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giovedì 23 settembre 2021
 

ASCENSIONE DEL SIGNORE - Domenica 1 giugno 2014

Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Matteo 28,16-20

ANNUNCIARE SULLE STRADE DEL MONDO LA GIOIA DEL VANGELO

Nel Vangelo di oggi la comunità dei discepoli appare imperfetta: non solo nel numero – problema cui gli Undici porranno rimedio con l’elezione di Mattia al posto di Giuda – ma anche nel fatto che, pur vedendo il Risorto e prostrandosi davanti a lui, gli apostoli “dubitano” ancora. Questo “dubitare” è anche nostro. È vero: siamo tanto vicini a Gesù nelle nostre liturgie, quando ascoltiamo la sua Parola e lo accogliamo nell’Eucaristia... Sì, siamo tanto “vicini” quanto quasi “assenti” e dubbiosi. Spesso i nostri gesti quotidiani, come la preghiera, non riescono a darci energia di vita, forse perché incrostati dall’abitudine. Ma, grazie a Dio, non tutto è affidato alla nostra buona volontà.

Il Vangelo di oggi ci conferma che tutto è inserito in una Storia di salvezza che in Dio è già compiuta, tanto che non è più necessaria la presenza fisica di Gesù tra noi. E tuttavia egli promette che sarà «sempre con noi, sino alla fine del mondo». Su questa promessa Gesù non dubita. Al contrario “sa” che «gli è dato ogni potere in cielo e sulla terra» e pertanto conferisce ai suoi amici in modo forte, quasi brusco, la missione ecclesiale: «Andate… fate discepoli… battezzate… insegnate». Matteo dunque conclude il suo Vangelo con l’affermazione che Gesù è vivo, per quanto nascosto agli occhi della carne. È vivo nell’opera dei suoi discepoli e di tutti noi, oggi.

I SEGNI DELLA PRESENZA.
Noi in realtà possediamo i segni della presenza del Signore: il Pane e il Vino, la sua Parola, la grazia dei sacramenti… Non solo, ma anche gli affamati e gli assetati, lo straniero e chi non ha nulla, il malato e il carcerato (cfr. Mt 25). Così tutto ciò che il Vangelo ci propone diventa sostanza e forza della nostra fede. Questo dunque ci domanda la festa dell’Ascensione: vedere la presenza di Gesù nel cuore di ogni uomo e di ogni donna chiamati a diventare discepoli del Regno.

Ognuno di loro attende, spesso inconsapevolmente, alle porte del Regno che vi sia qualcuno che offra un po’ di compassione, che condivida fatiche e tristezze, speranze e gioie. Tra i “segni” che oggi parlano loro di Gesù noi siamo in qualche modo i “primi”: siamo la sua Chiesa che crede e impegna la propria fede amando. Senza questo impegno non siamo né riconoscibili né credibili: diventiamo come malati o addirittura come morti. Così ci ricorda spesso papa Francesco.

Se la Chiesa non è per le strade del mondo a dare speranza e ad annunciare la gioia del Vangelo, non possiamo dire dove sia o in che cosa mai essa sia al servizio dell’umanità. Celebriamo e viviamo allora con impegno rinnovato questa precisa missione di Chiesa cui la festa dell’Ascensione dà l’avvio.


29 maggio 2014

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