome della giustizia, e la necessità di districarsi in una società che offre spazio solo ai più furbi.

La tentazione di infrangere la legge del Maestro è forte e spesso si dimentica che bisogna
farsi stolti per diventare sapienti «perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio» (1Cor 3,19 ). Gesù, infatti, sapeva che per conquistare la pace era necessario superare la legge dell’amore verso il prossimo formulata nell’antica alleanza: come all’epoca il concetto di prossimo, limitato ai membri del popolo d’Israele, fomentava l’odio per chiunque non appartenesse al popolo eletto, così oggi, se non impariamo ad amare, ad accogliere, a sostenere, a rispettare chi è diverso da noi, saremo sempre vittime dell’odio.

Lo stesso odio che divide le famiglie, che serpeggia nelle nostre strade, che sfocia nei conflitti sociali, nelle guerre, nel terrorismo distruggendo ogni speranza di futuro.

La pace interiore e quella sociale si costruisce soltanto su un amore capace di oltrepassare ogni barriera, un amore possibile perché in ogni uomo, tempio di Dio, abita lo Spirito di Dio (cf. 1Cor 3,16). Amare i nemici, essere santi, perfetti, è dunque non soltanto
possibile ma necessario per cominciare a costruire sulla terra la città celeste e per sentirsi
davvero figli del Padre nostro che è nei cieli (cf. Mt 5,45).


16 febbraio 2011

 
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