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8 dicembre 2013 – Quarta domenica di Avvento, “L’ingresso del Messia” – Anno A

Lettura del Vangelo secondo Matteo (21,1-9)

In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma». I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».

Dalla Parola alla vita

Oggi è il giorno dell’Immacolata Concezione di Maria, ma per la Chiesa ambrosiana è la quarta domenica di Avvento, perché nulla è più importante della celebrazione del Giorno del Signore: lui solo è «Tutto per noi», come diceva sant’Ambrogio (la solennità dell’Immacolata è spostata a lunedì 9).

Il Vangelo ruota intorno a due momenti: l’ordine di Gesù e la sua entrata solenne in Gerusalemme. L’ordine di Gesù non è così scontato, se ci soffermiamo a immaginare la scena. Era così scontato che i due discepoli avrebbero trovato l’asina e il puledro? Cosa avrebbero detto i proprietari? Non li avrebbero presi per ladri di bestiame? Avrebbero potuto credere alle parole che Gesù ordinava di dire: «Il Signore ne ha bisogno. Li rimanderà subito»? Era così scontato che i padroni ci credessero? Eppure i due discepoli lo fanno! Si fidano di Gesù. E tutto avviene come aveva detto lui; nessuno li ferma; nessuno si oppone; ogni loro paura – se c’era stata – si rivela sbagliata. Non solo: pongono sull’asina i loro mantelli, la preparano perché Gesù vi salga sopra, come fosse un re. Proprio questo gesto mi aiuta a capire perché si sono fidati: obbediscono a Gesù, perché lui ha citato il profeta Zaccaria (9,9), che a sua volta riprendeva le parole del profeta Isaia (62,11).

Zaccaria aveva profetizzato che il Messia atteso sarebbe giunto a Gerusalemme su un puledro figlio d’asina e che avrebbero dovuto accoglierlo come fosse un re, con gioia: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila figlia di Gerusalemme». Erano le parole già dette da Isaia, che aveva esortato a ricordare che il Signore amava il suo popolo e che avrebbe mantenuto la sua parola: «Per amore di Sion non tacerò»; Dio amava Gerusalemme come la sposa amata e aveva promesso che l’avrebbe protetta dai nemici e che il suo popolo sarebbe stato un «popolo santo».

Dunque, i discepoli hanno riconosciuto che Gesù era l’atteso sulla parola dei profeti e hanno fatto quello che lui e i profeti avevano detto loro. Si sono fidati di Gesù, perché conoscevano la parola di Dio. Forse la cosa ci interroga: quanto conosciamo la parola di Dio? Quanto la leggiamo? Quanto la prendiamo sul serio?

Ed ecco: tutta la folla è coinvolta e acclama Gesù. Stende i mantelli e agita rami a festa, gridando le parole del salmo 118 (versetti 25-26), che invitava a fare un corteo ordinato «con rami frondosi» e a cantare che «Dio è la nostra luce», a gridare con gioia che «il Signore è buono ed eterna è la sua misericordia». Proprio così comincia e finisce il salmo, con questo invito entusiasta a cantare la misericordia e la bontà di Dio. Per questo il popolo canta: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore». Finalmente è venuto colui che realizza questa promessa! Finalmente è venuto Gesù, per dirci che è proprio vero che «Dio è buono e infinita è la sua misericordia»! La gente di Gerusalemme ci ha creduto, perché ha visto alcuni, i discepoli, che ci hanno creduto. Molti crederanno, se vedranno che noi ci crediamo davvero! Non solo a parole, ma con i fatti, proprio come lo folla che non si limita a cantare, ma stende mantelli e agita rami. Perché non basta dire, occorre vivere!


05 dicembre 2013

 
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