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22 aprile 2012 – III domenica di Pasqua


L’ascolto delle Scritture nel contesto della celebrazione eucaristica di questa domenica, guida i fedeli a riconoscere con fede nel Signore Crocifisso e Risorto la “via” unica e vivente che permette l’accesso a Dio, il Padre!

 

Il Lezionario

 

Vengono perciò oggi proclamati i seguenti brani biblici: Lettura: Atti degli Apostoli 16,22-34; Salmo 97 (98); Epistola: Colossesi 1,24-29; Vangelo: Giovanni 14,1-11a. Alla Messa vigiliare del sabato viene letto Marco 16,-8a come Vangelo della Risurrezione.

 

Lettura degli Atti degli Apostoli (16,22-34)

 

In quei giorni. 22La folla insorse contro Paolo e Sila e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli 23e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. 24Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi.

25Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. 26D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti. 27Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. 28Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». 29Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; 30poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?».31Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». 32E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa. 33Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; 34poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

 

Il brano fa seguito al tumulto scoppiato nella città macedone di Filippi a motivo della liberazione di una schiava da uno spirito di divinazione che rendeva denaro ai suoi padroni (Atti 16,12-21) e che costò a Paolo e a Sila, suo compagno di missione, percosse e carcere duro (vv. 22-24). I vv. 26-28 riferiscono del terremoto verificatosi nella notte e del gesto autolesionistico progettato dal carceriere nel constatare che le porte delle celle erano spalancate. Le  parole tranquillizzanti di Paolo provocano in lui un’inattesa reazione: «Che cosa devo fare per essere salvato?» (vv. 29-30) e la risposta essenziale dei due missionari: «Credi nel Signore Gesù», a cui fa seguito la proclamazione della «parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa» (vv. 31-32). I vv. 33-34 concludono il racconto con un rapido cenno al gesto battesimale compiuto sul carceriere e la sua famiglia, coronato dal pasto gioioso «per aver creduto in Dio».

 

Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (1,24-29)

 

Fratelli, 24io sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei  patimenti di Cristo,  manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. 25Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di portare a compimento la  parola di Dio, 26cioè il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. 27A loro  Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti:  Cristo in voi, speranza della gloria. 28È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo. 29Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.   

 

Il v. 24 riporta l’affermazione dell’Apostolo che è convinto di vivere la sua vita missionaria piena di sofferenze in profonda comunione con i patimenti di Cristo a favore della Chiesa, che Paolo ama chiamare “corpo” del Signore. Egli si percepisce come inviato da Dio stesso per rivelare a tutti indistintamente il «mistero nascosto da secoli», vale a dire il disegno di universale salvezza in Cristo Signore (vv. 25-27). Si comprende perciò come Paolo ha come unico scopo: annunciare lui, il Signore Gesù, a tutti gli uomini senza risparmiarsi nelle fatiche e senza sottrarsi alle controversie (vv. 28-29).

 

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (14,1-11a)

 

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: 1«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molti dimore. Se no, vi avrei mai  detto: “Vado a prepararvi un posto”? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado,  conoscete la via».

5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli  disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre?” 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me».

Il brano fa parte del cosiddetto “discorso di addio” (Giovanni 13,33-14,31) rivolto da Gesù ai suoi discepoli nel contesto dell’ultima cena per prepararli all’evento della sua morte e per affidare ad essi le consegne decisive. Dopo aver esortato i suoi a non turbarsi di fronte a ciò che sta per succedere e a credere (v. 1), Gesù introduce il tema del suo ritorno al Padre (vv. 2-3) e della “via” che conduce a lui (v. 4). I vv. 5-6 riportano il dialogo con Tommaso a proposito della “via” mentre i vv. 7-9 conducono all’effermazione: «Chi ha visto me ha visto il Padre», che giustifica l’appello finale a credere in lui (v. 11).

