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lunedì 13 luglio 2020
 

Anche il califfo tiene famiglia

Al Baghdadi (Reuters).
Al Baghdadi (Reuters).

Salta fuori oggi che al confine tra Libano e Siria, una decina di giorni fa, sono stati arrestati una moglie e un figlio di Abu Bakr al Baghdadi, lo pseudo-califfo che da Mosul (Iraq) guida le milizie dell'Isis. Il che, al di là delle implicazioni politico-militari (pare che l'intenzione sia di usarli come merce di scambio per far liberare i prigionieri dei miliziani), ci ricorda che Al Baghdadi non è solo un terrorista e uno spauracchio ma anche un uomo, un essere concreto in carne e ossa.

Il vero nome di Al Baghdadi è in realtà Ibrahim Awad Ibrahim al-Badri, nato nel 1976 a Samarra (Iraq) nella famiglia di un imam. Non è che si sappia molto di lui e la cosa più curiosa della sua biografia è forse questa: da ragazzo era un più che promettente calciatore. Ma il richiamo dell'islam, forte già per ragioni familiari, lo tolse ai campi e lo portò all'Università islamica di Baghdad, capitale dell'Iraq e radice del suo "nome d'arte": al Baghdadi infatti vuol proprio dire "di Baghdad", come noi diremmo "il Milanese" o "il Romano".

Sposatosi e diventato padre subito dopo la fine degli studi (suo figlio, quindi, dovrebbe avere 11-12 anni), Al Baghdadi cominciò a seguire le dottrine dell'estremismo islamico di stampo salafita. Stiamo parlando degli anni più cruenti dell'occupazione americana dell'Iraq, quelli con il massimo numero di attentati e vittime civili. Al Baghdadi, però, passò sempre per una figura di secondo piano, se non addirittura innocua. Con idee da fanatico, certo, ma confinato a predicare in una piccola moschea della periferia di Baghdad.

Secondo molti, la sua iniziazione al terrorismo avvenne nel carcere americano di Camp Bucca, nella città di Umm Qasr, in Iraq, dove fu rinchiuso nel 2005 per essere liberato nel 2009, quando il carcere fu chiuso. In cella conobbe i militanti di Al Qaeda e si fece arruolare. Quel che nessuno ha ancora capito, o immaginato, è questo: come riuscì l'ex aspirante calciatore e predicatore di secondo piano a farsi eleggere, nel 2010, capo di Al Qaeda in Iraq al posto di Abu Omar al-Baghdadi, ucciso in un bombardamento americano?

Poi nel 2011 scoppiò la guerra civile in Siria e Al Baghdadi fu lesto ad approfittarne: prima per mandare drappelli di combattenti di Al Qaeda in Siria, poi per staccarsi dalla stessa Al Qaeda e fondare l'Isis. Avrà mai rimpianto, nella sua furia da macellaio, le partite al pallone di un tempo? 



Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

02 dicembre 2014

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