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lunedì 15 aprile 2024
 

«Avete dimenticato l'esorcista don Amorth»

Caro direttore, ho appena ricevuto Famiglia Cristiana, a cui ho da poco rinnovato l’abbonamento. È da una vita che la leggo: prima me la donava il mio parroco, ora è proprio “mia”, a mio nome. Poi, secondo le buone abitudini del risparmio a cui siamo stati abituati (sono del 1940!) la passo a chi non può permettersi l’abbonamento. Vengo al dunque. Nel servizio “Ci hanno lasciato” del n. 1, come mai tra i personaggi, anche discutibili, non compare il vostro padre Gabriele Amorth? È stata un’enorme svista, anche a parere delle persone a cui passo la rivista. Non ci sarà lo zampino di quella bestia che ha combattuto per una vita, o quasi?

LETTERA FIRMATA

Nell’elenco delle persone che ci hanno lasciato nel 2016 ci sono state alcune sviste. Altri, ad esempio, ci hanno segnalato che mancava Umberto Veronesi. C’erano anche personaggi discutibili, è vero, ma si trattava comunque di persone conosciute da tanti. Magari hanno più bisogno di altri di una preghiera.

Ci siamo dimenticati anche di don Gabriele Amorth. Non so se ci sia stato lo zampino di Satana. In verità a me non è venuto in mente forse per quella naturale ritrosia a parlare di un confratello, a dare per scontato quello che avviene accanto a noi. Come dice il proverbio, però, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. E allora colgo l’occasione per ricordare don Gabriele, paolino come me, morto a Roma lo scorso 16 settembre e divenuto famoso come esorcista. Da giovane era stato partigiano, si era impegnato per un certo tempo in politica, poi era entrato nella Società San Paolo ed era stato ordinato sacerdote.

Ha svolto il suo ministero in vari campi, in particolare nella redazione, dirigendo la rivista Madre di Dio e scrivendo diversi libri. Infine, era stato chiamato a svolgere il ministero di esorcista nella diocesi di Roma. Chi l’ha conosciuto, come me, sa che era una persona tutta d’un pezzo, anche rigida, ma nello stesso tempo capace di sdrammatizzare ogni cosa con una battuta, con un sorriso. Il paolino don Stefano Stimamiglio, nell’omelia esequiale, ha detto: «Oggi non vogliamo piangere la tua dipartita. Tu non lo avresti voluto. Adesso, per sdrammatizzare, ci diresti, come da tuo stile: «Compagnino bello, compagnina bella, cos’è quell’aria funerea? Gesù non è mica contento! Fate festa, perché nalmente ho incontrato il mio Signore, e qui è festa. E che festa!». E ha aggiunto: «Tu il volto del Signore Gesù lo hai incrociato per molti anni, n dal 1985, soprattutto negli occhi e nei volti segnati dal dolore di una categoria di tribolati della storia che Gesù amava: gli indemoniati, i tribolati dalle malattie dello spirito, i dubbiosi, i malati psichiatrici, che a migliaia hanno bussato alla tua porta chiedendo aiuto e conforto... Grazie, don Gabriele, per quello che sei stato. Da lassù a noi tuoi eredi non far mancare la tua vicinanza, il tuo conforto».


09 febbraio 2017

 
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