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24 Novembre 2013 – II° domenica di Avvento, “I figli del Regno” – Anno A

Luca, indicando con precisione l’anno di regno di Tiberio e i nomi di persona e di luogo, ci ricorda che la storia di Gesù non è un romanzo, ma una verità. Il cristianesimo non si basa su miti e personaggi di nebulosi racconti di misteriosi antenati, ma su una persona precisa: Gesù, veramente vissuto in un tempo e in un luogo precisi e dimostrabili.

Anche per questo Luca cita Isaia: al tempo dei Vangeli più una persona era antica, più le sue parole erano vere. In fondo anche noi diciamo che «il tempo è galantuomo»: la verità dura, mentre la menzogna, come il fango, si deposita sul fondo del lago della storia. Proprio perché le parole di Isaia erano vere, Giovanni andò nel deserto a «preparare la via del Signore» (Isaia 40,3-5), che sarebbe venuto per tutti gli uomini: «Ogni uomo» avrebbe visto la salvezza di Dio.

Per questo Luca presenta tutte le categorie sociali: le folle, i pubblicani, i soldati... tutti! Ad essere precisi, solo “alcuni” dei pubblicani e dei soldati accorrono. Luca da una parte ci dice che tutti sono alla ricerca di Gesù e, dall’altra, ci ricorda che non tutti sono disposti ad accogliere la parola di Dio.

Non tutti lo cercano, ma Giovanni risponde a tutti, agli onesti (le folle) e agli sfruttatori e traditori del loro popolo (com’erano i pubblicani) e ai violenti, spesso assassini, com’erano i soldati, perché in ogni caso tutte le categorie umane sono in ricerca; c’è nel cuore dell’essere umano un insopprimibile desiderio di dio. Non a caso papa Francesco, a Eugenio Scalfari che gli ha detto di non credere nell’anima, ha risposto: «Non ci crede ma ce l’ha. Si domanderà certo, come tutti, chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Se le pone anche un bambino queste domande. E lei?». «Che cosa dobbiamo fare?».

La domanda ripetuta tre volte e identica per tutte le categorie di persone (folla, pubblicani, soldati) allora acquista un senso ancora più profondo. La risposta di Giovanni ha una premessa: occorre non essere ipocriti. Si riconoscono perché per loro la fede è solo una pratica esteriore: si fanno battezzare, ma nel loro cuore non sono convinti di averne bisogno; si sentono già a posto, si ritengono gli eletti di Dio perché hanno «Abramo per padre». Giovanni quasi li aggredisce. Forse questo è il vero peccato: comportarsi bene, senza convinzione interiore. detto questo, la risposta di Giovanni è una sola, valida per tutti: fai bene il tuo dovere; vivi bene la tua vita; sii attento agli altri.

Chi ha due tuniche ne dia una a chi non l’ha; i pubblicani siano onesti e non derubino i loro fratelli;
i soldati non siano violenti e non saccheggino le case dei poveri, ma si accontentino del loro salario.
A questi uomini in ricerca, Giovanni ricorda che la fede e la vita si sostengono a vicenda: la fede cresce se la metti in pratica, e una vita secondo Dio rende più facile il credere in lui.


20 novembre 2013

 
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