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martedì 30 novembre 2021
 
I consigli salute di BenEssere Aggiornamenti rss BenEssere / La salute con l'anima a cura di Giuseppe Altamore

Aflatossine nel formaggio

 

La brutta storia del latte “cancerogeno”, utilizzato in modo fraudolento per ottenere un noto formaggio friulano Dop, è  l’occasione per parlare di un microscopico fungo che attecchisce sugli alimenti, soprattutto cereali. La storia è veramente inquietante perché le analisi parlano chiaro e le responsabilità sono evidenti.   Ma non è la prima volta che accade. Le aflatossine attecchiscono sul mais di cattiva qualità o conservato in condizioni non idonee. Quando il livello dei veleni supera il limite di guardia, il foraggio andrebbe distrutto. Qualche volta invece  finisce nel circuito legale. In questo caso lo scandalo è stato scoperto grazie ai controlli dei Nas.  

L'Unione europea ha introdotto misure, volte a ridurre al minimo la presenza di aflatossine in diversi prodotti alimentari. I livelli massimi di aflatossine sono stabiliti dal regolamento (CE) n. 1881/2006 della Commissione. I prodotti che superano i livelli massimi consentiti non devono essere immessi sul mercato dell'Ue. La direttiva 2002/32/CE stabilisce i livelli massimi di aflatossine B1 nelle materie prime per mangimi.  

Le aflatossine sono micotossine prodotte da due specie di Aspergillus, un fungo che si trova in particolare nelle aree caratterizzate da un clima caldo e umido. Poiché le aflatossine sono note per le loro proprietà genotossiche e cancerogene, l'esposizione attraverso gli alimenti deve essere il più possibile limitata. Le aflatossine possono essere presenti in prodotti alimentari, quali arachidi, frutta a guscio, granoturco, riso, fichi e altra frutta secca, spezie, oli vegetali grezzi e semi di cacao, a seguito di contaminazioni fungine avvenute prima e dopo la raccolta.


21 giugno 2013

 
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