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22 dicembre 2013 – VI domenica di Avvento, “Domenica dell'Incarnazione”

Lettura del vangelo secondo Luca
(1,26-38a)

In quel tempo.
L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

Dalla Parola alla vita

Siamo ormai arrivati alla vigilia di Natale e lo testimonia il colore liturgico: non più il morello dell’Avvento, ma il bianco delle feste del Signore e della Madonna. Oggi sostiamo a meditare sul personaggio principale, su colei che ha reso concretamente possibile l’incarnazione di Dio. Tutto, infatti, è dipeso dal dialogo tra l’angelo, che esprime il desiderio di dio, e la libertà di Maria.

È un dialogo che ha una premessa, una serie di nomi: Galilea, Nazaret, Davide, Giuseppe. Luca vuole ricordarci che si tratta di un fatto storico veramente accaduto, che non si può mettere in dubbio: «Vai in Galilea, a Nazaret e chiedi di quel falegname, Giuseppe, discendente di Davide, che ha sposato Maria». La nostra fede non si basa su leggende, ma su fatti veramente accaduti, per questo non dobbiamo avere paura, come dice la Dignitatis humanae : «La verità s’impone per la forza della verità stessa, la quale si diffonde nelle menti soavemente e insieme con vigore».

Il dialogo tra l’angelo e Maria è scandito in tre momenti, da tre parole di Gabriele e tre reazioni di Maria:

1) L’angelo inizia con parole sconvolgenti, con un canto, che si sente bene in greco: «Kàire, kekaritomene. O Kùrios metà sù». È felice l’angelo e invita Maria alla gioia. Maria non si spaventa.
Certo rimane turbata da quelle parole: perché l’angelo è venuto da lei? Cos’ha lei di speciale?
Si sente una ragazza ebrea come tante, perché il Signore ha scelto proprio lei?

2) Poiché Maria non è spaventata, ma lo guarda con volto stupito, Gabriele riprende a parlare e alza il tiro. In effetti, una cosa è essere stimolata alla gioia, un’altra sentirsi dire che concepirà e darà alla luce il Salvatore (questo significa Gesù)! E questo suo figlio non è solo il Messia atteso dagli ebrei, ma è Figlio di Dio e regnerà in eterno! Non era così scontato crederci. Maria ci crede subito. Vuole solo sapere come potrà accadere: lei è ancora vergine! Maria sapeva bene come nascono i bambini... Maria non si accontenta di obbedire; vuole capire. Da allora dovremmo ricordarlo anche noi: Dio non chiede una fede cieca, ma una fede convinta. Dio desidera rispondere alle domande dell’uomo ed è contento quando lo interroghiamo, quando mettiamo in dubbio le sue parole. Il dubbio è segno di fede: solo chi è interessato si interroga e Dio è più deluso dall’indifferenza che dal dubbio.

3) L’angelo ha capito che la domanda di Maria è dettata dalla fede e riprende il suo discorso, alzando ancor più il tiro. Parla dello Spirito Santo che scenderà su di lei e la coprirà con la sua ombra e quel suo figlio che sarà «Santo», cioè Dio, Figlio di Dio! E le offre una prova per verificare che dice il vero: le parla di Elisabetta e aggiunge: «Nulla è impossibile a Dio».

4)
A questo punto Maria interrompe l’angelo! Sono le stesse parole che un giorno Dio aveva detto ad Abramo, promettendogli il figlio Isacco (Genesi 18,14). Anche allora sembrava impossibile, invece è avvenuto. Maria ha capito e per questo risponde con entusiasmo: «Non vedo l’ora che avvenga quello che hai detto!». Abbiamo la stessa fede coraggiosa? Abbiamo lo stesso entusiasmo?


18 dicembre 2013

 
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