 

Commento liturgico-pastorale

La partecipazione alla celebrazione eucaristica, attuazione della Pasqua, è l’ambiente più idoneo per crescere nell’esperienza del Risorto e riconoscere in lui la “via” che conduce a ciò che, in verità, ogni uomo desidera dal più profondo: “dimorare” presso Dio, il Padre! Tale esperienza è propiziata e fondata sull’ascolto ecclesiale delle Divine Scritture e in primo luogo del Vangelo, nel quale ci parla il Risorto e al quale poniamo tutta la nostra attenzione piena di fede. Egli spalanca l’orizzonte dei suoi indicando «nella casa del Padre mio» la sua destinazione che sarà anche la loro (vv.2-3).

Il Signore inoltre spiega come si può giungere fino al Padre introducendo l’immagine della “via”, ben nota nelle Scritture per indicare l’orientamento scelto o da scegliere per la propria esistenza (vv.4-6). All’iniziale non comprensione dei discepoli, evidenziata con la domanda di Tommaso (v.5), Gesù viene incontro con la solenne dichiarazione sulla sua identità: lui che è la “verità”, ossia la rivelazione piena e definitiva di Dio, e la “vita”, è l’unica “via” data agli uomini per accedere a Dio (v. 6).

Ad essa fa seguito un’altra decisiva parola di autorivelazione: «Chi vede me, vede il Padre», come a dire: si giunge a Dio per la “via” che è Gesù e si arriva all’esperienza e alla relazione filiale con Dio, espressa dai verbi conoscere e vedere, conoscendo e vedendo Gesù, ossia entrando in intimo rapporto di fede con lui che è il Figlio! (vv. 7-9).

Con questo viene superata, nella domanda di Filippo «Mostraci il Padre» (v. 9), la domanda e l’anelito del cuore umano a conoscere e a vedere Dio. Egli si fa conoscere e si fa vedere nel suo Figlio, Gesù di Nazaret, il Crocifisso! Il Risorto! In lui infatti abita Dio, il Padre, e lui, il Figlio, abita in Dio, il Padre (vv. 10-11): lui e il Padre sono una cosa sola! Di conseguenza ciò che il Signore dice sono le parole che il Padre, dimorando in lui, dice.

Le solenni parole di autorivelazione del v.6 e del v.9, al centro dell’odierno brano evangelico, trovano la loro evidente attuazione nella Pasqua di morte e di risurrezione. Il Crocifisso Risorto, pertanto, è la “via” unica data agli uomini per giungere a Dio, ossia alla salvezza e, più ancora, alla conoscenza di Dio, ovvero alla  relazione intima e filiale con lui.

Il Signore Gesù, inoltre, nella sua Pasqua, offre al mondo intero di vedere Dio, di vedere cioè il Padre che è il vero, profondo, insopprimibile desiderio del cuore dell’uomo!

Il Signore Gesù Crocifisso e Risorto, pertanto, è «il mistero nascosto da secoli e da generazioni» la cui gloriosa ricchezza Dio ha deciso di far conoscere in mezzo alle genti (Epistola: Colossesi 1,26-27) con l’annunzio degli Apostoli, testimoni della sua Pasqua, esteso nei secoli dalla Chiesa, la comunità dei credenti.

Credere in lui, pertanto, significa come spiega Paolo al carceriere di Filippi «essere salvo» (cfr. Lettura: Atti 16,31) e dunque non soltanto liberato dall’oppressione del male, ma già stabilito nella casa del Padre per sperimentare la partecipazione alla perenne comunione di vita con lui e con il Figlio.

Di tutto ciò si fa interprete l’orazione All’Inizio dell’Assemblea Liturgica nella quale, dopo aver chiesto a Dio di ravvivare sempre di più nella Chiesa «i desideri che tu le hai suscitato nel cuore», così si prega: «Rendi più certa la nostra speranza; così i tuoi figli potranno aspettare con fiduciosa pazienza il destino di gloria ancora nascosto ma già contemplato senza ombra di dubbio dagli occhi della fede» e già posseduto nella partecipazione al Corpo e al Sangue del Signore, «sorgente e certezza della gioia senza fine» (Dopo la Comunione).


19 aprile 2012

 
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