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Giornalista

Rubygate, un film già visto

Novanta giorni fa, quando il Presidente del collegio della corte d'Appello di Milano lesse in aula la sentenza di assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo Ruby, ci domandammo quanto avesse influito sulla decisione la riforma del reato di concussione, spacchettato in due reati diversi (costrizione/induzione) da una nuova legge (Severino, 190/2012), a processo di primo grado iniziato. Avevamo rimandato alle motivazioni della sentenza la verifica della nostra ipotesi, pronti nel caso a rimetterla in discussione.

Le motivazioni, depositate il 16/10/2014, la confermano (con una decina di pagine illuminanti). Quella legge cambiata ha influito:
nello stretto corridoio, tra i due nuovi reati di concussione/induzione, Silvio Berlusconi ha trovato la via di fuga dalla contestazione del reato più grave. Vero è che la sentenza d'Appello poggia sulle linee guida delle sezioni unite della Cassazione, nel frattempo intervenute (ottobre 2013, sentenza di primo grado già stata emessa) a dirimere le difficoltà interpretative che la nuova legge stava causando. Ma senza nuova legge la Cassazione non si sarebbe pronunciata su quel tema.

Restano i fatti che i giudici dichiarano accertati: ad Arcore si esercitava prostituzione, Ruby compresa. Se la condanna per aver consumato prostituzione minorile non è arrivata è perché non è stato ritenuto provato al di là di ogni ragionevole dubbio che Berlusconi sapesse Ruby minorenne, quando la frequentava a casa propria nel modo di cui sopra, ma è provato che la sapesse minorenne la notte in cui telefonò in questura per ottenerne un rapido rilascio nel timore che potesse lasciarsi andare a rivelazioni compromettenti.

Accertato anche l'abuso di potere: Berlusconi, secondo i giudici d'Appello, abusò della propria qualità per esercitare pressioni sul capo di gabinetto ottenendone un indebito vantaggio (il rilascio anticipato della ragazza), ma questo, - che avrebbe potuto, nella sproporzione dei rapporti di forza, configurare la concussione con la vecchia legge -, ora non basta più: per la costrizione serve una minaccia. Per l'induzione serve dimostrare che anche chi subisce la pressione del potente di turno ottiene, nell'accondiscendere, un vantaggio.

Resta il disagio di dover constatare che, ancora una volta, persone investite di pubbliche funzioni che la Costituzione chiede di assolvere con disciplina e onore, trovano utili vie di fuga nel cambio delle regole del gioco a partita in corso. È accaduto a Penati che con l'aiuto di quella legge è uscito prescritto. È accaduto a Berlusconi che con l' aiuto di quella legge e delle sue difficoltà interpretative è uscito assolto. Il disagio aumenta dovendo prendere atto che il fatto fa meno notizia che in passato e indigna ogni volta un po' meno.


17 ottobre 2014

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