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lunedì 29 novembre 2021
 
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Allattamento: non è mai troppo tardi

Lucia mi confida di essere incinta. Mi complimento con lei e subito ci mettiamo a parlare di parto e allattamento. Le chiedo: “Tu hai allattato Luca” (il suo primo figlio?)
Ride: “Direi di sì” E mi racconta una storia che vorrei condividere con voi.
“È stato tutto molto complicato. Luca è nato alla trentaseiesima settimana, pesava poco più di due chili. Mi hanno fatto il cesareo perché … Ho provato subito ad attaccarlo, non appena almeno mi è stato possibile farlo dopo l’intervento. Lui era tanto piccolo. Ciucciava un po’ e poi subito dormiva, era sfinito. Io lo attaccavo di continuo ma Luca smetteva presto di mangiare, faticava ad attaccarsi. Un’ostetrica mi ha cercato di spiegare come metterlo, cosa fare ma lui continuava a perdere peso. Dopo il calo fisiologico, tardava a crescere anche di pochi grammi e così il pediatra mi ha dimesso con l’aggiunta. Ho iniziato a dargliela già in ospedale. Luca dal biberon riusciva a mangiare, sembrava gradire quel cibo più facile da conquistare. Sono tornata a casa molto triste. Io ci tenevo moltissimo ad allattare e improvvisamente mi accorgevo di non sapere come riuscire a farlo. Mi trovavo costretta a nutrirlo con il latte artificiale e l’unica cosa che mi restava da fare era continuare ad attaccarlo tutte le volte anche al mio seno. Lui ciucciava poco, ma comunque ci provava. Ho iniziato a usare il tiralatte per evitare di produrne meno. Lo facevo tutti i giorni e più volte al giorno, così potevo dare al mio bambino un po’ del mio latte e continuare a tenere accesa la speranza di poterlo allattare. Poi sono arrivate le ragadi, il tiralatte e le poppate lunghe e poco fruttuose mi hanno regalato parecchi tagli dolorosissimi. Ho pazientato, accettando di buttare il latte che si mischiava al sangue. Con qualche consiglio con una visita al consultorio le ferite si sono rimarginate e Luca ha continuato a giocare con i miei seni pieni di latte senza capire come godere di quel ben di Dio. Avevamo quasi trovato un nostro equilibrio, tra biberon e tentativi di allattamento, quando a rendere il gioco più difficile mi è venuta la mastite. Ho dovuto prendere l’antibiotico e anche in questo caso il mio latte è finito nel lavandino per qualche giorno. Poi la svolta. Un giorno di primavera siamo andati con amici in una fattoria. C’erano un sacco di animali ma non sapevo che tra questi avrei incontrato quello che avrebbe cambiato la nostra quotidianità. Nel porcile ho visto un’enorme scrofa buttata a terra con tanti piccoli maialini che le correvano addosso per attaccarsi ai suoi capezzoli a ciucciare il latte. Tutto sembrava così facile sia per i piccoli sia per la mamma. Mi sono detta: “Se ci riesce lei è possibile che io non ci riesca?”

Luca aveva già quattro mesi e nel frattempo era cresciuto parecchio e si era fatto un bimbo energetico e curioso. Tornati a casa, invece di preparare il suo biberon, mi sono sdraiata sul letto e ho appoggiato su di me il mio bambino. Lui ha iniziato ad alzare la testa per provare a cercare il mio seno. Ha fatto parecchi tentativi senza riuscire ad agganciare niente, nonostante la mia collaborazione, ma nessuno di noi aveva fretta. Poi, all’ennesimo movimento del collo, il miracolo: si è attaccato a me come non mai, ci siamo guardati, o forse l’ho guardato solo io, e ho capito che ce la potevamo fare, che finalmente il nostro appuntamento era arrivato e da quel momento in poi non saremmo più stati in ritardo. Ho sognato per giorni di allattare in modo esclusivo mio figlio ma ho dovuto aspettare quattro mesi per riuscire a farlo davvero. Quella sera è stata la nostra seconda nascita, e per due mesi sono stata io la sua unica fonte di cibo. Non potevo crederci, finalmente anch’io riuscivo ad allattare. A sei mesi ho svezzato Luca ma ho continuato ad allattarlo fino all’anno di vita, meravigliandomi ogni volta di questo meraviglioso incontro”.


12 aprile 2011

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