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martedì 29 novembre 2022
 

21 Luglio 2013 – IX domenica dopo Pentecoste – Anno C


Pone in rilievo la figura di Davide dalla cui discendenza, secondo le divine promesse, sarebbe venuto il Messia che noi confessiamo essere Gesù di Nazaret, il Figlio Unigenito di Dio, nato come vero uomo dalla casa di Davide.

 

Il Lezionario

 

Riporta le seguenti lezioni bibliche: Lettura: 1 Samuele 16,1-13; Salmo 88 (89); Epistola: 2 Timoteo 2,8-13; Vangelo: Matteo 22,41-46. Il Vangelo della Risurrezione da leggere nella Messa vigiliare del sabato è presa da Luca 24,13b. 36-48. (Le orazioni e i canti della Messa sono quelli propri della XVI domenica del  Tempo «per annum» nel Messale Ambrosiano).

 

Lettura del primo libro di Samuele (16,1-13)

                  

In quei giorni. 1Il Signore disse a Samuele: «Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l’ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». 2Samuele rispose: «Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà». Il Signore soggiunse: «Prenderai con te una giovenca e dirai: “Sono venuto per sacrificare al Signore”. 3Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò». 4Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: «È pacifica la tua venuta?». 5Rispose: «È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio». Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. 6Quando furono entrati, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». 7Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». 8Iesse chiamò Abinadàb e lo presentò a Samuele, ma questi disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». 9Iesse fece passare Sammà e quegli disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». 10Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». 11Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». 12Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». 13Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi. Samuele si alzò e andò a Rama.

 

Il brano dà inizio al racconto della storia di Davide a partire dal ripudio di Saul, primo re d’Israele, da parte di Dio, il quale dà ordine a Samuele di recarsi da Iesse il Betlemita tra i cui figli aveva scelto il successore di Saul (vv. 1-3). Durante l’offerta di un sacrificio, Samuele passa in rassegna i sette figli di Iesse senza trovare fra di essi il prescelto da Dio (vv. 4-10). Di qui la richiesta del profeta di far chiamare dai pascoli «il più piccolo» dei figli di Iesse nel quale egli, su indicazione divina, identifica il prescelto nuovo re d’Israele (vv. 11-12). Segue il rito dell’unzione di Davide sul quale «lo spirito del Signore irruppe da quel giorno in poi» (v. 13).

 

Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (2,8-13)

 

Carissimo, / 8ricòrdati di Gesù Cristo, / risorto dai morti, /  discendente di Davide, / come io annuncio nel mio Vangelo, / 9per il quale soffro / fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! 10Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. 11Questa parola è degna di fede: / Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; / 12se perseveriamo, con lui anche regneremo; / se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; / 13se siamo infedeli, lui rimane fedele, / perché non può rinnegare se stesso.

 

Il brano che riguarda il senso delle sofferenze patite dall’Apostolo nella predicazione del Vangelo «fino a portare le catene come un malfattore» (v. 9), si apre con una professione di fede ascrivibile alla cristianità delle origini sulla reale consistenza della risurrezione di Gesù Cristo, «discendente di Davide» (v. 8). L’Apostolo, quindi, dichiara la sua disponibilità a «sopportare ogni cosa» perché quanti ascoltano la predicazione del vangelo si salvino (v. 10) e conclude citando quello che potrebbe essere un antico inno liturgico (vv. 11-13) che presenta la vita del credente come una partecipazione alla pasqua del Signore, un impegno a rimanergli fedele rifuggendo dal rinnegarlo con l’abbandono della fede.

 

Lettura del Vangelo secondo Matteo (22,41-46)

 

In quel tempo. 41Mentre i farisei erano riuniti insieme, Gesù chiese loro: 42«Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». 43Disse loro: «Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo:/ “Disse il Signore al mio Signore: / Siedi alla mia destra / finché io ponga i tuoi nemici / sotto i tuoi piedi”?45Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?». 46Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo.

 

Il brano riporta l’ultimo contrasto tra Gesù e i farisei, condotto sullo stile delle discussioni rabbiniche. La discussione si apre con la domanda posta da Gesù stesso a proposito dell’origine del Messia, alla quale i suoi interlocutori rispondono citando Davide, dalla cui discendenza, stando alle Scritture, dovrà appunto venire il Messia (vv. 41-42). Gesù rilancia la domanda con il ricorso alla citazione del v. 1 del Salmo 110, nel quale Davide chiama il Messia: «Signore» riconoscendo, pertanto, la sua superiorità e insinuando la sua origine trascendente (vv. 43-45). Il v. 46 registra l’incapacità dei farisei di rispondere a Gesù il quale, come noi crediamo, è certamente figlio di Davide secondo la carne, ossia come uomo, ed è figlio di Dio, generato dal Padre prima di tutti i secoli.

