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domenica 16 gennaio 2022
 

6 febbraio 2011 - V del Tempo ordinario


Matteo (5,13-16)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro
che è nei cieli».



Luce nel buio del mondo

«Risplenda la vostra luce davanti agli uomini» (Mt 5,16). Nella Chiesa delle origini, i primi cristiani, fedeli alla parola del Maestro, si distinguevano dalla società del tempo per i valori che professavano. «Assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere... tenevano ogni cosa in comune... lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo» (At 2,42-47). La fede in Gesù Cristo,
nonostante le persecuzioni dell’Impero, non era vissuta solo come sentimento profondo, intimo, che lega l’uomo a Dio, ma come impegno nel quotidiano, come un lievito nella massa, capace di trasformare la realtà.

Nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i senza tetto, saziando gli afflitti di cuore (cf. Is 58,7-10), con le sole armi della fede i cristiani combattevano per la giustizia contro ogni forma di oppressione che schiacciava i più deboli. Con la potenza dello Spirito, lontani dalla sapienza umana, costruivano la città di Dio sulla roccia e non sulla sabbia, perché sapevano che «non può restare nascosta una città che sta sopra un monte » (Mt 5,14). In possesso del Vangelo, senza lasciarsi sedurre dalle aspirazioni più basse del potere, i cristiani erano davvero il sale del mondo, che dà sapore alla vita. Gesù aveva infatti detto ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra» (Mt 5,13).

Una metafora, quella del Maestro di Galilea, che non consentiva dubbi d’interpretazione: in un’epoca in cui il sale, simbolo della sapienza, veniva usato per evitare la corruzione degli alimenti, essere “sale della terra” significava preservare il mondo dalla corruzione.
La giustizia doveva ritmare il passo di ogni battezzato: «Davanti a te camminerà la tua giustizia» (Is 58,8), perché i discepoli del Maestro erano chiamati a essere in maniera permanente «luce del mondo» (Mt 5,14): non «si accende una lampada per metterla sotto il moggio » (Mt 5,15).

Oggi spetta a noi mantenere accesa la fiamma della fede in Cristo, luce del mondo, affinché non si spenga per mancanza di ossigeno. Se invece basta un soffio di vento per far spegnere la fiamma, se affascinati dalle seduzioni del mondo consentiamo ai poteri della terra di innalzare i ricchi e lasciare a mani vuote i poveri, allora non siamo ancora alla sequela di Gesù. Se non siamo in grado di combattere contro le strutture dell’ingiustizia, preservando il mondo dalla corruzione, allora siamo come un sale che ha perso il sapore.

Non lasciamoci ingannare dalle mode del nostro tempo e fedeli al Vangelo, come i primi cristiani, facciamo brillare la sua luce tra le tenebre di questo mondo oppresso dal potere di una economia senza scrupoli.


02 febbraio 2011

 
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