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23 gennaio 2011 – III Domenica dopo l’Epifania

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1. La domenica dei “pani”  
   

Il miracolo dei pani, narrato da tutti gli evangelisti, è interpretato dalla nostra tradizione liturgica come uno dei momenti “epifanici” del mistero di Cristo. I brani biblici oggi proclamati sono: Lettura: Esodo 16,2-7a.13b-18; Salmo 104; Epistola: 2Corinzi 8,7-15; Vangelo: Luca 9,10b-17. Nella Messa vespertina del sabato il Vangelo della risurrezione è preso da: Marco 16,1-8a.    


2. Vangelo secondo Luca 9,10b-17      

In quel tempo. Il Signore Gesù 10bprese i suoi discepoli con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. 11Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.    
12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste. 
   


3. Commento liturgico-pastorale      

Il brano evangelico, nel versetto iniziale che non viene letto: «Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto» (v. 10a), si rifà a Luca 9,1-6 riguardante l’invio in missione dei dodici apostoli da parte di Gesù.

I vv. 10-11a rappresentano l’introduzione del racconto che vede Gesù invitare i suoi apostoli a ritirarsi “in disparte” dopo la loro attività missionaria. Si direbbe invano, perché la folla continuava a seguirli.

Il v. 11a sottolinea con il verbo “le accolse” la premura del Signore verso quanti lo seguono. Di essi si prende cura parlando «loro del regno di Dio», in qualche modo reso riconoscibile nella disponibilità di Gesù «a guarire quanti avevano bisogno di cure».

Il v. 12 nel dare ragguagli sull’ora, quella del tramonto, mette in campo i Dodici che si preoccupano della necessità della gente che li segue di trovare un alloggio per la notte e dei necessari rifornimenti di cibo con la precisazione «qui siamo in una zona deserta».

Segue, ai vv. 13-15, il dialogo tra Gesù e i discepoli avviato dall’ordine sorprendente ed incomprensibile dato da Gesù: «Voi stessi date loro da mangiare». La risposta mette in luce l’esiguità di ciò che essi hanno a disposizione: «cinque pani e due pesci» se messa in rapporto all’enorme numero di persone da sfamare: “cinquemila uomini” che vengono fatti accomodare per terra «a gruppi di cinquanta circa».

Il v. 16 che allude al racconto della cena rappresenta il centro del racconto occupato dal solo Gesù! Lui è il protagonista dei “gesti”: «prese i cinque pani e i due pesci» e «alzò gli occhi al cielo»; e delle parole di lode e di esaltazione di Dio: «recitò su di essi la benedizione»; e, ancora, del gesto importante, quello di “spezzare” i pani e di “darli” ai discepoli, i quali sono ora coinvolti nel distribuirli alla folla.

Con ciò si sottolinea ancora una volta, come già al v. 12, il ruolo di mediazione e la funzione di servizio dei Dodici che anticipa quello che dovranno assumere dopo la morte e la risurrezione del Maestro.

Il brano si chiude al v. 17 con le osservazioni relative all’abbondanza del cibo imbandito dal Signore. Non solo «tutti mangiarono a sazietà» ma addirittura, con i pezzi avanzati, si riempirono “dodici ceste” ad indicare, con ciò, la straordinaria grandezza di Dio che in Cristo, suo Figlio, viene incontro con sovrabbondanza e in modo definitivo, alle necessità degli uomini. “Sovrabbondanza”, quella di Dio, che sopravanza e si distingue da ogni altra abbondanza terrena.

Proclamato nel presente contesto liturgico dell’Epifania del Signore il brano evangelico mette in luce come Gesù, nel “pane” donato alla folla che lo segue, porta a compimento quanto è stato profeticamente annunziato nella «cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra» e che gli Israeliti, in marcia nel deserto, chiamarono “manna” (Lettura: Esodo 16).

In verità Gesù non solo è il vero Mosè che ottiene da Dio il “pane” come cibo per il popolo affamato ma è lui stesso in grado di donare il nutrimento a quanti lo seguono e di donarlo in misura sovrabbondante.

Anzi, come sappiamo, è Gesù stesso il “pane” che viene dal Cielo nella donazione senza misura fatta di sé, nell’imminenza della sua morte. In lui, nel suo agire, si manifesta la grandezza dell’amore di Dio per tutti, così cantato nel Prefazio: «è giusto benedirti in ogni tempo perché da te ci viene ogni alito di vita, da te ci è data ogni capacità di agire, da te dipende tutta la nostra esistenza. Nessun momento mai trascorre senza i doni del tuo amore, ma in questi giorni, dopo che abbiamo rivissuto la venuta tra noi del Signore Gesù e tutti i prodigi della redenzione, si fa più chiara e viva la coscienza delle passate gioie e dei beni presenti».

Posti davanti a un così traboccante dono dell’amore del Signore che, venendo nel mondo, «da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (Epistola: 2Corinzi 8,9), impariamo da lui a fare altrettanto con il nostro prossimo, usando generosa carità, specialmente verso i poveri, i quali, spesso sono ricchi di fede e di grande umanità.

A questo, infatti, ci esorta l’Apostolo: «Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza» (v. 14). è quanto domandiamo nell’orazione Dopo la Comunione: «Tu che ci nutri e ci rinnovi, o Dio, con la sublimità di questi misteri di grazia, disponi i tuoi fedeli a rendere operosa nella vita la ricchezza della loro divina efficacia».


19 gennaio 2011

 
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