 

Commento liturgico-pastorale

 

 

Davide, la cui figura è in primo piano nelle Scritture oggi proclamate, è senza dubbio, un personaggio decisivo per la comprensione della storia della salvezza che ha il suo vertice in Gesù di Nazaret che noi riconosciamo come il Messia promesso e, dunque, «figlio di Davide», ma soprattutto, quale Figlio di Dio e, perciò, superiore a Davide, come lui stesso osserva in polemica con i farisei (cfr. Vangelo: Matteo 22,42).

Davide, come testimonia la Scrittura, è stato scelto da Dio, secondo i criteri da lui stesso enunciati: «L’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore» (Lettura: 1 Samuele 16,7). Criteri che, al contrario di quelli umani, esaltano i piccoli e gli ultimi, qual è, appunto, Davide, il «più piccolo» (v. 11) tra i figli di Iesse e pertanto non invitato a comparire davanti al profeta Samuele venuto nella sua casa per ungere, su ordine e ispirazione divina, il nuovo re d’Israele (v. 3) dopo il ripudio di Saul da parte di Dio (v. 1).

La Scrittura ci dice come Dio ha scelto e ha prediletto con amore singolare proprio Davide, incaricato di pascolare il gregge di suo padre, e che egli, invece, elegge e costituisce pastore del suo popolo, facendo irrompere su di lui il suo Spirito (v. 13). A lui, inoltre, Dio promise una casa che sarebbe durata per sempre e, soprattutto gli promise che dalla sua discendenza avrebbe suscitato il Messia, il Cristo, ovvero il suo consacrato quale pastore, guida, liberatore del suo popolo e instauratore del suo regno!

Illuminati dalla Parola del Dio vivente, noi crediamo che le divine promesse si sono avverate in Gesù di Nazaret che, a motivo di Giuseppe, «della casa di Davide», può dirsi in tutta verità «discendente di Davide» (Epistola: 2 Timoteo 2,8).

Anche i farisei, interrogati da Gesù: «Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?», sanno rispondere prontamente: «Di Davide» (Matteo 22,42), attenendosi fedelmente alla rivelazione divina. Il titolo di «Figlio di Davide», più volte rivolto a Gesù, è da lui accettato in quanto afferma una prima verità sulla sua identità! Egli è in tutta verità il Messia, il Cristo promesso e la prova certa della sua messianicità è l’effettiva sua discendenza da Davide portatore di quella promessa.

Ma c’è un di più che trascende e supera la promessa a Davide. Gesù è davvero il Messia, ma egli è anche «Signore»! Quello che Davide riconosce tale nel salmo da lui composto: «Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi» (cfr. Salmo 101,1) e che Gesù applica a sé stesso (v.43).

In una parola: Gesù è sì il Messia, storicamente apparso nel mondo dalla «discendenza di Davide», ma egli è il «Signore», ossia il Figlio che Dio ha risuscitato dai morti, ha innalzato alla sua destra, nelle cui mani ha posto ogni potere e ha stabilito che gli uomini «raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna» (2 Timoteo 2,10). Alla luce del volere divino che pone Gesù, il Figlio, come il Messia consacrato per la salvezza non di un popolo soltanto, ma del mondo intero, comprendiamo il canto dell’amore di predilezione di Dio nei riguardi di Davide trasmesso nel Salmo 88: «Ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato; la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza», e ancora: «Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza”. Io farò di lui il mio primogenito, il più alto fra i re della terra». Il Servo che Dio ha consacrato con l’unzione dello Spirito quale Cristo e Signore, dotato della stessa forza divina per vincere le potenze contrarie ai sui salvifici disegni, è Gesù. A lui, in modo del tutto esclusivo si addice la condizione di Figlio che, in tutta verità può dire a Dio: «Tu sei mio Padre», quello che ha fatto di lui «il più alto fra i re della terra». Non ci resta che benedire Dio nei suoi disegni che superano ogni umana comprensione e che ha fatto del suo Figlio morto e risorto il luogo dove, soltanto, è possibile che tutti gli uomini ottengano salvezza e vita eterna.

A Gesù, perciò, «figlio di Davide» e Figlio unigenito di Dio, confessiamo la nostra fede certi che «se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo» (2  Timoteo 2,12).


19 luglio 2013

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