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lunedì 27 giugno 2022
 

25 Aprile 2010 Domenica IV di Pasqua

1. La quarta domenica “di Pasqua”
Le lezioni bibliche offerte, per questa domenica, dal Lezionario sono: Lettura: Atti degli Apostoli 21,8b-14; Salmo 15; Epistola: Filippesi 1,8-14; Vangelo: Giovanni 15,9-17. Alla Messa vespertina del Sabato viene proclamato Luca 24,9-12 quale Vangelo della Risurrezione. In questa domenica si celebra, in tutta la Chiesa, la Giornata mondiale delle vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa.

2. Vangelo secondo Giovanni 15,9-17
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: 9«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. 12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma io vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

3. Commento liturgico-pastorale
Il brano segue immediatamente quello che, nel simbolismo della “vigna”, del “vignaiolo” e dei “tralci”, riporta le parole di rivelazione sul rapporto che lega Gesù al Padre, i discepoli a Gesù e, dunque, al Padre (15,1-8). Nei versetti oggi proclamati il Signore indica, a partire dall’unione stabile di amore con lui, l’identità più vera e più piena del “discepolo”. Possiamo dire di trovarci di fronte a un canto d’amore. Anzitutto l’amore alla sua fonte: quello di Dio Padre per il suo unico Figlio (v 9). Amore per noi inimmaginabile e che il Figlio, venuto in questo nostro mondo, ci ha rivelato. La rivelazione di Dio “amore” è motivo di gioia e di “gioia piena” per noi uomini, in quanto da quell’amore procede l’amore di Gesù per noi (v 11). Quindi l’amore con cui il Padre ama il Figlio è lo stesso amore con cui il Figlio Gesù ama noi! Il v 13 con l’espressione “dare la vita” evoca la morte del Signore come manifestazione concreta e riconoscibile del suo amore. Egli ci ama di un amore assoluto, insuperabile e la prova è la sua effettiva disponibilità a “dare la sua vita” sulla croce. Disponibilità che il Prefazio si incarica di sviluppare dal suo misterioso esordio nel cuore della Trinità: «Mosso a compassione per l’umanità che si era smarrita, egli si degnò di nascere dalla Vergine Maria; morendo ci liberò dalla morte e risorgendo ci comunicò la vita immortale». In questo “amore” di Gesù per noi, che, alla fine, ci lega all’amore del Padre, occorre “rimanere” (v 9) e si “rimane” uniti a Gesù se “custodiamo” i suoi comandamenti ovvero se si obbedisce a quanto lui ordina (v 12), proprio come lui, il Figlio, in tutta verità può affermare di amare il Padre, in quanto obbedisce al suo volere (v 10). Di qui la solenne dichiarazione con cui Gesù promulga i suoi “comandamenti” che si riassumono in uno solo: «che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato» (v 12 e v 17) e che, è evidente, si concretizza nella disponibilità a “dare la nostra vita”. Niente di più. Niente di meno. Tale “osservanza” è la condizione che garantisce la nostra unione e la nostra “amicizia” con lui e, di conseguenza, la fruttuosità della missione della Chiesa tra gli uomini (v 16): quella di rendere al vivo in Gesù, il Crocifisso/Risorto, l’amore di Dio. La Lettura ci presenta nell’apostolo Paolo pronto a «morire a Gerusalemme per il nome del Signore» (Atti degli Apostoli 21,13) cosa comporti “rimanere” nell’amore del Signore per essere da lui riconosciuti come “amici”, “scelti”, “costituiti”, resi perciò idonei alla missione, la più “fruttuosa” capace cioè di chiamare gli uomini al Vangelo. Missione fruttuosa che l’Apostolo può compiere addirittura “in catene”, come prigioniero, ma “per il Signore” registrando il “progresso del Vangelo” addirittura nel “palazzo del pretorio e dovunque” (Epistola: Filippesi 1,12-13). L’annuale solenne celebrazione della Pasqua del Signore ci riporta alla sorgente del suo amore per noi, donandoci di comprendere sempre di più di quale amore egli ci ha amato e di come la sua unica “consegna” per noi consista nel mettere in pratica, a nostra volta, la sua concreta donazione di amore! Tutto ciò deve farci molto riflettere perché si è tutti tentati di “aggirare” il “precetto” del Signore per noi “impossibile” da “osservare”! La “consegna” d’amore esigita dal Signore è, in realtà, un dono che viene dall’alto, è il suo Spirito che porta nei nostri cuori l’amore del Signore Gesù, sorgente del nostro amore “gli uni per gli altri”. Ciò avviene, di fatto, ogni volta che ci raduniamo per “annunziare” la morte del Signore e “proclamare” la sua risurrezione. Nella celebrazione infatti, lo Spirito Santo attualizza, nel pane e nel vino, la “donazione” che il Signore ha fatto di sé nella sua Pasqua e facendoci partecipi di quel “pane” e di quel “vino” ci riempie dell’amore, quello con cui Gesù ci ha amati e ci abilita a fare altrettanto.


23 aprile 2010

 
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