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26 gennaio 2014 – Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Lettura del Vangelo secondo Luca (2,41-52)

In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Dalla Parola alla vita

Quella che presenta il Vangelo oggi è una famiglia bella: devota a Dio, unita tra i suoi membri, legata da rapporti cordiali e di fiducia con i vicini.

È una famiglia piena di fede: salivano a Gerusalemme «ogni anno… secondo la consuetudine». Non erano obbligati a farlo: il libro dell’Esodo (23,14-17) prescriveva il pellegrinaggio al Tempio tre volte l’anno (Pasqua, Pentecoste, Festa delle Capanne), ma chi abitava a più di un giorno di cammino ne era dispensato e Nazaret dista da Gerusalemme circa 90 chilometri in linea d’aria, quasi 120 di strada. Eppure Maria e Giuseppe erano fedeli a questo pellegrinaggio, segno della loro fede, che non si accontentava del minimo, che non cercava sconti, come troppo spesso succede tra noi.

È una famiglia unita: quella sera, quando non vedono arrivare Gesù, lo cercano insieme, tornano in città e per tre giorni condividono il loro dolore. Belle le parole di Maria quando lo trovano: «Tuo padre e io, angosciati …». Chiama «tuo padre» Giuseppe, il suo sposo, che lei ama e che per amore le ha creduto, quando gli ha detto che un angelo le aveva parlato. Non tutti ci avrebbero creduto facilmente: Giuseppe l’ha fatto e per lei aveva abbandonato tutto, fuggendo con lei in Egitto. Tornato, era ripartito di nuovo da zero, ma non gli era pesato: troppo grande l’amore per lei e per quel Bimbo che Dio gli aveva affidato. Erano uniti: Luca precisa che Gesù tornò con loro con l’obbedienza serena che nasce dall’amore e lo rinsalda: «Stava loro sottomesso». Forse anche noi oggi abbiamo bisogno di famiglie in cui non ci sia contrapposizione, ma si gareggi l’uno con l’altro perché aumenti la reciproca gioia.

È una famiglia piena di fiducia. Nel trambusto della partenza da Gerusalemme e lungo il cammino non si domandano dove sia Gesù. Sono sicuri che è con i suoi amici, che si è fermato a mangiare con uno di loro. Hanno fiducia nel loro figlio e nei loro compaesani (tali erano i loro compagni di viaggio). Sanno che Gesù non farebbe nulla di sbagliato e che la gente gli vuole bene e lo tratta come uno dei loro figli: sono famiglie che contano l’una sull’altra. Com’è prezioso coltivare e comunicare fiducia!

È una famiglia che ama la schiettezza. Maria non è intimorita dal luogo solenne, dalle molte persone, dall’ammirazione di tutti per suo figlio. Gli parla schiettamente della sua angoscia e di quella di Giuseppe e Gesù risponde con altrettanta schiettezza che deve occuparsi delle cose di suo Padre. Forse rimasero male, sentendosi ricordare che Giuseppe non era suo padre e che non era venuto per stare con loro. Maria e Giuseppe fecero fatica ad accettare quelle parole. Qualche volta l’amore costa: non ci si sente mai arrivati, quando si ama. un passo avanti ogni giorno, questo chiede l’Amore. Cantava Giovanni Crisostomo: «Grazie, Signore, perché ci hai dato l’amore. Quando un uomo e una donna diventano uno nel matrimonio, sono l’immagine stessa di Dio. Così uniti non hanno paura di niente: con la concordia, l’amore e la pace sono padroni di tutte le bellezze del mondo».

 


24 gennaio 2014

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