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martedì 24 maggio 2022
 

4/09/11-I dom dopo il Martirio di S. Giovanni

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1. La  prima domenica dopo il martirio del Battista
   

Questa domenica imprime, come sappiamo, una prima svolta nel Tempo “dopo Pentecoste”, ponendo in luce nella vita e nel martirio del Precursore del Signore, il dono e la responsabilità  di un’autentica testimonianza di fede che la Chiesa, colma della grazia della Pasqua ad opera dello Spirito Santo, è chiamata a dare a tutti tramite tutte le sue “membra”. Le lezioni scritturistiche offerte dal Lezionario ambrosiano sono: Lettura: Isaia 65,13-19; Salmo 32; Epistola: Efesini 5,6-14; Vangelo: Luca 9,7-11. Nella Messa vespertina del sabato viene letto Luca 24,9-12 come Vangelo della risurrezione. Le orazioni e i canti della Messa sono quelli della XXIII domenica del Tempo «per annum» nel Messale ambrosiano.    


2. Vangelo secondo Luca 9,7-11
   

In quel tempo. 7Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», 8altri: «è apparso Elia», e altri ancora: «è risorto uno degli antichi profeti». 9Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo. 10Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. 11Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.    


3. Commento liturgico-pastorale    

Il brano evangelico si presenta diviso in due parti: vv. 7-9 e vv.10-11. I vv. 7-9 riferiscono gli interrogativi del “re” Erode Antipa a proposito del clamore suscitato tra le popolazioni della Galilea a lui soggetta dall’attività “missionaria” di Gesù narrata dall’Evangelista (cfr. Luca 8,26-56) e da quella dei Dodici da lui incaricati di «annunziare il regno di Dio e di guarire gli infermi» (Luca 9,2), cosa che essi compiono con successo andando «di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni» (v. 6) mostrando in tal modo la reale consistenza del Regno stesso.

Si comprende così la perplessità e l’interesse di Erode circa “tutti questi avvenimenti” (v. 7) legati all’attività dei Dodici e soprattutto  di Gesù. Egli cerca di farsi un’idea su tale attività raccogliendo le opinioni correnti tra il popolo su Gesù che, tra l’altro, pensa possa essere Giovanni il Battista risorto dai morti, ucciso proprio da Erode al quale rimproverava la condotta perversa contraria alla Legge di Dio. Altri vedono avverata in Gesù la profezia del ritorno di Elia alla fine dei tempi ovvero lo vedono come “uno degli antichi profeti” tornato in vita.

Proprio Erode, che confessa apertamente di averlo fatto decapitare in carcere (Cfr. Marco 6,17-29 e Matteo 14,3-12), esclude categoricamente che Gesù sia in realtà Giovanni redivivo. Di qui la domanda assillante: ”chi è dunque costui” (v. 9) che lo spinge a cercare di conoscerlo e di incontrarlo, cosa questa che si verificherà nell’ora tragica della passione del Signore, allorché il governatore romano Ponzio Pilato, avendo appreso la provenienza di Gesù dalla Galilea, lo mandò proprio a Erode che di quella terra era il “re” (Luca 23,6-10).

Al v. 10 il racconto si riallaccia alla citata attività missionaria degli apostoli che, una volta conclusa, li vede intenti a riferire a Gesù «tutto quello che avevano fatto» compiendo fedelmente il mandato da lui ricevuto. Viene inoltre sottolineata la premurosa attenzione di Gesù nei confronti dei missionari invitati a stare un po’ in disparte insieme a lui.

Il brano si conclude al v. 11 con l’accorrere delle folle intono a Gesù provocando in lui un vivo sentimento di “accoglienza” e una grande disponibilità a prendersi cura di esse mediante l’annunzio del “regno di Dio” e la guarigione di «quanti avevano bisogno di cure».

Se, com’è necessario, si tiene legati il brano odierno ai versetti che lo precedono immediatamente: 1-6, va sottolineato l’intento dell’evangelista di far risalire a Gesù stesso l’individuazione e l’incarico missionario ai Dodici nel quale si può intravedere il loro futuro compito di guida della comunità dei credenti e di predicatori del Vangelo del Regno quando per Gesù verrà l’ora di tornare al Padre con la sua morte e risurrezione.

Lo stesso evangelista, inoltre, mette in luce come essi agiscono con l’autorità data da Gesù, l’autorità che Gesù possiede e dimostra di avere nella predicazione del Regno autorevolmente avvalorata dalle “guarigioni”.

Proclamato nel tempo liturgico delle “domeniche e settimane dopo il martirio di san Giovanni il Precursore”,  prende particolare rilievo nel brano odierno il riferimento alla figura e all’opera del Battista che è l’ultimo dei grandi profeti dell’Antica Alleanza incaricato di annunziare e di dare testimonianza a colui che viene ad adempiere concretamente le promesse di Dio al suo popolo, ovvero a Gesù.

Promesse trasmesse per bocca degli antichi profeti come Isaia, che annunzia a nome di Dio: «Io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, poiché si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare» (Lettura: Isaia 65,17-18).

In effetti, con la sua venuta nel mondo il Signore Gesù ha inaugurato “i nuovi cieli e la nuova terra”, vale dire ha introdotto effettivamente il regno di Dio che lui stesso ha predicato e che i suoi apostoli hanno diffuso su tutta la terra. Il Precursore del Signore con la sua vita e la sua parola ha dato fedele testimonianza alla novità del Regno con l’offerta della sua stessa vita.

Sulla sua scia siamo tutti esortati ad annunziare e a testimoniare che in Gesù sono apparsi davvero “i nuovi cieli e la nuova terra” e che, in realtà lui, in persona, è il regno di Dio. La nostra testimonianza sarà autentica se, consapevoli d'essere diventati per la fede e per i sacramenti pasquali “luce nel Signore” (Epistola: Efesini 5,8), ci comporteremo effettivamente come “figli della luce” portando “il frutto della luce” che consiste  “in ogni bontà, giustizia e verità” (vv. 8-9).


31 agosto 2011

 
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