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venerdì 19 aprile 2024
 
Le regole del gioco Aggiornamenti rss Elisa Chiari
Giornalista

Applausi autolesionisti

L’ovazione che gli agenti raccolti nella sede del Sap (sindacato autonomo della Polizia), riunito per il congresso, hanno riservato ai quattro colleghi condannati per «eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi» che ha portato alla morte Federico Aldovrandi pone all’intera Polizia di Stato un problema che non può essere esaurito nelle prese di distanza, che pure ci sono state. Occorre che dall’interno si ragioni - per porvi rimedio - sul brodo di coltura che quell’applauso di cinque minuti ha generato.

Premesso che, come sempre, fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce e che c'è e  rischia per pochi soldi nel rispetto delle regole, com’è possibile che in uno Stato di diritto ci siano agenti di Polizia che non hanno ben chiaro che sono le leggi dello Stato ad assegnare alle forze dell’ordine il monopolio dell’uso della forza legittima e che quell’uso, per restare legittimo, non può che avvenire nel rispetto delle regole e delle leggi? Possibile che non si rendano conto che ogni volta che uno solo di loro, forte delle  armi e della divisa, travalica il limite imposto dalle regole, l’intero corpo perde credibilità e viene posto sullo stesso piano del comune cittadino che si illude di risolvere una controversia venendo ai coltelli?

Possibile che non sappiano, coloro che applaudono ai condannati con sentenza definitiva, che quell’applauso è un insulto alla divisa che essi stessi portano, la negazione della funzione che lo Stato assegna loro? Se fossero anche in pochi a non saperlo – e ci si augura che siano davvero pochi, ma ce ne sono perché diversamente quell’applauso non sarebbe partito ­- occorre che la Polizia intera si attrezzi per scardinare con urgenza le sacche di quel malinteso spirito di corpo. 

Diversamente, il già scalcinato senso di legalità di questo Paese finirà alla deriva con la complicità di un circolo vizioso accelerato proprio da chi quella legalità dovrebbe tutelare. Un rischio che la Polizia non può permettersi di correre, non solo perché è un rischio indegno di una democrazia pluralista, ma anche per rispetto di sé stessa e di coloro che nella sua divisa rischiano ogni giorno, per non dire di quelli che hanno lasciato la vita sulle strade.  

Ps. Sia chiaro non è un problema solo della Polizia, ma di chiunque all’interno delle istituzioni metta in questione con parole e comportamenti il senso dello Stato dovuto al proprio ruolo.


30 aprile 2014

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