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martedì 11 agosto 2020
 

Il Papa: «Vicini ad Aleppo e alle vittime degli attentati»

Non dimenticare Aleppo. Papa Francesco fa appello, al termine dell'Angelus, perché tutti si impegnino per riportare la pace in Siria. «Ogni giorno», dice Francesco, «sono vicino, soprattutto nella preghiera, alla gente di Aleppo. Non dobbiamo dimenticare che Aleppo è una città, che lì c’è della gente: famiglie, bambini, anziani, persone malate… Purtroppo ci siamo ormai abituati alla guerra, alla distruzione, ma non dobbiamo dimenticare che la Siria è un Paese pieno di storia, di cultura, di fede. Non possiamo accettare che questo sia negato dalla guerra, che è un cumulo di soprusi e di falsità. Faccio appello all’impegno di tutti, perché si faccia una scelta di civiltà: no alla distruzione, sì alla pace, sì alla gente di Aleppo e della Siria». Il Papa prega anche per le vittime degli ultimi attentati in diversi paesi, ma che hanno tutti in comune la medesima origine: la violenza.

Ma il Papa fa appello anche a non perdere la speranza, in questa terza domenica d'avvento che ci ricorda che Dio ha sempre l'ultima parola. Per questo non possiamo essere tristi e disperati neanche nelle situazioni più difficili. «Un cristiano che non ha gioia non è un cristiano», dice Bergoglio. E spiega l'invito di san Paolo: «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino».

Quella di cui parla Paolo, dice Francesco, «Non è un’allegria superficiale o puramente emotiva, e nemmeno quella mondana o del consumismo, ma si tratta di una gioia più autentica, di cui siamo chiamati a riscoprire il sapore. E’ una gioia che tocca l’intimo del nostro essere, mentre attendiamo Colui che è già venuto a portare la salvezza al mondo, il Messia promesso, nato a Betlemme dalla Vergine Maria».

Le letture danno il contesto di questa gioia. «Isaia parla di deserto, di terra arida, di steppa; il profeta ha davanti a sé mani fiacche, ginocchia vacillanti, cuori smarriti, ciechi, sordi e muti. È il quadro di una situazione di desolazione, di un destino inesorabile senza Dio. Ma finalmente la salvezza è annunciata: "Coraggio, non temete! […] Ecco il vostro Dio, […] Egli viene a salvarvi". E subito tutto si trasforma: il deserto fiorisce, la consolazione e la gioia pervadono i cuori (cfr vv. 5-6). Questi segni annunciati da Isaia come rivelatori della salvezza già presente, si realizzano in Gesù. Egli stesso lo afferma rispondendo ai messaggeri inviati da Giovanni Battista: "I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano". Non sono parole, sono fatti che dimostrano come la salvezza, portata da Gesù, afferra tutto l’essere umano e lo rigenera».

«Il Natale è vicino», conclude il Papa, «i segni del suo approssimarsi sono evidenti per le nostre strade e nelle nostre case; anche qui in Piazza è stato posto il presepio con accanto l’albero. Questi segni esterni ci invitano ad accogliere il Signore che sempre viene e bussa alla nostra porta; ci invitano a riconoscere i suoi passi tra quelli dei fratelli che ci passano accanto, specialmente i più deboli e bisognosi. Oggi siamo invitati a gioire per la venuta imminente del nostro Redentore; e siamo chiamati a condividere questa gioia con gli altri, donando conforto e speranza ai poveri, agli ammalati, alle persone sole e infelici».


11 dicembre 2016

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